Italiani all’estero, Ore di attesa per Rossella – di Carlo Di Stanislao

Dopo un tira e molla di notizie che si sono inseguite e contraddette fra sabato e domenica, ora pare che Rossella Urru, giovane cooperante italiana rapita il 23 ottobre scorso in Algeria, sarebbe stata “ceduta” da al Qaeda, ma non ancora in mani sicure.

Come dicono a Il Messaggero fonti della nostra intelligence, questo significa che è cominciata la fase dello scambio di ostaggi tra le autorità algerine e i predoni, che in cambio della liberazione di Rossella Urru e di un poliziotto mauritano chiedevano la scarcerazione di un terrorista tuareg.

Non vi è però alcuna certezza sui tempi.

Ieri, dopo  l’annuncio della liberazione, rilanciato dalla tv araba Al Jazeera e la successiva smentita, si era temuto il peggio e alcuni osservatori internazionali avevano ipotizzato che la diffusione anticipata della notizia, quando la trattativa per il rilascio non era stata perfezionata, potesse inasprire il negoziato. Invece la situazione sembra essere decisamente più favorevole.

Da fonti non ufficiali, infatti, sembra che Rossella Urru sarebbe nelle mani di una tribù indicata dal gruppo dissidente di al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi) e  il capo di questa tribù avrebbe assunto il ruolo di mediatore con il governo di Algeri per la restituzione della ragazza e contemporaneamente avrebbe l’incarico di prendere in consegna il terrorista tuareg di al Qaeda, Abdel Rahman Ould Madou, detenuto nella capitale perché ritenuto responsabile di alcuni attentati.

Secondo indiscrezioni il corto circuito informativo che due giorni fa aveva dato per libera la nostra cooperante sarebbe stato provocato da un equivoco successivo alla prima fase dello scambio: in altre parole, quando la ragazza è passata dagli uomini di al Qaeda ai mediatori, una fonte vicina alla tribù ha diffuso la notizia della liberazione, probabilmente per accrescere il merito della tribù stessa.

La Urru, trent’anni, originaria della provincia di Oristano, è stata rapita nel campo profughi Saharawi di Rabuni, nel sud ovest dell’Algeria, dove lavorava da due anni per il Comitato Italiano Sviluppo dei Popoli:  una ong molto presente in quel paese.

Con lei sono stati sequestrati due cooperanti spagnoli, Ainhoa Fernandez de Rincon, dell’Associazione Amici del Popolo saharawi e Enric Gonyalons, dell’organizzazione sempre spagnola spagnola Mundobat.

La situazione nel Maghreb islamico continua ad essere tesissima e nella notte fra sabato e domenica, si sono avuti violenti scontri tra reparti dell’esercito e un gruppo di terroristi di al-Qaeda. Gli scontri, secondo quanto riferito da quotidiano algerino ‘el-Watan’, sono avvenuti a Djaaouna, 25 chilometri a est di Boumerdes, dove di recente c’e’ stato un gravissimo attentato terroristico.

Domenica mattina i militari hanno ripreso i rastrellamenti ed hanno accerchiato cinque terroristi nascosti nei boschi di Bouchakour.

Dall’inizio dell’anno è di 17 il numero di terroristi  uccisi nei boschi della Cabilia, in una aspra regione dell’Algeria Settentrionale, dominata dalla catena della Djurdjura, che oppose per cinque anni (1852-57) fiera resistenza alla conquista francese, e si distinse, per la sua combattività, nella lotta per l’indipendenza dell’Algeria (1954-62).

Attualmente è la regione del paese in cui è più accesa l’attività antigovernativa dei gruppi fondamentalisti islamici.

E’ stato proprio in Algeria e Tunisia che all’inizio di gennaio 2011 è scoppiata quella che è stata ribattezzata la rivolta del couscous: i prezzi delle materie prime alimentari sui mercati internazionali aveva reso improvvisamente più acuta la crisi dei due paesi nordafricani;  ma nessuno avrebbe potuto immaginare un effetto domino tale da mettere in crisi alcuni tra i regimi più solidi del mondo arabo, da quello del tunisino Ben Ali a quello del rais egiziano Mubarak.

Secondo le raccomandazioni della Farnesina, i frequenti episodi terroristici e le conseguenti azioni di contrasto da parte delle Forze di sicurezza (fra cui, da ultimo, gli scontri a fuoco dell’ Aprile 2011 e gli attentati del Luglio 2011) sconsigliano fortemente di intraprendere viaggi nella regione della Cabilia, in particolare nelle “Wilayat” (Province) di Tizi Ouzou, Boumerdés  e Bouira. Si raccomanda comunque prudenza negli spostamenti nell’Algeria settentrionale, all’interno della Capitale e delle principali città del Paese. Inoltre, per pianificare gli itinerari turistici è comunque necessario appoggiarsi ad una agenzia di viaggio locale riconosciuta dal Governo algerino, che è tenuta a notificare preventivamente alle Autorità di sicurezza il tragitto, ai fini della predisposizione dell’eventuale dispositivo di protezione.

Inoltre – sulla base della situazione di sicurezza contingente – le Autorità algerine possono interdire l’utilizzo di certi itinerari turistici o di vie di comunicazione al traffico o imporre l’utilizzo obbligatorio di personale di scorta.

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