Italiani all’estero, le reazioni al rinvio del rinnovo Comites e Cgie – di Barbara Laurenzi

Roma – In aperto disaccordo con il governo tecnico, il popolo degli eletti all’estero non vuole arrendersi al rinvio del rinnovo di Comites e Cgie. Anche se, in realtà, qualcuno che si distanzia dal coro di polemiche c’è. Per il senatore Raffaele Fantetti la posizione del Pdl “era già stata discussa informalmente con il sottosegretario De Mistura ed era in favore di un accorpamento”. Secondo il senatore, quindi, il Pdl “rimane fedele a questa posizione, il rinvio del governo è un provvedimento tecnico rispetto al quale la naturale conseguenza deve essere un accordo politico sull’accorpamento delle due elezioni, con lo scopo di risparmiare sulle spese”.

Di tono molto diverso, invece, le reazioni degli esponenti Pd, a cominciare dal deputato Marco Fedi che risponde alle accuse di sconfitta rivolte agli eletti all’estero. “È un errore sia la decisione del rinvio, sia quanto sta trapelando dalla spending review che, nel modo in cui si sta sviluppando, rischia di diventare un puro esercizio contabile e non una vera rimodulazione della spesa”. “A fronte di tutti questi elementi – aggiunge ancora il deputato – il governo non ha ritenuto necessario interloquire con noi eletti all’estero. Tutto ciò è molto grave ed è strano che il ministro Terzi non abbia fatto nulla per evitare di giungere a questa conclusione”.

“In relazione a questo vero e proprio fallimento – sottolinea infine Fedi – la responsabilità ricade interamente sulle segreterie dei partiti, che avevano incontrato De Mistura, certamente non su di noi eletti all’estero. Quello che è accaduto è un fatto politico molto grave, ora non abbiamo più strumenti per interloquire con il governo ed è questo il vero problema, la mancanza di dialogo con l’esecutivo, il fatto che esso abbia preso una decisione di tale importanza senza concertazione. In alcune frasi del decreto si ha addirittura l’impressione che non si conosca la materia e questo è ancora più grave”.

Per il collega democratico Fabio Porta la decisione dell’esecutivo Monti “è gravissima, soprattutto perché è stata presa senza considerare il lavoro fatto dai parlamentari e, inoltre, non si lega ad alcuna riforma del voto all’estero. Interpretiamo il rinvio come un colpo mortale agli organismi di rappresentanza, faremo di tutto affinché questa decisione venga modificata”. “È  veramente biasimevole – conclude Porta – un atteggiamento di questa natura da parte di un governo che ci aveva promesso ascolto e attenzione attraverso il sottosegretario alla presidenza del Consiglio”.

Anche per il senatore del Pd Claudio Micheloni “il rinvio delle elezioni è una cosa assurda e inaccettabile. Sarebbe stato comprensibile un rinvio di pochi mesi, magari alla primavera del 2013, avrebbe avuto un senso se i fondi previsti per il 2012 fossero stati usati per salvare i corsi di lingua e cultura, ma nulla di tutto questo è stato fatto”. “Lo slittamento non passerà in aula – sentenzia Micheloni -, il decreto legge dovrà venire in Senato e non credo che sarà approvato. Creeremo una trincea per evitare che passi, ne abbiamo già parlato con i colleghi e siamo d’accordo su questa linea. Per quanto mi riguarda, sosterrò battaglia fino all’ultimo fiato”.

L’On. Ricardo Merlo e la Sen. Mirella Giai, parlamentari del Maie, a proposito del rinvio delle elezioni di Comites e Cgie in una nota hanno commentato:  "Incredibile, assurdo e antidemocratico. "È incredibile questa mancanza di attenzione alle problematiche degli italiani all’estero dopo che i ripetuti incontri con i sottosegretari Catricalà e De Mistura dei parlamentari eletti all’estero appartenenti alle diverse forze politiche, avevano fatto sperare invece in un accoglimento delle nostre richieste". "Le elezioni dei Comites e del CGIE – ricorda in particolare la senatrice Giai – erano già state rinviate negli anni scorsi dal Governo Berlusconi. Non ci aspettavamo ancora questa assurda decisione che indebolisce i nostri organi di rappresentanza, e ancora una volta mette in un angolo gli italiani all’estero". Per entrambi i parlamentari, "questa situazione ci rafforza nella convinzione che sia necessario continuare il percorso tracciato con il Movimento Associativo: uno strumento politico che cresce e che, siamo sicuri, presto sarà in grado di creare un rapporto diverso tra il governo di turno e gli italiani all’estero”.

Fortemente critico il presidente del Movimento delle Libertà, l’esponente Pdl Massimo Romagnoli. “È una vergogna che maltratta i diritti e la dignità degli italiani nel mondo, questo slittamento è l’ennesima dimostrazione di disattenzione da parte dell’attuale e, purtroppo, del precedente governo. Le colpe non sono mai da un solo lato, la realtà è che alla mancata attenzione da parte del Parlamento fa da contraltare l’atteggiamento di alcuni di noi. Bisogna ammettere che alcune realtà danno motivo di disaffezione, mi riferisco in particolare a quei consiglieri Cgie e a quei Comites che non si fanno vedere né sentire. Alcuni Comites sono presenti, operativi ed efficienti, come quelli di Tel Aviv, Hannover, Colonia o Monaco. Ma non possiamo dire la stessa cosa di altri”.

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