Italiani all’estero, Garavini (Pd): L’Italia rischia di privarsi delle energie necessarie per suo sviluppo

"Per la circolazione del sapere. Contro la fuga dei cervelli" è il titolo dell’editoriale firmato dall’onorevole Laura Garavini che apre il numero di giugno di "PD – Cittadini nel mondo".

Sul mensile del Dipartimento Italiani nel Mondo, coordinato da Eugenio Marino, Garavini traccia le linee di un Paese – l’Italia – che rischia di privarsi "delle energie necessarie per il suo sviluppo".

All’interno, gli speciali sulle iniziative di Cooperazione universitaria a sostegno della lingua e cultura italiana, e sull’evento organizzato dal PD di Bruxelles per la presentazione dei candidati nelle liste del Partito Socialista.

Non mancano le ultime notizie sull’impegno dei parlamentari democratici eletti all’estero e le analisi e i commenti sull’attuale situazione degli italiani nel mondo.

Di seguito l’editoriale dell’onorevole Garavini.

"Una progressiva desertificazione delle migliori risorse umane – giovani, laureati e diplomati: è ciò che si sta riscontrando in tante aree del nostro Paese, soprattutto al Sud. La partenza dei giovani più dotati, sta diventando una vera e propria emorragia che rischia di privare il Paese delle energie necessarie per il suo sviluppo.

La mancata crescita in Italia e la profonda crisi degli ultimi anni, trascurata dalla mala politica berlusconiana, ha colpito in particolare le nuove generazioni, che si vedono costrette a partire, alla ricerca di realtà in cui il loro destino non sia completamente segnato dalle condizioni familiari, sociali e territoriali di partenza.

Andarsene rimane l’unica possibilità per rompere quell’immobilità sociale in cui i giovani italiani sono imprigionati. La Svimez ha recentemente presentato una scioccante previsione per il Mezzogiorno: se non saremo in grado di attuare un disegno strategico capace di invertire la rotta, entro il 2050 il Sud del Paese perderà altri due milioni di giovani. Altro che ripresa economica. Se questo dato si realizzasse, parallelamente al progressivo invecchiamento demografico che sta interessando tutto il Paese, gli effetti sarebbero devastanti.

Ecco che, se la “circolazione dei cervelli” è un fenomeno da incentivare, la “fuga” dei cervelli è invece un male da combattere. Non è un problema il fatto che tre laureati italiani su cento vadano a lavorare all’estero. Semmai è negativo il fatto che non torneranno, né arriveranno altri stranieri, poiché il nostro Paese non offre condizioni sufficientemente attraenti per indurre i cervelli all´estero a trasferirsi in Italia. Il numero di ricercatori stranieri nelle nostre Università è cinque volte inferiore rispetto a quello in Francia o in Germania, sei volte meno di quello del Regno Unito, e comunque la metà della Spagna. Questo avviene perché investiamo poco nella ricerca, non offriamo buone prospettive economiche e di carriera ai giovani talenti, e, d’altra parte, li mettiamo di fronte a un sistema burocratico, macchinoso, ostile e carente.

La realtà globale dimostra invece che le potenze mondiali sono sempre più “imperi della conoscenza”. Se vogliamo frenare la nuova emigrazione è urgente attivare politiche per lo sviluppo nelle aree più in difficoltà. È essenziale dotarsi di un piano strategico a livello nazionale.

Bisogna internazionalizzare gli atenei e investire sui poli d’eccellenza, per attrarre cervelli da tutto il mondo. Servono più bandi e corsi in inglese, e occorre finanziare progetti di ricerca che contribuiscano all’innovazione e alla modernizzazione del Paese. Se i talenti fuggono, è perché vanno alla ricerca di un Paese di giovani e per giovani. In Italia un quarto dei professori ha più di 60 anni. L’età media dei dirigenti pubblici è di 57 anni. Dobbiamo dare spazio alle giovani generazioni, privilegiando il merito e introducendo quote riservate alle nuove generazioni per gli incarichi dirigenziali. E poi dobbiamo contrastare il precariato e investire su misure per la crescita che creino opportunità di lavoro, anche e soprattutto per le giovani generazioni. Solo con queste premesse possiamo pensare di arrestare l’emorragia di talenti e di riportare a casa alcuni dei nostri migliori cervelli dall’estero.

Un primo passo, importante, in questa direzione, è stata l´approvazione della legge Controesodo, primo firmatario Enrico Letta, che comincia ad applicarsi proprio in questi giorni. La legge prevede benefici fiscali per quei giovani che rientrino in Italia e vengano assunti dopo una permanenza all’estero di almeno 2 anni.

Così come sono positivi gli interventi straordinari recentemente deliberati dal Governo Monti per il Mezzogiorno, volti a contrastare la dispersione scolastica, favorire la formazione e l’imprenditoria giovanile, sostenere l’economia legale. Particolarmente interessante è la figura degli Angels, ricercatori italiani con esperienza all’estero che verranno assunti nelle Università italiane per sei mesi con la funzione di tutor degli studenti italiani, al fine di promuovere l´internazionalizzazione del sistema universitario italiano. In ogni campo del sapere c’è un italiano nel mondo che si è fatto notare per avere raggiunto brillanti risultati scientifici e professionali. Il nostro compito è valorizzare questo capitale umano per non perdere il vantaggio che la nostra storia di Paese d’emigrazione ci ha assegnato.

Vanno create le condizioni affinché questi connazionali possano essere d’aiuto al Paese d’origine anche dall’estero. D’altro lato non vanno coinvolti solo nel momento del bisogno. I rapporti con i connazionali nel mondo vanno curati garantendo sia l’offerta di servizi efficienti che la tutela dei diritti. Esattamente ciò che è mancato negli ultimi anni".

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