Italiani all’estero, Comites e Cgie: è finita a tarallucci e vino – di Nazzareno Mollicone

“La guerra di Troia non si farà” era il titolo di una commedia di Giraudoux degli anni trenta, poi trasformato in un film di Camilleri del 1967, che ironizzava sulla dichiarazione di guerra per le corna messe da una moglie al proprio marito, anche se re. Quel titolo potrebbe benissimo adattarsi a ciò che è avvenuto nei giorni scorsi a seguito del decreto del 25 maggio presentato dal Governo Monti, su proposta del Ministro Terzi, per rinviare al 2014 le elezioni dei Comites, scaduti ormai da due anni.

Appena appreso del decreto (“un fulmine a ciel sereno”, senza alcuna preventiva informazione, ha dichiarato il segretario generale del CGIE Elio Carozza) si sono immediatamente lette le dichiarazioni di fuoco contro questo decreto da parte di molti autorevoli consiglieri del Cgie, delle agenzie di stampa e periodici che si occupano di Italiani all’Estero, dei parlamentari eletti all’estero, di politici vari. E’ stata subito indetta una riunione straordinaria del comitato di presidenza del Cgie, è stata convocata la conferenza dei presidenti delle consulte regionali dell’emigrazione. Risultato? Un amichevole incontro con il Ministro degli Esteri e con il Sottosegretario con delega per gli Italiani all’Estero, un “ampio e franco” dibattito, una richiesta di stanziamento di fondi per varie necessità, un’audizione (informale, ossia senza verbalizzazione) innanzi al Comitato per le questioni degli Italiani all’Estero al Senato,  ma in sostanza vi è stata l’accettazione tacita del decreto di rinvio delle elezioni.
Il rispetto del principio del rinnovo di organismi elettivi alla loro naturale scadenza è stato quindi accantonato, come pure l’ipotesi di avviare una fortissima azione di pressione politica per la bocciatura del decreto ed un eventuale ricorso al TAR del Lazio, competente per gli atti del Governo, su un provvedimento che può presentare aspetti d’illegittimità.

Insomma, è finito tutto a “tarallucci e vino”, come suol dirsi in questi casi.

Ma in realtà la colpa non è del Cgie e del suo segretario generale. Egli avrebbe voluto certamente difendere il suo ruolo, le istituzioni rappresentative degli Italiani all’estero, il principio del rispetto delle regole elettorali. Però purtroppo l’influenza dei partiti (in particolare di quelli che sostengono il Governo Monti, a cominciare dal PD a lui molto vicino) impedisce qualsiasi azione di protesta, perché – non si sa bene il motivo – questo governo non può essere disturbato. Se esso non è stato sfiduciato per il disegno di legge di riforma del diritto del lavoro, questione abbastanza importante per i lavoratori ed il mondo sociale, figuriamoci se può esserlo per gli Italiani all’estero!

In tal modo, però, si dà indirettamente ragione a chi sostiene che questi organismi di rappresentanza non servono, visto che sono lasciati vivacchiare senza alcun rinnovo. E, soprattutto, pende sempre la larvata minaccia contenuta nel decreto di rinvio in cui, oltre alla motivazione economica, si parla di “una legge di riforma del sistema”, probabilmente quella già approvata al Senato. La minaccia, quindi, è seria ed incombente.

Comunque, niente paura: una piccola guerra si farà. E’ quella contro Mantica, designato relatore del disegno di legge, perché antipatico all’ufficio di presidenza del Cgie. Ed inoltre la stessa presidenza ha auspicato che i senatori siano “più vicini a Terzi (sic! quello che ha presentato il decreto di rinvio delle elezioni!) che a Mantica”.

Sarà, però  – premesso che i relatori li scelgono le commissioni parlamentari, e non gli esterni, e che quindi è una guerra già persa in partenza a meno di eventuali rinunzie –  non è certo cambiando il relatore il decreto sparisce: se nessun partito di peso (innanzitutto il Pd, e l’Udc dove vi è il Maie di Merlo)  non si oppongono formalmente, esso passa tranquillamente e va alla firma del Presidente della Repubblica. Altra autorità che avrebbe il potere di non firmarlo… ma che ha già autorizzato la presentazione del decreto! Se non ricordiamo male, Totò diceva: “che abbiamo combattuto a fare?”

P.S. Il sottoscritto aveva avanzato una proposta di mediazione, con la nomina diretta dei Consoli su segnalazione delle associazioni, così come avviene per i Comites con pochi connazionali residenti e con le consulte regionali dell’emigrazione, dove non si vota. Se ne poteva almeno discutere e porla come alternativa, ma transeat…

P.S.bis  Per quanto tempo ancora sarà “momentaneamente non disponibile” il sito del CGIE presso il Ministero degli Esteri? E’ stato domandato a Terzi?

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