Italiani all’estero, Chicago: gli italo-americani litigano per i reality show – di Roberto Zanni

Reality show, seconda puntata. Se le organizzazioni che rappresentano gli italo-americani continuano a protestare contro la programmazione dei reality, e sono tanti, che secondo loro rappresentano esclusivamente stereotipi, a Chicago si è andati anche un po’ oltre ed è scoppiata la lite.

Riassunto della precedente puntata: cosa sta succedendo nella tv USA? C’è un proliferare di reality show che hanno come protagonisti gli italoamericani, ma purtroppo, in generale, piuttosto che raccontarne i pregi, vengono messi in mostra i difetti. E il successo arriva e se c’è audience, diventa impossibile fermare il trend, ecco che allora, come abbiamo raccontato la settimana scorsa, dietro a ‘Jersey Shore’ che in un certo senso ha fatto da apripista, ogni settimana di reality ‘trash’, come in definitiva gli infuriati italo-americani li definiscono, ne salta fuori uno nuovo. E se la storia ha preso il via nelle fasce con la maggior concentrazione, almeno tradizionalmente, di italo-americani, insomma New Jersey e New York, da lì hanno fatto in fretta a propagarsi e dal momento poi che di ‘Little Italy’ se ne possono trovare in ogni città americana, il passaparola  televisivo è diventato infermabile. E l’ambientazione dei reality ha cominciato a trovare nuove città, nuove atmosfere, e vecchie polemiche. Ecco così che in questo singolare viaggio, siamo arrivati a Chicago.

Cosa è successo a ‘Windy City’? Sono sbarcate le ragazze di ‘Mob Wives’: Leah DeSimone, Renee Fecarotta Russo, Pia Rizza, Christina Scoleri e Nora Schweihs. Anche qui però c’è bisogno di un passo indietro: ‘Mob Wives’ è un reality che ha fatto il suo debutto su VH1 l’anno scorso, raccontando le vicissitudini, la vita, di sei donne di Staten Island, quartiere di New York City, dopo che i loro mariti o padri sono finiti in galera per crimini legati alla mafia. L’idea, che al di là di tutto ha riscosso successo, è venuta a Jennifer ‘Jenn’ Graziano, sorella di Renee, protagonista del reality, entrambe figlie di Anthony Graziano definito come ex consigliere della famiglia Bonanno. Anche se a Staten Island questa pubblicità gratuita non è piaciuta, ‘Mob Wives’ non si è fermato, anzi si è allargato perchè presto sugli schermi arriverà ‘Mob Wives: Chicago’. Ed è stata questa ‘invasione’ che ha fatto saltare la tranquillità degli italo-americani dell’Illinois, ma non solo perchè lo sbarco delle fanciulle ha anche diviso la comunità, ed è scoppiata, non poteva succedere altrimenti, la lite. Infatti l’Italian- American Human Relations Foundation of Chicago era stata chiara appena saputo che la troupe di ‘Mob Wives’ sarebbe arrivata in città per iniziare le riprese: ‘Nessun esercizio commerciale deve ospitare il reality’. Un suggerimento-ordine: certo non si poteva obbligare nessuno, però la speranza, anzi la certezza di un fronte compatto contro chi vuole denigrare la comunità italo-americana c’era. Invece è successo che il proprietario di un ristorante dall’inequivocabile nome italiano, si chiama ‘Baciami!’, ha aperto le porte alla discussa produzione e tra un piatto di pasta e un bicchier di vino, sono apparse le mogli dei gangsters. «È spettacolo – ha detto Rick Mazzulla, il proprietario del locale che ha infranto gli ordini – se non piace, non si guarda». Ma la giustificazione, o la spiegazione, non è bastata a Louis Rago che in nome dell’associazione di italoamericani ha spiegato ancora una volta i motivi del suo diktat: «Già avevamo combattuto il reality quando si girava nel New Jersey e a New York – ha sottolineato – perchè la nostra organizzazione lotta contro tutti gli stereotipi che vengono espressi attraverso tv, cinema, teatro, certo fa ancora più male quando un italo-americano viene coinvolto». La protesta dell’Italian-American Human Relations Foundation of Chicago nei confronti di Mazzulla è già stata organizzata, con tutti i membri dell’associazione che telefoneranno al ristorante per esprimere il loro disappunto sulla decisione presa. Ma non è tutto: si è pensato anche a dei sit-in: «Perchè – ha aggiunto Rago – gli italo-americani non vogliono che la gente faccia dei soldi sfruttando in questa maniera e sotto questa luce le loro radici».

Il reality ambientato nella città dell’Illinois, ha per protagoniste cinque donne sposate o che lo sono state, o che comunque hanno legami di parentela con conosciuti esponenti della malavita locale. Il mese scorso, per quattro ore le luci del reality si sono accese da ‘Baciami!’, un ristorante che serve piatti tipici italiani, vino, pizza. Le riprese, come ha spiegato Mazzulla, si sono incentrate sul lunch che Leah DeSimone, una delle  protagoniste, aveva con il padre William ‘Wolff’ De Simone presunto ‘associate’ della celeberrima organizzazione criminale di Chicago ‘The Outfit’ che, tanto per dare un’idea, durante l’epoca del proibizionismo, era guidata da Al Capone. E Leah vive ancora a Chicago, con il padre. «È una mia amica – ha detto ancora Mazzulla – mi sta aiutando e io ho cercato di fare lo stesso. In questo Paese, questo stato, questa città l’ultimo dei nostri problemi è ‘Mob Wives’, ci sono ben altre cose da fare piuttosto che andare dietro a un gruppo di persone che sta cercando di promuovere i propri affari».

Non è stato facile per ‘Mob Wives Chicago’ trovare un locale disposto ad accogliere il loro reality, infatti per esempio noti ristoratori della città come Tony Durpetti, proprietario di ‘Gene & Georgetti’s steakhous’, oppure Phil Stefani, Alex Dana e Joey DiBuono, in precedenza avevano detto di no. «C’è molto da fare per mandare un messaggio a queste case di produzione affinchè la finiscano di creare show come ‘Mob Wives’ o ‘Jersey Shore’. Sono stato nelle case degli italo-americani fin da bambino – ha ribadito Rago – queste donne stanno imitando il tipo di vita che loro credono di aver percepito, ed è triste. Noi siamo stati indottrinati col ‘Padrino’, ‘Goodfellas’ e ‘Casino’, i film di mafia, ma ce ne sono stati anche tanti altri non famosi. La televisione è una terra desolata e il reality show è la forma più triste ed economica di intrattenimento. È una vergogna  accettarlo».

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