Italiani all’estero, al bivio con rischio dissoluzione – di Eugenio Marino

Siamo a un bivio: da una parte c’è la strada del caos e il rischio di far saltare tutto il mondo dell’emigrazione e dall’altra una salita ripida, ma verso la speranza. Scrivo queste parole perché la situazione politica che abbiamo alle spalle e quella che ci si presenta davanti oggi è molto grave e porta con sé gravi pericoli. Veniamo da tre anni e mezzo di Governo Berlusconi con un lascito di quasi azzeramento dei capitoli di spesa per gli italiani all’estero e di mancanza di qualsiasi tipo di politica e idea futura del rapporto tra l’Italia e le sue comunità nel mondo, a cui si è aggiunta la delegittimazione di tutte le rappresentanze degli italiani all’estero, parlamentari compresi. Chi non ricorderà, infatti, il Sottosegretario Mantica che, in audizione in Commissione Affari esteri (quindi nei luoghi istituzionali per eccellenza e nei quali è richiesto il massimo del decoro e rispetto istituzionale), minacciava di passare volentieri sul cadavere del CGIE e del suo Segretario generale come un carrista dei Panzer divisionen tedeschi? Terribile.

Questa situazione di lunga e totale delegittimazione, di continui tagli, di mancanza di politiche di prospettiva, di paralisi del Parlamento e di completa inefficacia dell’iniziativa dei singoli parlamentari, tanto eletti all’estero che in Italia (poiché se vogliamo lo sguardo a quanto fanno i parlamentari eletti nei singoli collegi italiani, vediamo che anche la loro attività e praticamente azzerata e la loro singola iniziativa annullata), ha prodotto un sentimento diffuso e di sfiducia non solo in chi ha operato certe scelte e certe politiche di tagli e delegittimazione (quindi l’esecutivo di Governo), ma in tutta la rappresentanza e la politica in genere. Se a questo, poi, si aggiungono alcuni scandali tra i parlamentari della Circoscrizione estero (caso Di Girolamo, atteggiamenti di Razzi e vicende Caselli) e in alcuni partiti italiani (caso Lega/Belsito e Lusi), ecco che il quadro è completo e demoralizzante per chiunque, persino in chi fa politica con passione, perché ci crede e sa che senza politica c’è solo declino. Dunque, il Governo Berlusconi prima, la crisi economica e gli ultimi passi del

Governo Monti e del Ministro Terzi poi, hanno prodotto, a mio avviso, i seguenti risultati:

a)      un clima di sfiducia generale verso tutte le rappresentanze politiche e istituzionali e verso la politica più in generale;

b)      il risultato di far passare nell’opinione pubblica tout court, in Italia e in parte anche all’estero, che gli organismi di rappresentanza di base e intermedi degli italiani all’estero (Comites e CGIE) non servano;

c)       l’idea che il voto per corrispondenza sia un meccanismo pericoloso e utile alla criminalità per portare in Parlamento i propri uomini;

d)      la convinzione che tutti gli eletti all’estero siano inaffidabili e pericolosi in caso di equilibri parlamentari precari, dunque vadano ridotti al minimo per evitargli di essere determinanti nei voti di fiducia (ma dietro questo tentativo si nasconde quello più generale della soppressione completa della Circoscrizione estero);

e)      l’effetto che nella comunità italiana all’estero sono nate, e rischiano di alimentarsi ancor di più, profonde divisioni che portano a contenziosi di ogni tipo.

È proprio su quest’ultimo punto che cresce la mia preoccupazione, perché lo considero l’ultimo stadio di un’opera di smantellamento e distruzione. Se è vero, come è vero, infatti, che verso gli italiani nel mondo il passato esecutivo (e, se non cambiano le cose, anche l’attuale) ha portato ai risultati pessimi che conosciamo tutti, per evitare una reazione (o resistenza) delle comunità e per scongiurare qualsiasi possibilità di rilancio, ora vi è un’ultima operazione da fare: dividere ogni comunità, istituzione o forza organizzata e metterla in contrapposizione al proprio interno, facendo in modo che una parte scarichi sull’altra le colpe di quanto accaduto e, addirittura, che ognuna di queste parti pensi che ormai, data la situazione, per salvare se stessa meglio lasciar perdere la difesa degli altri. Insomma, siamo ai due famosi detti latini, quello del divide et impera prima, che porta naturalmente al mors tua vita mea poi.

In questi giorni, infatti, sto assistendo con preoccupazione crescente al fatto che diversi consiglieri CGIE e opinionisti dei media all’estero accusano i parlamentari di inefficienza o di inutilità, scaricandogli la colpa di non aver difeso il CGIE e i Comites e dando loro la responsabilità dell’ultimo e ulteriore rinvio delle elezioni. Parlamentari che, di contro, accusano il CGIE e i comites di immobilismo e chiusura, individuando in questo atteggiamento la causa della delegittimazione dei Governi e la volontà di sminuirne il ruolo e rimandarne il rinnovo. O parlamentari che accusano i partiti di non interessarsi agli italiani all’estero, di non considerare i propri eletti o di ostacolarli e scaricano anche sui partiti la responsabilità del rinvio delle elezioni, che invece ricade solo sui Governi e sulla chiusura dei Governi a qualsiasi tipo di dialogo istituzionale nelle sedi appropriate, con i parlamentari, il CGIE e gli stessi Partiti.

Ecco, dunque, che il rischio a questo punto è enorme. Ed è quello che anziché unire le forze nella ricerca di soluzioni (anche sofferte) o nella battaglia verso chi compie certe scelte, nelle nostre comunità, negli organismi di rappresentanza, negli stessi eletti e nei partiti, si vada alla ricerca di capri espiatori scaricandosi a vicenda le responsabilità che hanno esclusivamente quei Governi che hanno imposto scelte sbagliate e spesso con un voto di fiducia.

Recita un antico proverbio cinese che “l’unità di un popolo sa trasformare l’argilla in oro”. E purtroppo in Italia questa Unità è stata troppo a lungo solo anelata, perché veniamo da una lunga storia di divisioni e localismi esasperati che, negli ultimi decenni, sono stati anche alimentati da forze reazionarie che hanno costruito le proprie momentanee e miopi fortune sulle divisioni e il populismo, scaricando sempre “sull’altro” le colpe generali, dunque non siamo mai riusciti a trasformare in oro la nostra argilla, se si esclude il periodo della Resistenza, della Costituente del Dopoguerra o dell’antiterrorismo.

Oggi ci risiamo, soprattutto nelle nostre comunità, così pesantemente maltrattate e mortificate negli ultimi anni e oggi al culmine della tensione interna, che spinge all’esplosione generale.

A mio avviso, dunque, occorre mettere da parte le tentazioni colpevoliste verso gli altri, perché il capro espiatorio non salverà i nostri connazionali e le loro rappresentanze. E occorre ritrovare quello spirito comunitario, di Partito, di comunità, di amor patrio che solo può consentirci di provare a risalire la china uniti: quella salita ripida di cui parlavo nell’incipit. Così avremo qualche possibilità, divisi nessuna. Anche per questo si era deciso di andare insieme, tutti i partiti e gli eletti che sostengono la maggioranza, dal sottosegretario Catricalà, al quale, tra le altre cose, avevamo chiesto di organizzare dei tavoli tematici tra gli eletti e i ministri di competenza sulle diverse questioni urgenti.

Capisco che il momento è difficile e le tensioni personali e collettive troppo pesanti per parlare di unità e di risultati, ma come direbbe Gandhi, “perché ci sia vera unità, questa deve sopportare la tensione più pesante senza spezzarsi”. Sapremo darne prova in questi giorni?

Se sapremo farlo avremo qualche possibilità, altrimenti vinceranno la loro battaglia gli Antonio Razzi, che chiede il rinvio delle elezioni dei comites e fa i propri “cazzi” in Parlamento perché “tanto questi sono tutti malviventi e pensano solo ai cazzi loro”. O i Pancho Pardi che sostengono candidamente che “gli italiani all’estero non pagano le tasse in Italia quindi non devono avere il diritto di voto”.

*responsabile Pd nel Mondo

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