Italiani all’estero, a ItaliaChiamaItalia i primi commenti degli eletti all’addio di Berlusconi – di Barbara Laurenzi

Roma – Non c’è pace per la maggioranza. Nemmeno ora che la maggioranza non esiste più. Divise tra chi invita alle urne e chi indica la soluzione in una coalizione allargata, le varie anime del Pdl si riflettono anche sugli eletti all’estero del partito, mentre il Pd non ha dubbi sulla necessità di riformare il Paese prima di andare al voto.

Per Amato Berardi, deputato Pdl eletto nel Nord e Centro America, “non ci sarà un governo tecnico né si terranno le votazioni, si deve trovare una vera soluzione alternativa. Attraverso l’accordo con l’Udc sarà possibile creare un governo di centrodestra”. E chi lo presiederebbe, Alfano? È proprio Cicchitto a dichiarare, in queste ore, che non è ancora il suo momento.

“Non è ancora possibile dire se sarà Alfano, io spero di sì – dichiara ancora Berardi a Italiachiamaitalia.it che non vuole sentir parlare di possibili brogli elettorali nella circoscrizione estero, se si riandasse al voto con la stessa legge del 2008 -. In Nord America si sono sempre tenute elezioni molto serie e non vedo alcun rischio”.

Per il compagno di partito alla Camera Giuseppe Angeli, invece, “non c’è alternativa al governo tecnico, andare alle elezioni sarebbe un suicidio per l’Italia poiché ci sono molte leggi da rivedere, come quella elettorale e i sussidi ai partiti. Una volta riviste tutte queste tematiche – osserva l’eletto in Sud America – si potrà andare alle urne. Dobbiamo fare un governo tecnico e arrivare alla fine del 2013”.

“Non possiamo andare a votare ogni due anni, anche per la figura misera che facciamo agli occhi degli altri paese”. Un governo così duraturo presuppone l’alleanza con l’Udc? “Con tutti, non importa. In questo momento dobbiamo difendere l’Italia, non le poltrone”.

È fuori dal coro, invece, la voce del presidente del Movimento delle Libertà, Massimo Romagnoli. “Sono convinto che Berlusconi abbia preso tutti in contropiede e, a mio avviso, è necessario andare subito al voto perché qualsiasi governo, di qualsiasi partito, non concluderebbe nulla, non riuscirebbe a fare le riforme e, per questo motivo, non servirebbe a niente”.

In relazione alle falle della legge elettorale per la circoscrizione estero, già dimostrate nel 2006 e nel 2008, Romagnoli aggiunge che “nessuno sa ancora chi siano i candidati, bisogna vedere se il partito vuole fare la lista per gli italiani all’estero. Sarebbe molto più comodo continuare a reggere il Paese con un governo provvisorio, già solamente per motivi organizzativi, poiché fare ora la campagna elettorale è difficile e imprevisto ma, a mio avviso, per il bene del Paese bisogna andare direttamente ad elezioni”.

Totalmente diversa, per ovvie ragioni, la linea di Fabio Porta, deputato del Pd. “Sono preoccupato perché, nonostante Berlusconi abbia annunciato il suo addio, le cose non si risolvono con la bacchetta magica. In questo momento l’unica soluzione è il governo di emergenza nazionale, creato con tutte le forze che hanno a cuore il Paese. È fondamentale per fare le riforme chieste dall’Europa e quella elettorale, chiesta dal 99 per cento degli italiani. L’unica cosa di buon senso è fare questo governo già lunedì”.

Questa volta gli eletti all’estero si impegneranno per cambiare la loro legge elettorale? “La nostra legge elettorale va cambiata nel meccanismo che ne regola il voto per corrispondenza, la scorsa settimana sono state approvate all’unanimità le mozioni e, se non si riuscisse a fare la nuova legge per colpa dei tempi stretti, bisognerà intervenire direttamente sul futuro nuovo governo affinché introduca elementi validi per un voto trasparente e controllabile, evitando quanto accaduto nel 2008”.

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