Italiani all’estero, Terzi a Tripoli

Il ministro degli Esteri Giulio Terzi è volato a Tripoli – primo titolare degli Esteri dopo la formazione del nuovo esecutivo libico – per "affermare una grandissima amicizia tra Italia e Libia e una grande partnership tra governo italiano e governo libico che si è appena insediato". "Per me – ha sottolineato Terzi – è un grandissimo onore e anche motivo di forte interesse poter essere qui in queste prime ore di attività del governo e instaurare già immediatamente un dialogo, un’interazione concreta su tantissime questioni che stanno a cuore ai nostri due Paesi".

"Stabilità e sicurezza sono priorità per entrambi i governi ed è su questo tema che intendiamo cooperare", ha spiegato il ministro, che nella capitale libica ha incontrato il presidente del Congresso nazionale libico Mohammed Mgarief e il premier Ali Zidane. "Le nostre imprese – ha aggiunto – lavorano già da anni in partenariato con quelle libiche e intendono farlo ancora di più".

Tra le questioni affrontate anche l’immigrazione clandestina, i cui "flussi preoccupano entrambi i Paesi", ha affermato Terzi. In particolare, "preoccupa il mio governo e l’opinione pubblica l’aspetto gravissimo umanitario di persone che mettono a rischio la propria vita spesso ingannate da trafficanti di esseri umani". Mettendo in rilievo che entrambi i Paesi vogliono rispettare le convenzioni internazionali e in particolare quelle in tema di diritti umani, Terzi ha sottolineato l’importanza della "collaborazione con le organizzazioni delle Nazioni Unite e in particolare con l’Unhcr", che devono avere "la possibilità di disporre di loro uffici in territorio libico".

Il premier Zidane ha affermato che "a partire da oggi la Libia non sarà mai uno Stato che crea problemi o che esporta idee estremiste", ma al contrario porterà "positività a livello internazionale, basata sulla cooperazione e sul rispetto reciproco". Il nuovo governo, ha poi riferito, "la prossima settimana giurerà per iniziare il lavoro".

Nell’ambito dei rapporti bilaterali con l’Italia, c’è ancora aperta la questione dei crediti di circa 600 milioni di euro vantati da imprese italiane che lavoravano in Libia ai tempi di Gheddafi. Rispondendo ai giornalisti, Zidane ha spiegato: "provvederemo ad adempiere ai nostri impegni ma siamo condizionati da circostanze da tenere in considerazione. L’Italia è il nostro primo partner – ha proseguito – e noi ci teniamo a conservare le nostre relazioni. Faremo di tutto per facilitare la soluzione delle problematiche ereditate dal passato". "Il nostro auspicio – ha concluso – è che i nostri amici, i nostri vicini e i nostri partner tengano in considerazione e comprendano le nostre esigenze e il momento che stiamo attraversando".

Terzi si è detto "soddisfatto" delle dichiarazioni del premier libico e gli portato "l’assicurazione di una volontà di collaborazione molto stretta da parte del governo italiano sul piano politico, della sicurezza ed economico". "Il problema che è stato evocato dei crediti – ha detto ancora Terzi – e anche altre questioni come la realizzazione delle infrastrutture o l’energia sono questioni di cui abbiamo discusso e che verranno rilanciate in questo rinnovato rapporto di partenariato".

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