Italiani all’estero, Tacconi (Pd) a Gentiloni: garantire servizi consolari ai connazionali

“Per corrispondere con efficacia ai diritti e ai bisogni dei nostri connazionali all’estero è necessario potenziare le ‘presenze consolari’ nelle città recentemente private di una rappresentanza consolare e istituire nuovi consolati onorari ampliandone contestualmente le funzioni”. E’ quanto afferma l’On. Alessio Tacconi, Pd, che sull’argomento ha presentato un’interrogazione al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale insieme ai suoi colleghi deputati del Partito Democratico eletti all’estero.

Il deputato prende lo spunto da un servizio del tabloid inglese The Telegraph del 25 maggio 2015 che riporta i dati diffusi dall’Ufficio per l’Immigrazione Britannico secondo il quale nel corso del 2014 e i primi mesi del 2015 sarebbero state oltre 641.000 le persone che si sono recate oltre Manica per cercare fortuna, molte provenienti dai paesi europei, di cui ben 16.000 dall’Italia, che si piazza così all’ottavo posto in questa speciale classifica per paese di provenienza.

“Gli stessi dati ISTAT – sottolinea l’On. Tacconi – riportano una differenza, al netto delle cancellazioni, di 13.922 nuove iscrizioni AIRE al 1° gennaio 2014 rispetto al 1°gennaio 2013, cifre, quindi, in linea con quelle diffuse dagli Uffici Britannici”.

“Tutto ciò avviene proprio a ridosso del ‘riorientamento’ della rete consolare che ha portato recentemente alla soppressione di molte sedi consolari, come – per restare in Gran Bretagna – il Consolato di Bedford nel giugno del 2008 e lo Sportello Consolare di Manchester a luglio del 2014, chiusure che, contrariamente a quanto dispone la vigente normativa, hanno privato di ogni servizio vasti bacini di utenza, senza peraltro incidere significativamente sull’obiettivo primario di revisione e contenimento della spesa”.

“Le iniziative fin qui adottate, come ad esempio le presenze consolari da parte di addetti delle ‘sedi riceventi’, non sempre sono state all’altezza delle aspettative degli utenti sia per la sporadicità delle missioni itineranti, sia per la numerosa affluenza di pubblico, sia, forse, per le limitazioni dei compiti assegnati ai suddetti funzionari”.

“Sono stati anche aperti alcuni uffici consolari onorari i cui decreti istitutivi, però, ne fanno troppo spesso dei semplici passacarte per la ricezione e la trasmissione di pratiche agli Uffici Consolari di prima categoria (consoli di carriera). I connazionali chiedono a gran voce – significativa a tale proposito la mozione presentata il 26 maggio in seno al Comites di Londra – che ai consoli onorari possano essere concesse tutte le funzioni relative alle autenticazioni di firma, di vidimazione, certificazioni, ecc. Del resto la vigente normativa, a cominciare dalla Convenzione di Vienna fino ad arrivare alle istruzioni operative emanate dal competente Ministero degli esteri e della cooperazione internazionale già prevede queste funzioni in capo ai consoli onorari, salvo poi limitarle con appositi decreti”.

“Il potenziamento dei consolati onorari, da molti auspicato, potrà almeno in parte sopperire alle inevitabili contrazioni dei servizi all’utenza conseguenti alla soppressione di sedi consolari di prima categoria. Chiediamo perciò al Ministro – conclude il Deputato – quali siano state le criticità rilevate in questa fase di attuazione del ‘servizio consolare itinerante’ e quali le iniziative per porvi rimedio e potenziarne l’efficacia e, parallelamente, allargare l’ambito delle funzioni dei consoli onorari per corrispondere alle aspettative dei nostri connazionali all’estero”.

L’INTERROGAZIONE

Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale
Premesso che

Negli ultimi anni si è registrato un massiccio flusso di emigrazione che fa ricordare quello del secondo dopoguerra. L’attuale congiuntura economica fa prevedere che il fenomeno, lungi dall’arrestarsi, tenderà a intensificarsi con un numero di persone, specialmente giovani, che saranno spinte a lasciare il nostro Paese per cercare oltre confine il lavoro che qui manca.

Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) del Ministero dell’Interno al 1° gennaio 2013 registrava un aumento in valore assoluto di 131.170 iscrizioni rispetto al primo gennaio 2012, mentre si contano oltre 141.000 iscrizioni nel corso del 2013.

Sebbene si tratti di dati che non danno piena contezza dell’entità del fenomeno migratorio, sia perché comprendono le iscrizioni per nascita o per matrimonio, sia, soprattutto, perché non tutti i migranti si iscrivono all’AIRE, essi danno comunque un’idea dell’ampiezza e della drammaticità del fenomeno.

L’edizione del 25 maggio 2015 del tabloid inglese The Telegraph riporta i dati diffusi dall’Ufficio per l’Immigrazione Britannico secondo il quale nel corso del 2014 e i primi mesi del 2015 sarebbero state oltre 641.000 le persone che si sono recate oltre Manica per cercare fortuna, molte provenienti dai paesi europei, di cui ben 16.000 dall’Italia, che si piazza all’ottavo posto in questa speciale classifica per paese di provenienza.

Per la sola Gran Bretagna gli stessi dati ISTAT riportano una differenza, al netto delle cancellazioni, di 13.922 nuove iscrizioni AIRE al 1° gennaio 2014 rispetto al 1°gennaio 2013.

Nell’ambito delle varie fasi di spending review abbiamo assistito negli ultimi anni a un progressivo assottigliamento delle risorse destinate ai connazionali all’estero, in particolare agli interventi per la lingua e la cultura italiane, all’assistenza, all’informazione e alla formazione.

Le recenti soppressioni di alcuni Uffici consolari (quali ad esempio – per rimanere in Gran Bretagna – il vice consolato di Bedford chiuso il 30 giugno 2008 o lo sportello consolare di Manchester, chiuso il 31 luglio 2014), contrariamente a quanto dispone la vigente normativa, hanno privato di ogni servizio vasti bacini di utenza, senza peraltro che le soppressioni in parola abbiano inciso significativamente sull’obiettivo primario di revisione e contenimento della spesa.

L’Ambasciata e il Consolato d’Italia a Londra, con l’istituzione di uno sportello opportunamente chiamato “Primo Approdo”, hanno messo in cantiere lodevoli iniziative, soprattutto informative, per dare risposte concrete alle esigenze dei nostri giovani migranti, per aiutarli a orientarsi nel nuovo Paese e a districarsi tra le mille difficoltà che, inevitabilmente, la nuova realtà pone alla vita giornaliera.

Sono state sperimentate, non sempre con successo, presenze settimanali di personale delle “sedi riceventi” per il disbrigo di pratiche per le quali è prevista la presenza degli utenti – quali la rilevazione delle impronte digitali, l’acquisizione della firma digitale per il rilascio del passaporto, la consegna delle carte di identità, gli atti notarili ecc. – o istituiti uffici consolari onorari, come a Bedford, Cardiff, Birmingham e Liverpool nell’ottobre del 2014 e Manchester nel corrente mese di maggio.

Ritenuto tuttavia che l’intensificarsi dei suaccennati flussi migratori impone una più capillare presenza sul territorio e una maggiore vicinanza delle istituzioni alle nostre collettività con l’offerta di servizi consolari accessibili a tutti, anche nelle zone più periferiche rispetto alla cintura londinese (come Manchester, Leeds, Liverpool, ecc.) che maggiormente attraggono persone in cerca di lavoro o per motivi di studio.

Quali sono le difficoltà finora riscontrate e cosa intenda fare il Governo per potenziare l’istituto della presenza consolare e le funzioni degli uffici consolari onorari, come da più parti ripetutamente richiesto, soprattutto in quei Paesi e in quelle città – non solo del Regno Unito –  dove maggiore è la consistenza delle nostre collettività e dei nuovi flussi migratori per corrispondere con efficacia ai diritti e ai bisogni dei nostri connazionali.

Alessio Tacconi
Gianni Farina
Marco Fedi
Laura Garavini
Francesca La Marca
Fabio Porta