Italiani all’estero, stop ai quaquaraqua – di Ricky Filosa

Quando si parla di italiani all’estero, e in particolare della politica che li riguarda, c’e’ sempre qualcuno pronto a insinuare che convenienza e tornaconto personale si annidino anche li’, dove invece sono la passione e la solidarieta’ nazionale a costruire i progetti  e a spiegare i comportamenti. Insomma, c’e’ chi si inventa super-moralizzatore puntando il dito verso gli altri, facendosi fustigatore dei presunti vizi altrui, mentre in realta’ e’ proprio lui a portare avanti il proprio interesse, fino al punto da diventare non solo ridicolo – il che non ci interesserebbe tanto, lo seppelliremmo con una risata -, ma soprattutto pericoloso. Si’, per se’ e per gli altri. La calunnia e’ un venticello? Di questi tempi, puo’ diventare una tempesta che semina sfiducia e paralizza chi e’ portatore di buoni propositi e chi ci vuole credere.

In troppi  all’estero si definiscono "giornalisti", credendo che basti scrivere due parole pure sgrammaticate su qualsiasi forum per essere abilitati al titolo. E forse ignorano o vogliono ignorare che nessuno puo’ definirsi giornalista se non e’ iscritto all’ordine. Comunque, gettare fango addosso agli altri, a chi negli anni ha davvero cercato di costruire qualcosa, a chi ha sempre dato senza mai chiedere nulla in cambio, pare essere diventata ormai una moda. Pericolosa, perche’ – come si dice – quando si mette in moto il ventilatore, il fango finisce per colpire tutti.

Sarei curioso di sapere cos’hanno fatto per gli italiani all’estero tutti questi racconta balle che fanno circolare il proprio nome fra mailing list e gruppi virtuali; qualcuno mi spieghi anche, se ci riesce, cosa avrebbero costruito di buono e positivo, nella loro vita, certe capre ignoranti che sanno solo sputare veleno. Che credono  di sapere sempre tutto. Ma che in realta’ non sanno, perche’ non conoscono le ragioni, i retroscena, le dinamiche della politica che riguarda i connazionali. E’ gente, questa, che parla e scrive "per sentito dire", ma che magari a Roma, nei Palazzi che contano, nelle stanze dei bottoni, a parlare con quelle persone che gestiscono i fili dei vari burattini, non ci sono mai entrati. Espertoni di teoria, che nella pratica non contano un fico secco. E che se hanno imparato bene qualcosa, e’ stato solo come fregare i soldi allo Stato o alle Regioni chiedendo e ottenendo finanziamenti su volatili e variegati corsi di cultura, sui soliti libri che copiano e incollano argomenti di emigrazione, sugli studi più fantasiosi che riguardano le comunita’ italiane residenti in questo o quel Paese.

Ignoranti. E bugiardi. Non abbiamo bisogno, noi italiani nel mondo, di quaquaraqua in salsa di italianità. Di problemi da risolvere ne abbiamo gia’ abbastanza. Di figure poco chiare possiamo certo fare a meno. E pubblicare nome e cognome di certi personaggi non servirebbe, anzi, potrebbe ridurre a puro gossip una polemica che mira piuttosto a seminare prudenza e saggezza. Del resto, gli addetti ai lavori e i lettori più attenti del nostro quotidiano online sanno bene di chi stiamo parlando. Per tutti gli altri, un utile avvertimento: diffidate dei moralizzatori tout court, di quelli che vi vogliono convincere che sono tutti ladri tranne loro, che il mondo e’ sporco e loro sono immacolati, che loro sono in buona fede mentre gli altri sarebbero pronti a vendere al diavolo la propria anima per un briciolo di fama in più. Perche’ in realta’, quelli sporchi, marci dentro, quelli che si piegano a qualsiasi compromesso per ottenere un vantaggio personale, sono proprio loro. Che invidiano chi e’ riuscito in qualcosa senza alcun aiuto particolare. Perche’ loro hanno sempre fallito. Peggio: troppo spesso, non ci hanno neppure provato.

Twitter @rickyfilosa

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