Italiani all’estero, Pessina (Fi) a ItaliaChiamaItalia: ‘Possibile lista unica con il MAIE’

Roma – Una sola lista formata da Forza Italia e MAIE alle prossime politiche. È lo scenario che potrebbe delinearsi già dalla prossima settimana, quando il presidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero, On. Ricardo Merlo, e il responsabile di Forza Italia nel mondo, senatore Vittorio Pessina, si incontreranno a Roma per discutere dell’ipotesi. È lo stesso Pessina, infatti, a spiegare a Italiachiamaitalia.it di voler creare un “accordo di unione delle nostre forze con quelle rappresentate dal partito di Ricardo Merlo”.

LEGGI L’INTERVISTA A RICARDO MERLO: "ELEZIONI COMITES PRIORITA’ 2015"

Senatore Pessina, quali sono i primi obiettivi del 2015 per Forza Italia nel mondo?

Abbiamo molte questioni da affrontare, ma la parte più interessante, per me, è quella che potrebbe aprirsi già nei prossimi giorni, legata all’accordo che Forza Italia nel mondo ha stabilito con il MAIE. Proprio la prossima settimana, infatti, incontrerò a Roma il presidente Ricardo Merlo per capire come organizzarci praticamente per concretizzare l’intesa tra le due nostre realtà politiche.

In che cosa consiste, e cosa prevede, l’accordo tra FI e Maie?

La nostra intesa è una sorta di ripartizione delle circoscrizioni. È un accordo di unione delle nostre forze che prevede un approfondimento dell’uno o dell’altro partito nelle ripartizioni dove è più forte uno o l’altro. Faccio un esempio concreto: sicuramente in Sud America, dove il MAIE è molto presente, noi di Forza Italia rappresenteremo un’integrazione; viceversa in Nord e Centro America, dove siamo noi ad avere un maggior radicamento. In questo modo intendiamo coprire in maniera ottimale tutte le ripartizioni estere, si tratta del primo e più importante obiettivo pratico del nuovo anno, dal quale scaturiranno poi una serie di valutazioni politiche.

Lei sta dicendo, di fatto, che Forza Italia si presenterà in un’unica lista con il MAIE alle prossime politiche?

Sì, in definitiva è questo lo scopo. Non vogliamo presentarci ancora una volta, e come sempre, separati, con un centrodestra frammentato mentre a sinistra continuano a presentarsi sempre uniti e prendono più voti.

Come realizzerete questo scopo? Avete già in mente di nominare nuovi responsabili?

Questo è il nostro obiettivo, lungo la strada vedremo come realizzarlo. Sì, senza dubbio sono possibili nuove nomine tra le due realtà unite. La mia idea organizzativa, almeno a livello europeo, consiste nel creare per ogni Stato un responsabile che sia promotore di tutte le operazioni politiche che abbiamo in animo di realizzare. Diciamo che il macro obiettivo del 2015 è creare una struttura organizzativa molto forte e di grossa tenuta.

Ne ha già parlato con Berlusconi? È d’accordo con l’idea di unire il suo partito a un altro movimento?

Per ora ancora no, non ho avuto modo di parlare con lui perché sto aspettando di avere un programma più definito da sottoporre alla sua attenzione e avere il suo benestare. Anche se so già che appoggerà questa iniziativa, vorrei presentarmi a lui con qualcosa di concreto.

Anche perché in questo momento Berlusconi è molto concentrato su altro, a cominciare dall’Italicum. L’accordo per la legge elettorale lo sta rendendo di nuovo protagonista nel dibattito politico?

Sì, in questo momento è assolutamente il protagonista di quanto sta accadendo, ma si tratta di un presente che nasce già dal suo passato. Da grande stratega quale è, infatti, ha compiuto tutte le mosse giuste per trovarsi ora nella posizione ideale.

Come responsabile del partito nel mondo, ha di recente concluso una visita negli States. Ha incontrato i rappresentanti locali? Quali risultati porta con sé?

La situazione che si sta delineando negli Stati Uniti è importantissima e utilissima poiché si è innestata, sulla struttura del partito che è presente lì da anni, una nuova linfa vitale rappresentata da un gruppo di giovani brillanti che io ho fortemente voluto. Si tratta di un insieme di ragazzi italiani che rappresentano il mio target, ossia giovani di eccellenza, imprenditori, ricercatori e manager, che si sono trasferiti lì e hanno già raggiunto posizioni importanti. Si sono dimostrati molto entusiasmati dal progetto politico che ho loro sottoposto e dal rinnovato interesse nei loro confronti e ritengo che il loro ingresso nella precedente struttura del partito, che è naturalmente molto più preparata invece dal punto di vista storico dell’emigrazione italiana e delle problematiche ad essa collegate, possa creare un mix di sicuro successo.

Come ha scelto, o dove ha scovato, questi nuovi italiani?

La partenza è stata quasi casuale, ho avuto un fortunato incontro con un giovane che ha creato diverse start up di successo, Matteo Gemignani, molto interessato alla politica, e attraverso di lui ho creato una serie di contatti con i suoi coetanei con i quali lui si relaziona per motivi di lavoro. Si è così costituito un gruppo molto attivo che ho messo in contatto con i nostri referenti già attivi sulla scena politica del Nord America e ne è venuta una bella miscela.

Che cosa intende fare, però, di questa “miscela”? Vede in loro i nuovi candidati di Forza Italia?

Vedo in loro i nuovi rappresentanti locali, i responsabili del partito sicuramente, ma di candidature ora non se ne parla e non voglio che se ne parli. In questo momento è importante ricostruire una struttura in loco che sappia coinvolgere altri italiani. Si riparte dalla base, poi capiremo come sviluppare le grande potenzialità che questa base e i suoi dirigenti possono esprimere.

Oltre agli Stati Uniti ha visitato anche Santo Domingo. È riuscito a incontrare l’ambasciatore?

Sono stato a Santo Domingo ma non ho avuto modo di contattare l’ambasciatore e parlare con lui della questione legata alla chiusura dell’ambasciata d’Italia nella Repubblica Dominicana. Proprio a causa dell’interruzione dell’attività degli uffici è stato praticamente impossibile riuscire a parlare con l’ambasciata e con i suoi rappresentanti e, a questo punto, dovrò gestire il problema a distanza.

Crede che sia giusta la chiusura dell’ambasciata, in un’ottica di tagli delle spese estere?

No, non è giusto, sono assolutamente contrario. È innegabile il fatto che vada riconsiderato il numero delle ambasciate, ma è altrettanto vero che, in alternativa, bisogna ricreare un punto di riferimento per i circa 50mila italiani residenti a Santo Domingo, di cui oltre 9mila regolarmente iscritti all’AIRE, e per i tantissimi turisti italiani che visitano l’isola caraibica (oltre 130mila ogni anno), che devono avere una persona in loco e non spostata a Panama”.

Quali iniziative ha in calendario per i prossimi mesi? Ha già degli incontri fissati?

Ancora non ho fissato delle date, ci stiamo organizzando con il presidente Merlo ma non abbiamo ancora un’agenda precisa. Per quanto mi riguarda ho in programma un ritorno a Bruxelles, Parigi, Francoforte e Stoccarda nei prossimi mesi mentre, a fine maggio, è già panificato un viaggio a New York per stringere le fila di quanto impostato in questi mesi.

Di recente ha dichiarato che Napolitano è stato un “presidente dalle molte luci e ombre”. Quali sono le ombre?

Sicuramente la negativa vicenda del 2011, che ha portato poi alla questione ormai molto attuale della sostituzione della presidenza di Berlusconi con Monti. Mi sembra questo l’elemento più eclatante nelle critiche che posso muovere alla lunga presidenza di Napolitano. Poi, naturalmente, è impossibile non sottolineare una gestione del Quirinale non sempre caratterizzata da un’equidistanza tra gli interessi politici in gioco.

Chi vedrebbe al suo posto, tra i nomi attualmente più quotati?

Non sono in grado di pronunciarmi sulle candidature all’ordine del giorno. Ho una certa preferenza nei confronti di Casini perché ritengo che, essendo stato presidente della Camera, sia una persona formata nella politica e con una presenza assolutamente all’altezza della qualifica; oltretutto in questo momento è al governo con un rapporto di cordialità nei confronti di Berlusconi. Mi sembra quindi più equilibrato e non viene dalla sinistra, una caratteristica che non mi sembra indifferente.

Prosegue intanto il dibattito sulla legge elettorale. La riforma che si sta votando non rischia di allontanare ancora il Palazzo dalle persone? Siamo di nuovo di fronte a un Parlamento di nominati.

Ma no, abbiamo visto cosa succede con le preferenze, è inutile andare a riportare come vincente una situazione che ha già dimostrato di fare acqua da tutte le parti. Il fatto che si sia trovata una via di mezzo tra nominati e preferenze mi sembra la soluzione più logica.

Riformare la legge elettorale sarà un’occasione per far passare, da parte di alcuni schieramenti, anche l’abolizione del voto estero?

Sicuramente si salverà la circoscrizione, non ci sono rischi al momento, salvo poi però rivedere le funzioni di quelle altre istituzioni che oggi rappresentano gli italiani all’estero come i Comites, il Cgie e i patronati. Devono essere rivisitati e rivisti in funzione di una rappresentatività diretta dei parlamentari.

Quindi, in poche parole, è a favore dell’abolizione di questi organismi?

No, niente affatto, non sono per l’abolizione ma per l’integrazione, invece di avere Comites e Cgie li uniamo e creiamo un solo organismo che colleghi anche con l’operato di consolati e ambasciate.

Chi, invece, non sembra proprio vicino al concetto di unione è Forza Italia. I dissidenti stanno per sganciarsi dal partito?

No, secondo me no. Non si spaccherà il partito, anzi, con il tempo si attenueranno certi rapporti tesi. Dopo l’elezione del presidente della Repubblica inizierà una fase nuova, ne sono sicuro, in cui si cercheranno rapporti di distensione, sono convinto che arriveranno buone novità e non vedo né la necessità, né la possibilità di fratture così forti da portare a una divisione.

Alfano e Berlusconi, però, si sono riavvicinati proprio ora che si inasprisce lo scontro con Fitto, con un tempismo sospetto.

Credo che il riavvicinamento dipenda molto dall’elezione del presidente della Repubblica. Per il momento è questa la motivazione principale. Poi, se da questa occasione possono nascere delle conseguenze positive e utili a una ricompattazione del centrodestra ben venga, però per ora il confronto è essenzialmente dovuto all’elezione al Colle.

Comments