Italiani all’estero, Mario Giro: Montréal un modello per il resto del mondo

Personalità istituzionali e politiche, esponenti del mondo scientifico-accademico, dei Patronati e della Comunità italo-canadese: sono stati una trentina gli “attori” che, il 15 maggio scorso, hanno preso parte ad una tavola rotonda dal titolo “La lingua italiana in Québec: innovare per continuare”. Un convegno organizzato dal Consolato Generale di Montréal, nella cornice dell’Istituto italiano di cultura, per rilanciare l’insegnamento della lingua italiana nella Belle Province alla presenza dei massimi rappresentanti dello Stato italiano: l’Ambasciatore d’Italia a Ottawa, Gian Lorenzo Cornado, il Console Generale Enrico Padula, l’On. Angela Fucsia Nissoli, deputata eletta nella ripartizione ‘Nord e Centro America’ e, direttamente dal Balpese, il sottosegretario agli Affari Esteri, Mario Giro.

A fare gli onori di casa è stato il Console Enrico Padula: “Il Québec – ha detto – costituisce una realtà di alto grado di preservazione dell’italiano, che continua ad essere una lingua veicolare per buona parte della nostra Comunità. Accanto a ciò, continua a svilupparsi un forte interesse verso l’Italia, la sua cultura e la sua lingua, una realtà abbastanza unica nel continente nordamericano”.

Fra i relatori ricordiamo: Anna Giampà (FCIC) e Giovanna Giordano (COMITES) sul progetto ‘Pelo’ in 4 scuole elementari; Matteo Zizzi, alunno della East Hill (“Dopo 7 anni – ha detto – sono felice di parlare l’italiano”); il Prof. Massimiliano Zanoletti (PICAI) sull’offerta dei corsi extracurriculari; il Prof. Matteo Soranzo (Università McGill) sull’italiano da dipartimento a programma; il Prof. Cosimo Calabrò (YMCA) sull’insegnamento privato; la Prof.ssa Grabriella Lodi (Université de Montréal) sulle prospettive di sviluppo 2014-2017 e la dirigente scolastica del Consolato, Dott.ssa Maria Cristina Mignatti, sulla diffusione della lingua italiana quale lingua curriculare. Tra i presenti, anche Silvio De Rose (CLDV), Anna Minicucci (Casa d’Italia), Gabriele Borsoi (MYICA) e Maria Predelli (APIQ).

Il messaggio emerso dagli interventi è senza dubbio confortante: la diffusione della lingua italiana in Quebec è in crescita grazie alla riorganizzazione dei corsi e delle strutture di insegnamento, al loro più efficace coordinamento con le istituzioni coinvolte ed ai contributi privati. E, proprio sulla scia del rinnovato interesse per la lingua italiana, la Dante Alighieri di Montréal ha annunciato che lancerà a breve un nuovo progetto proponendosi come ente gestore per l’insegnamento della lingua italiana nelle scuole canadesi, sulla falsariga di quanto già accaduto nel 2003, quando a Montréal il Console dell’epoca, entusiasta sostenitore dell’iniziativa che aveva introdotto l’italiano in 5 scuole, era proprio l’attuale Ambasciatore Cornado.

L’obiettivo, dunque, è accrescere il numero dei corsi d’italiano integrati nelle scuole canadesi. E in effetti, i circa 1,5 milioni di cittadini di origine italiana che vivono in Canada rappresentano un potenziale bacino d’utenza molto significativo per rilanciare l’idioma di Dante, la quarta lingua più studiata al mondo. Unica nota stonata, la mancanza di un relatore in rappresentanza della stampa italiana, che pure lavora ogni giorno per promuovere la lingua e cultura italiana. E che, forse, un’opinione sulle nuove sfide della lingua italiana se la sarà fatta, visto che usa la lingua non soltanto come fine, ma anche come strumento di lavoro. Un ruolo che, al contrario, le è stato riconosciuto il 19 marzo del 1999 quando, in occasione di un covegno simile, dal titolo “L’italiano a Montréal nel duemila”, organizzato dal Prof. Bruno Villata della Concordia University, ad intervenire sono stati addirittura 3 esponenti della stampa. Altri tempi, altra sensibilità. Si è trattata di una grave mancanza di considerazione per la stampa (informata dell’evento, tra l’altro, solo 24 ore prima) che, come responsabile FUSIE (Federazione Unitaria Stampa Italiana all’Estero) del Nord America, non posso far altro che registrare, confidando nelle pronte spiegazioni che certamente il Consolato saprà fornire alla categoria che rappresento. Un’amnesia che l’Ambasciatore Cornado ha giustificato così: “Se c’è stata, come temo, una dimenticanza, quest’oggi, nel coinvolgere la stampa, mi dispiace tantissimo, perché per me i protagonisti siete voi. Purtroppo, a volte, il diavolo si annida nei dettagli e può capitare. Me ne rammarico, perché questa della lingua è una campagna che non si può fare senza la stampa: uno strumento indispensabile, imprescindibile per entrare nelle case di tutti gli italiani”.

Dal canto suo, il sottosegretario Mario Giro ha sposato senza remore il progetto di potenziare l’insegnamento dell’italiano nelle scuole: “Avete le risorse intellettuali, le strutture e le competenze per fare bene. Noi politici faremo la nostra parte, ma il nostro ruolo è quello di ‘start-up’. Il progetto, poi, deve andare avanti da solo. Sono convinto che parlare italiano sia importante per mantenere i diritti acquisiti, come quello di voto.

Più l’italiano si diffonde più gli italiani all’estero conteranno in Italia. Siamo di fronte ad una situazione sufficientemente matura per poter costruire e proporre un modello che diventi un esempio internazionale. Se avrà successo, ne faremo una ‘best practise’ da esportare”.

Il sottosegretario Giro hai poi spiegato meglio il suo pensiero rilasciandoci una breve intervista: “A Montréal ho trovato una Comunità molto dinamica, una collettività molto attenta e rispettata, che conta in Québec ma anche in Canada, che ha un suo peso politico. Abbiamo fatto questo convegno sulla lingua perché può diventare un vettore di crescita. In Québec siamo ad un livello di maturità tale che possiamo portare la lingua dentro i curricula scolastici ordinari a tutti i livelli di insegnamento, dalle elementari alle Università”.

Sui giovani italiani che lasciano il Belpaese: “Il fatto che i giovani si muovano è un fattore positivo, perché vanno ad aggregarsi alle Comunità già esistenti o ne creano di nuove. E questo è un arricchimento. Naturalmente quello che a noi manca è attirare cervelli esteri in Italia, perché non è solo questione di tenerci i nostri, ma di procedere a scambi con gli altri Paesi”. Sulla stampa italiana nel mondo: “Rappresenta una grande ricchezza, un valore aggiunto che sta incontrando difficoltà perché i finanziamenti vanno diminuendo come succede in tutti i settori dell’amministrazione pubblica. E quindi bisogna inventarsi nuove forme di collaborazione tra pubblico e privato. Dall’altra parte, questi strumenti di comunicazione creano una grande rete internazionale: se non diventano degli strumenti di nicchia, credo che possano giocare un ruolo importante. Il problema è studiare se è possibile creare delle sinergie, sia plurilinguistiche sia tra le varie tv e i vari giornali italiani nel mondo. Se si riforma tutto il comparto della stampa nel mondo, questa può rivestire un ruolo ancora più importante”.

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