Italiani all’estero, Marino (Pd) a ItaliaChiamaItalia: Primarie? E’ già un successo – di Barbara Laurenzi

Roma – Ci siamo quasi. Pochi giorni dividono gli elettori del centrosinistra dal voto con il quale indicheranno il loro nuovo leader e, mentre i protagonisti di questa sfida a cinque affollano i salotti televisivi, noi di ItaliaChiamaItalia abbiamo provato a tirare le somme per capire attraverso i numeri quanti e quali cittadini siano realmente coinvolti nel fenomeno primarie.

In Italia si contano 600mila registrazioni. E all’estero? Sono più di 130 i seggi allestiti in tutto il mondo, solo in Europa si dividono tra 27 in Svizzera, 17 in Germania, 12 in Belgio, 7 in Francia, 5 nel Regno Unito, 4 in Lussemburgo, 4 in Spagna, 2 in Olanda, uno in Svezia e uno a Mosca e “molti altri in luoghi fortemente simbolici” come ci spiega Eugenio Marino, responsabile Pd mondo impegnato nell’organizzazione delle primarie presso le comunità estere.

“Finora l’affluenza per la registrazione nell’albo degli elettori fa pensare a una grande partecipazione alle primarie. I seggi già allestiti all’estero sono 136, divisi in 113 città e 19 paesi e, nelle prossime ore, dovrebbero arrivare le conferme di ulteriori seggi”. Nel tono di Eugenio Marino si sente l’entusiasmo di chi sa di aver già vinto una parte della sfida, quella giocata sul piano della partecipazione.

Marino, quanti elettori residenti all’estero si sono registrati fino a oggi?

“Siamo a quota 4.816 elettori registrati per il voto on line a oggi. Tra questi, abbiano già verificato i documenti di 1.858 persone”.

Chi vota in Italia può registrarsi fino all’ultimo, anche in seggio. Perché all’estero, invece, la registrazione è stata accessibile solamente fino a martedì 20?

“Chi vota on line si è potuto registrare fino alle ore 20.00 di martedì 20 novembre per lasciare a noi il tempo di controllare i documenti. Dobbiamo verificare chi è realmente residente all’estero, controllando le certificazioni e l’identità dell’elettore”.

Per i risultati, invece, gli elettori esteri dovranno attendere di meno di quelli che risiedono in Italia.

“Già, chi vota all’estero lo potrà fare a partire dal 24 novembre alle ore 16.00, domenica mattina avremo già i risultati delle Americhe, alle 14.00 arriveranno quelli dell’Australia mentre gli stati europei termineranno come noi, alle 20.00”.

Possono votare anche i residenti non iscritti all’Aire?

“Votano i residenti all’estero anche se non iscritti all’Aire, purché presentino documenti che attestino la reale residenza sul suolo estero, sia che si tratti di studenti Erasmus, sia che si tratti di lavoratori temporaneamente al di fuori dei confini nazionali”.

In Italia l’argomento primarie ha coinvolto in misura sempre più crescente la popolazione. Siete riusciti a fare altrettanto all’estero?

“Nel mondo si è manifestata una partecipazione ancora più importante perché, per lavorare come volontari o prendere parte all’avventura delle primarie, c’è voluto maggiore impegno e spirito di sacrificio. Penso a metropoli come Buenos Aires e Londra, o a paesi grandi come quelli del Sud America, dove i volontari si sono organizzati autonomamente coprendo molti chilometri e percorrendo grandi distanze pur di organizzare i seggi”.

Quanti volontari hanno collaborato alla realizzazione dei seggi lavorando sul territorio? Hanno lavorato in autonomia o si sono limitati a svolgere le direttive provenienti da Roma?

“Possiamo contare su una rete enorme di volontari, 61 nei vari coordinamenti dei 19 paesi dove vengono allestiti i seggi per un totale di 1.150 volontari che lavorano nel coordinamento all’estero, ai quali si uniscono i dieci volontari italiani che, dalla sede centrale, approvano le registrazioni per il voto on line e sbrigano il lavoro di segreteria e comunicazione. Aver mobilitato così tanti volontari in queste condizioni è uno straordinario segnale di partecipazione, saranno loro a tenere aperti i seggi per tutte le ore necessarie dopo essersi presi carico, nei giorni scorsi, di tutta l’organizzazione locale”.

Tutto lascia presagire una risposta positiva da parte dei connazionali residenti all’estero. Non è detto, però, che al coinvolgimento dei volontari ne corrisponda altrettanto da parte di chi dovrebbe votare.

“Ci aspettiamo una grande partecipazione degli elettori, ma sempre in considerazione del paese. Certamente possiamo già annunciare ottimi risultati in considerazione del fatto che, alle scorse primarie, votarono 6mila persone mentre oggi si sono iscritti quasi in 5mila già solamente per il voto on line”.

Nutrite aspettative positive sulla risposta da parte della circoscrizione estero?

“Abbiamo grande entusiasmo e fiducia nel superamento del 2009, leggendo i dati in prospettiva. La volta scorsa votarono 2.300 elettori on line e, ripeto, ora ne abbiamo già registrati 4.816, quindi abbiamo già superato il 2009 per numero di iscritti on line”.

A che cosa è dovuto questo maggiore interesse?

“E’ dovuto alla crescita della coalizione di centrosinistra e al radicamento sul territorio, all’entusiasmo dei volontari e alla buona campagna di comunicazione. Lo vedremo nel risultato dei seggi”.

State alimentando grandi aspettative per il futuro del Pd. Non c’è il rischio di creare una delusione ancora maggiore se, anche nella prossima legislatura, gli eletti non riuscissero ad essere decisivi in sede parlamentare?

“Proprio questi dati segnalano che chi partecipa all’estero crede nella coalizione e sa che da noi può aspettarsi le risposte finora non arrivate dalla maggioranza di centrodestra, che ha macchiato la nostra immagine. Nonostante un Parlamento bloccato, gli eletti del Pd sono riusciti a far approvare la nota legge sui diritti sindacali, anche se per una specifica categoria, e hanno garantito le giuste detrazioni fiscali per altre categorie. Nonostante siano in minoranza, hanno fatto più cose di quelli della maggioranza. Abbiamo creato iniziative utili e le risposte dei territori segnalano che le comunità estere lo sanno e vogliono un governo in grado di fare ancora di più e meglio”.

Tra i fattori in aumento rispetto al 2009 c’è anche la rete dei seggi che, questa volta, è molto più estesa. Lei ha parlato di “seggi simbolici”. A quali si riferisce?

“Con la nostra rete copriamo tutto il pianeta, da Mosca a San Francisco, dove arriviamo per la prima volta, da Stoccolma a Sidney e Adelaide, da Los Angeles a Vancouver. Sono fortemente simbolici i due seggi di Charleroi, luogo storico per la nostra emigrazione, e quello de Il Cairo, anche qui per la prima volta sede di un seggio Pd”.

Che cosa intende con la definizione “seggi simbolici”?

“Il Cairo sta vivendo un particolare momento di democrazia, dal punto di vista politico è importante anche il seggio di Tunisi, saremo presenti anche ad Amman, in Giordania. Nei luoghi in cui c’è stata la primavera araba ancora adesso si verificano numerosi scontri e nonostante stiano lavorando in condizione di pericolo, i volontari hanno deciso di istituire ugualmente i seggi. Questo significa che ovunque si trovi, la comunità italiana si mobilita per la democrazia”.

È facile far mobilitare gli elettori nell’attuale situazione politica, caratterizzata dalla quasi totale assenza degli altri partiti nella circoscrizione estero. Tutto questo gioca a vostro favore…

“Noi siamo sempre stati presenti e non ci servono scorciatoie. Occasioni come le primarie danno il segno delle possibilità di crescita ulteriore del Pd. A New York abbiamo due seggi, uno a Manhattan e uno nel Queens, entrambe colpite dal passaggio dell’uragano Sandy. I nostri stessi volontari sono stati colpiti dal passaggio dell’uragano ma hanno scelto di collaborare ugualmente e noi gli siamo grati, siamo molto fieri di loro. Tra gli iscritti al voto on line del seggio di New York, inoltre, abbiamo anche Lorenzo Jovanotti che ora, come molti sanno, vive nella Grande Mela. Un altro seggio molto simbolico è quello allestito all’interno della sede del Partito Socialista di Parigi, si tratta di un bel gesto di internazionalizzazione del centrosinistra”.

A proposito di partiti, quelli italiani non godono di una buona fama presso le istituzioni estere. Le primarie stanno riscattando, almeno in parte, l’immagine della politica italiana?

“Le primarie stanno dando un buon esempio di democrazia in Italia e siamo contenti di fornire un metodo per far sì che, all’estero, sappiano distinguere tra buona e cattiva politica. Per essere chiari, c’è chi candida la Minetti e chi organizza le primarie. Il fatto che i cugini francesi mettano a disposizione la sede del Partito Socialista di Parigi, come hanno fatto anche il Partito Radicale e quello Socialista in Argentina e il Pt brasiliano, rappresenta un segnale del fatto che la politica internazionale guarda alla coalizione di sinistra come a un esempio e ci invidiano la capacità di organizzazione delle comunità italiane. Ovviamente, è loro interesse guardare alle nostre comunità perché sono le stesse alle quali dovranno chiedere il voto.

Gli eletti Pd sono tutti bersaniani. Questo non ha creato uno squilibrio nella campagna elettorale in favore dell’attuale segretario?

“Assolutamente no, le scelte personali degli eletti non riguardano la campagna di comunicazione né l’azione organizzativa dei comitati locali. Abbiamo sempre garantito parità di rappresentanza a tutti”.

Per votare per le primarie non è necessaria l’iscrizione all’Aire, sempre al centro delle polemiche per il voto politico. Non sarebbe logico ispirare quest’ultimo alle procedure più snelle già adottate per le primarie?

“Le primarie sono da sempre un laboratorio di idee anche per noi che le organizziamo. Sicuramente l’organizzazione delle primarie può essere un esempio per il voto politico, nella nostra proposta di legge per la riforma del voto ci sono una serie di esempi presi proprio dalla nostra esperienza. Ad esempio, nelle primarie avremo dei coordinamenti cittadini che gestiranno i seggi ed effettueranno il controllo dei voti e, nella proposta di legge, abbiamo inserito proprio dei rappresentanti di lista che eseguano controlli nei consolati, dei comitati consolari che verifichino impedendo eventuali brogli. Abbiamo introdotto il voto on line che sarebbe il corrispettivo elettronico del voto per corrispondenza, chiediamo una scannerizzazione del documento, la stessa che vorremmo inserire nel testo della riforma in discussione al Senato proprio in questi giorni, con gli emendamenti elaborati dai nostri eletti”.

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