Italiani all’estero, ma si ricordi Filosa: fare il giornalista è una missione – di Mimmo Porpiglia

Caro Filosa,

             quando mi chiamò, sette anni fa credo, offrendomi la sua "penna" le dissi che fare il giornalista non e’ un mestiere come un altro, ma una missione. E lei mi piacque perchè animato da una gran voglia di spaccare il mondo, paladino furente degli italiani all’estero… Le dissi, se ricorda bene, "non si leghi a nessun politico altrimenti non sarà più credibile agli occhi dei lettori…", pur sapendo che le sue simpatie erano dirette al centrodestra berlusconiano. Sono passati tanti anni, nuovi governi, nuovi politici, nuovi giornalisti… In genere, oggi dominano contiguità, ossequio e servilismo nei confronti del potere.

Caro Filosa, le ripeto la solita frase, fare il giornalista non è un semplice mestiere, non e’ un modo di guadagnarsi da vivere, ma qualcosa di più, che ha una grande dignità e una grande bellezza, perché è consacrato alla ricerca della verità. Ecco il suo valore morale, avvertibile nel modo di raccontare, nel presentare i fatti. Certo la scuola, anche una scuola ad hoc, aiuta, ma è propedeutica, perché nessuna scuola potrà mai insegnarti la missione, non ti dà quella cosa in più di cui hai bisogno: la vocazione. E certe scuole di giornalismo mi hanno fatto l’impressione di essere frequentate da seminaristi senza vocazione. Se uno fa il sarto e lo fa bene, nulla da dire; ma se uno fa il prete, per farlo bene deve avere qualcosa in più. E il giornalista è come il prete: deve avere la chiamata, la vocazione, sentire la missione… Senza vocazione non è un mestiere da fare. Nasce da questo la mia delusione, il mio risentimento, la mia tristezza dinanzi allo stato del giornalismo italiano all’estero, dove ho la percezione che ci sia qualcosa, se non proprio di bacato, di distorto. Certo ci sono colleghi bravi e dignitosi, che apprezzo e stimo; ma complessivamente trovo una contiguità, un ossequio, un servilismo nei confronti del potere che sono il contrario di quel concetto di ‘quarto potere’ che dovrebbe caratterizzare il lavoro del giornalista.

Mi spiego meglio: molti dei giornalisti e dei direttori dei giornali all’estero hanno tentato e tentano ancora oggi la scalata al Parlamento. E qualcuno e’ riuscito ad andare a Roma. Cosi’ e’ stato per Nino Randazzo (La Fiamma-Il Globo- Australia); Basilio Giordano (Il Cittadino Canadese); Mariza Bafile (La Voce di Caracas). Oggi abbiamo l’esempio di Gianluigi Ferretti (L’Italiano) e chissa’ cosa ci riserva nei prossimi mesi il panorama politico legato ai giornali all’estero. Insomma, mentre è sempre più avvertibile un contrasto di civiltà, con il mondo dei buoni che intende aver ragione di quello dei cattivi, mentre si rischia un conflitto che potrebbe mettere a rischio l’intera umanità, questi giornali dedicano pagine e pagine al monumento inaugurato dalla signora iscritta a questo o quel partito, al "cavaliere" che decide di scendere in campo con i colori del partito x… alle adunate e feste organizzate dal pretendente "x" per il partito "y"… Non pare anche a lei che la sproporzione sia intollerabile? La maggior parte degli articoli e’ dedicata a questo o a quel politico agli incontri che ha avuto, alle feste alle quali e’ andato….. I giornali sono anche un prodotto commerciale; devono vendere e stare sul mercato…. E oltre al prodotto c’è anche il cliente, che ha le sue esigenze. E la redditività non è il solo criterio da rispettare.

Facciamo un caso diverso dal giornalismo. Oggi sembra prevalere l’idea che un ambasciatore sia bravo se vende bene i prodotti made in Italy. Ma a un ambasciatore dobbiamo innanzitutto chiedere che sia colto e rappresentativo, e soprattutto che sappia capire la realtà politica del Paese che lo ospita. Se poi vogliamo vendere spaghetti, mandiamo venditori di spaghetti. E così dev’essere per un buon giornale. Al lettore non puoi dare troppo di tutto, indifferenziatamente, anche perché finisce che legge solo i titoli, perché a leggerlo tutto, il giornale tipo di oggi, ci vorrebbero ore, un tempo che la gente non ha. Bisogna tener conto che c’è un pubblico colto, intelligente, che vuol sapere. Lo vedi nei giovani che affollano le librerie, che scelgono i libri che trattano le cose importanti. E poi occorre farla finita con il giornale come elenco di “bei proponimenti” o di “interrogazioni” fatte dal politico di turno, dal presidente del Comites, dal componente del Cgie o dal patronato… Basta con il politichese che non e’ politica, basta con "Ieri l’onorevole "x" ha fatto visita agli italiani di….complimentandosi.. etc etc etc…". Dobbiamo raccontare storie, le storie degli italiani che vivono all’estero, le loro storie, di successo o di "indigenza", i loro bisogni… Dobbiamo parlare di ambasciate e consolati che non funzionano come dovrebbero, e nel contempo dobbiamo plaudire ai consoli e agli italiani che dedicano realmente la propria vita alla collettività. Cioè, il giornale per gli italiani nel mondo deve essere INDIPENDENTE. Dare notizie, certo, ma di tutti gli schieramenti. E senza partigianerie. E deve essere AUTOREVOLE. Ma per essere autorevole deve avere giornalisti autorevoli, giornalisti veri, non legati a partiti o associazioni politiche. Giornalisti iscritti all’ordine, non traduttori improvvisati cronisti o politici che hanno il solo obiettivo di tirare la volata a se’ stessi in vista delle prossime elezioni…

Conosco, caro Filosa, la sua onestà mentale ed e’ per questo che a suo tempo le ho aperto le porte del giornale. Ho visto e vedo ogni giorno il suo portale e noto con piacere che sono presenti tutte le forze politiche, senza distinzione. E’ vero, dal primo momento mi ha detto “Sono legato a Forza Italia, ma se sbagliano lo scrivo…”. Lo ha fatto e mi son detto "diventerà un buon giornalista”. Ora ha aderito ad un partito. Quindi alle sue regole ed ai suoi proclami. Beh, sono convinto – anche per quello che mi ha scritto – che continuerà ad essere indipendente nelle sue valutazioni giornalistiche, anche se legato ad un partito, il cui capo stimo e rispetto. Mi spiace soltanto che in questo partito – che a mio parere e’ più una grande associazione che una vera forza politica – stanno approdando personaggi di vari ideali e opposte convinzioni politiche. Come finirà? Spero proprio, soprattutto per lei, che non diventi un Caravanserraglio… ma che tutti i "prescelti" di Ricardo Merlo abbiano soltanto a cuore i nostri "italianuzzi" come li ha sempre chiamati il mio caro amico Oscar Piovesan, questi "poveri" connazionali bistrattati, umiliati, ed ora anche perseguiti e ricacciati in un angolo, fuori dalle nostre istituzioni e dalla nostra bella, dolce, amata Patria. Auguri Filosa, spero che abbia scelto bene.

*direttore di Gente d’Italia

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