Italiani all’estero, lettera a Gentiloni e Giro da CGIE Australia: ‘noi discriminati’

“Con la conclusione del rinnovo dei Comites, l’attenzione si sposta sul rinnovo del CGIE che, come è noto, subirà una riduzione nel numero dei suoi componenti di poco più di un terzo.  Si apprende però che il Segretario Generale del CGIE, con una mossa che ricorda quelle di un prestigiatore, ha avanzato al Governo una proposta di ripartizione dei seggi che premia gli italiani residenti in Europa a scapito di quelli dell’Oceania, la cui rappresentanza verrebbe dimezzata”. Così in una nota i consiglieri uscenti CGIE residenti in Australia, Francesco Papandrea, componente CDP (Canberra), Luigi Casagrande (Brisbane), Francesco Pascalis (Melbourne), Daniela Tuffanelli Costa (Adelaide).

“Allo scopo di conservare l’attuale equilibrata rappresentanza delle collettività italiane all’estero, il Comitato di Presidenza del CGIE, nella riunione del 24 e del 25 marzo u.s., ha approvato a maggioranza una proposta di riduzione proporzionale degli attuali seggi assegnati a livello territoriale pari al ridimensionamento complessivo del CGIE apportato dalla L. 23 giugno 2014 n.89 all’art. 19 bis.  Una proposta equa e ampiamente condivisa dalle collettività italiane extra-europee.  Detta proposta non sembra abbia incontrato il gradimento dei rappresentanti delle collettività italiane in Europa per cui l’attuale attribuzione del 40 per cento dei seggi all’Europa non basta e, secondo loro, dovrebbe essere aumentata.  Mantenere l’attuale dominante rappresentanza nel CGIE a quanto pare non è sufficiente e clamorosamente chiedono ancora più seggi”.

“Nel calcolo dei ridimensionati numeri di seggi da attribuire a livello territoriale, il Segretario Generale del CGIE – prosegue la nota – giustamente li assegna sulla base dei quozienti interi.  Inesplicabilmente, però, quando passa alle assegnazioni dei seggi sulla base dei resti rimanenti, per sua convenienza, ‘trasforma’ il metodo saltando dal livello territoriale al livello Paese per giustificare l’assegnazione di un seggio in più all’Europa che, per strana coincidenza, finisce nel Paese di sua residenza”.

“Il ridimensionamento della rappresentanza del territorio europeo risulta in 17 seggi interi e in un resto di 0,21.  Su questa base una giusta assegnazione all’Europa sarebbe 17 seggi e non 18 come proposto dal Segretario Generale del CGIE.  Avendo due seggi da assegnare sulla base dei resti, è indiscutibile che l’assegnazione del primo è dovuta al Sudamerica (resto di 0,9) e del secondo all’Oceania (resto di 0,67)”.

“Inoltre, il Segretario Generale giustifica l’uso di principi palesemente utilitaristici con l’insostenibile criterio degli iscritti all’AIRE essendo esso ab initio estraneo alla proposta approvata dal CDP del CGIE. Basta solo guardare le assegnazioni proposte all’interno dell’Europa per rendersene conto.  Se il criterio degli iscritti all’AIRE fosse il fattore giustificativo nel contesto europeo, sarebbero insostenibili le proposte di assegnazioni di seggi a Lussemburgo (25.630 iscrizioni AIRE), Paesi Bassi (37.109) e Svezia/Danimarca (17.052). Sono queste assegnazioni, all’interno del territorio europeo (giustificate dal principio di conservare l’attuale equilibrata rappresentanza delle collettività italiane all’estero), che portano agli squilibri tra il ridimensionamento globale e le riduzioni apportate ai seggi assegnati agli altri paesi europei.  Chi ragiona diversamente non fa altro che pretendere la classica ‘botte piena e la moglie ubriaca’. L’ingiusta assegnazione all’Europa (Belgio) di un seggio sulla base dei resti è messa in maggiore rilievo se, per un momento, si va a considerare l’articolazione dei consiglieri all’interno del CGIE nelle tre commissioni continentali, Europa ed Africa del Nord, America Latina e Paesi Anglofoni (Australia, Canada, Stati Uniti e Sud Africa). Risulta più che ovvio che l’area continentale Europa e Nord Africa è altamente privilegiata dalla proposta del Segretario Generale CGIE a scapito dei Paesi Anglofoni, l’unica area svantaggiata. La evidente disparità di trattamento tra l’area continentale Europa e Nord Africa e quella dei Paesi Anglofoni è interamente riconducibile all’iniqua assegnazione di un seggio sulla base dei resti al Belgio anzichè all’Australia”.

“La collettività italiana in Australia, tramite i firmatari del presente documento, si appella al Sottosegretario Giro e al Ministro Gentiloni affinché prestino attenzione agli effetti pregiudizialmente discriminatori del metodo per l’assegnazione dei resti applicato nella sopracitata proposta del Segretario Generale del CGIE e li prega di porre rimedio all’evidente danno che sta per essere arrecato alla sua rappresentanza nel CGIE.  Si appella ugualmente a tutti gli eletti all’estero, cortesemente ricordando l’obbligo – da loro più volte rivendicato – che nasce dal fatto che in Parlamento essi rappresentano tutti gli italiani all’estero, ovunque questi risiedano, e che pertanto non possono limitare il loro patrocinio solo a quelli a loro piú vicini. La collettività italiana in Oceania non desidera ottenere risultati vantaggiosi o sproporzionati, chiede solo – conclude il comunicato dall’Australia – di non essere ingiustamente svantaggiata da proposte palesemente dannose nei confronti della sua quota di rappresentanza in seno al nuovo CGIE”.

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