Italiani all’estero, la cucina italiana prima negli States – di Roberto Zanni

C’è un numero: 2,2 miliardi. Sono i piatti di pasta serviti nei ristoranti degli Stati Uniti nel 2013, un aumento del 2% rispetto all’anno prima. Una ricerca che porta la firma di NPD Group, azienda specializzata che ogni anno fa i conti in tasca ai ristoranti americani. E che di questi 2,2 miliardi non tutti siano italiani, non c’è assolutamente nessun dubbio, come è anche ovvio che l’incidenza dei ristoranti ‘tricolori’ si faccia sentire sempre di più. Che la ‘cucina italiana’ sia al primo posto negli Stati Uniti è un altro di quei fattori che non possono essere messi in dubbio, il problema, spesso, è che il ristorante italiano, con tanto di bandiera e menù intrecciati, non sia poi autentico. Le imitazioni, venute male, purtroppo non si contano, ma anche questo fa parte della popolarità: è quello che succede quando si è famosi.

Rimane il fatto però che la pasta, già il tipico piatto italiano, stia crescendo, lo dimostrano le cifre, ma anche il fatto che adesso spaghetti e compagni sono entrati a far parte dei menù di diversi catene di fast food. Un sacrilegio, si potrebbe dire, ma un aspetto che negli Stati Uniti è preso con assoluta serietà al punto che alcune catene di ristoranti italiani (anche se molto americanizzate) stanno cercando le contromisure per combattere questo fenomeno che porta via al locale tipico, con il servizio tradizionale, parte della clientela.

Detto questo, non si può sottovalutare un altro aspetto che è sotto gli occhi di tutti e specialmente nelle grandi metropoli: i ristoranti italiani si stanno moltiplicando, in modo particolare quelli gestiti da piccole catene, non a livello nazionale, ma proprietari che sono partiti da una esperienza per poi moltiplicare i propri punti negli USA, senza dimenticare poi che sono diversi anche coloro, specialmente sotto nomi importanti, che tentano la nuova avventura culinaria, nel segno ovviamente della cucina italiana. E con Los Angeles e New York, una delle grandi città dove maggiormente i ristoranti italiani si stanno moltiplicando è Miami.

L’ultimo censimento, nell’area di Miami, per quello che riguarda i ristoranti, tutti, che risale a un paio di anni fa, è del US Census Bureau e parlava di 4.150 locali per ciò che riguarda quelli compresi nella categoria ‘servizio completo’, insomma il tradizionale, poi 4.459 al banco, 240 caffetterie, 786 bar e snack, 322 appaltatori, 306 catering, 31 così chiamati ‘mobile’, su ruote e infine 467 tra traverne e nightclub. In totale quasi 11.000 punti vendita, con circa il 38% che va sotto l’etichetta di ristorante tradizionale. E tra questi gli italiani sono quelli che stanno avendo la massima espansione.

Se alla fine del 2013 l’arrivo di Cavalli ha unito ancora una volta la moda alla ristorazione, i vip e tutto il resto, in autunno altri due locali verranno inaugurati: si tratta di Moye e Campania, di proprietà di Tony Gallo e Pietro Vardeu, che già possiedono la Sardinia Enoteca Ristorante di Miami Beach. Moye sarà un locale ispirato alla cucina della Puglia, mentre Campania, ovviamente, avrà in quella napoletana la sua punta di diamante. Alla fine di luglio, a South Miami, ha invece aperto le proprie porte Centolire Trattoria Italiana, frutto della passione dello chef Roberto Patriarca che da New York, da Felidia e I Trulli, è passato al sole di SoBe puntando sulla cucina napoletana. In primavera a Brickell, altra zona ricca di grandi opportunità culinarie, c’era stato il lancio di La Gazzetta, frutto della passione di Umberto Sorbo e Stephan Fortier che in precedenza, sempre a Miami, avevano Tosca.

Ma in questo continuo susseguirsi di ristoranti italiani che sbarcano a Miami, non ci si può dimenticare di Bocce Bar, anche perchè ha portato a South Beach quello che prima non c’era mai stato: un campo da bocce autentico e con misure regolamentari. Così dopo un piatto di gnocchetti, guanciale e qualche altra specialità, finito di mangiare si può fare una partita a bocce, anche se il problema è quello che si riscontra una volta arrivati all’ingresso del locale: l’attesa che, per un tavolo, generalmente va dai 45 minuti alle due ore, quella per la partita un po’ meno.

Il successo della cucina italiana non è solo tangibile per il continuo moltiplicarsi dei ristoranti italiani, ma si può toccare soprattutto con coloro che a Miami ci sono arrivati per primi. L’esempio più evidente è Rosinella, in Lincoln Road, ristorante italiano, autentico, che nel tempo si è trasformato in una meta internazionale, in modo particolare per i giocatori di calcio: non c’è un campione del pallone che passi qualche giorno sulle spiagge di South Beach che non si fermi un momento anche ai tavoli in Lincoln Road. Da non perdere.