Italiani all’estero, il PdL abbandona gli italiani nel mondo – di Ricky Filosa

Potrei raccontarvi di un PdL nel Mondo forte e presente, capace di difendere gli interessi degli italiani all’estero in ogni occasione. Vi potrei raccontare di un partito, quello guidato da Silvio Berlusconi e Angelino Alfano, che fra le proprie priorità ha sempre inserito i temi che più interessano gli italiani del mondo. Vi potrei dire che il relativo dipartimento di via dell’Umiltà lavora e come, che è organizzato, che ha una forte struttura oltre confine, e che il suo coordinatore è una persona capace, preparata, disponibile, persino sensibile quando si parla di connazionali che vivono lontano dal BelPaese. Potrei cercare di spiegarvi che gli eletti all’estero del PdL – tutti, nessuno escluso – sono davvero interessati a risolvere i problemi delle comunità italiane residenti nei cinque continenti, e che a loro – a deputati e senatori pidiellini – non interessa solo quel mega stipendio che ogni mese vedono accreditato sul proprio conto in banca, che in realtà ai propri privilegi e benefici da parlamentari riescono ad accostare un po’ di gratitudine per chi li ha eletti e qualche sporadica crisi di coscienza.

Di più: saprei anche convincervi del fatto che non c’è nessun partito meglio del PdL quando si tratta di italiani all’estero. Sarei senz’altro capace di spiegare che Silvio, il Cavaliere, ama gli italiani nel mondo dal profondo del cuore. E che Alfano, se non ha sostituito l’attuale coordinatore del PdL nel Mondo – senz’altro da rottamare – è perchè nessuno gliel’ha chiesto, è perchè non ha avuto tempo, non perchè non ha voluto o non ci ha proprio pensato.

Potrei raccontarvi che se davvero gli italiani all’estero volessero contare qualcosa in Italia, a livello politico e di governo, non avrebbero altra scelta che votare Popolo della Libertà – o qualunque sia il nome della prossima formazione politica guidata da Silvio e i suoi – alle prossime elezioni.

Vi potrei dire, insomma, di non avere dubbio alcuno: se siete italiani residenti all’estero, il PdL è il vostro partito.

Potrei raccontarvi tutte queste cose, una per una, ma vi mentirei. E certo non per meschini interessi personali, quanto per mantenere nel cuore di chi crede ancora nel centrodestra  quell’illusione che molti hanno coltivato e che forse coltivano ancora. Purtroppo la verità è ben diversa: la verità è che il PdL nel Mondo è completamente disorganizzato, sfilacciato, frastagliato. E’ fermo, assolutamente immobile, in una parola inesistente.

La verità, se proprio la volete sapere, è che Silvio Berlusconi se n’è sempre fregato degli italiani all’estero; che in via dell’Umiltà il dipartimento italiani nel mondo è una farsa; che ad Alfano è stato chiesto più volte, da più parti, di occuparsi con la dovuta attenzione degli italiani all’estero, ma lui – nonostante le promesse – non ha mai mosso un dito, pur avendo avuto tempo per farlo.

Parlare di un coordinatore del PdL nel Mondo attento alle questioni degli italiani all’estero e sensibile alle loro problematiche sarebbe un’imperdonabile bugia: il coordinatore non c’è, esiste solo sulla carta, e più volte ha anzi dichiarato pubblicamente che lui con gli italiani nel mondo non vuole averci nulla a che vedere (chissà se gli danno pure fastidio con i loro problemi!).

Gli eletti all’estero del partito? Fantasmi ed ectoplasmi, vivono la loro vita parlamentare, persi nei palazzi del potere, quando non cazzeggiano sui vari social network o non sono in vacanza alle Maldive, ai Carabi, a Dubai. E mentre deputati e senatori di sinistra incontrano le varie comunità, dalle Americhe all’Australia, passando per l’Europa (parlamentari di sinistra che poi però in Parlamento non hanno il coraggio di andare contro il proprio partito e difendere gli interessi dei connazionali fino in fondo), loro stanno a guardare, si girano i pollici, in attesa di un voto che – secondo loro – dovrebbe confermarli su quel seggio che in questi anni hanno solo contribuito a scaldare con le loro onorevoli natiche.

Cari amici, vi potrei raccontare degli incontri che come giornalista ho svolto più volte a Roma: Camera, Senato, via dell’Umiltà, per chiedere a chi di dovere più attenzione nei confronti degli italiani all’estero. Alle mie richieste, oserei dire alle mie preghiere, ho ricevuto in cambio chiacchiere e fumo, fumo e chiacchiere, sorrisi fasulli, sguardi impietositi, pacche sulle spalle e deboli strette di mano, di quelle mani sudate e appiccicaticce che non mi hanno mai convinto.

No, cari lettori, ovunque voi siate: il PdL non è il partito degli italiani all’estero. Forse lo è stato, un giorno, tanto tempo fa, quando ancora non si chiamava PdL. E ci manca quel centrodestra all’estero forte e presente, composto da Ctim e Azzurri: una realtà, tuttavia, morta e sepolta. Per fortuna esistono ancora le persone di buona volontà che a quel mondo sono state legate per molto tempo e che ancora oggi hanno voglia di combattere in difesa dei loro connazionali. Per fortuna le idee e i valori che abbiamo dentro non ce li può portare via nessuno. Morto il centrodestra all’estero, per rimetterci in moto abbiamo solo bisogno di uno strumento nuovo: basta trovarlo. Non è così difficile, basta guardarsi intorno. E finalmente, ricominciare.

ricky@italiachiamaitalia.com Twitter @rickyfilosa  Facebook www.facebook.com/rickyfilosa

NESSUN COMMENTO

Comments