Italiani all’estero, il CGIE si arrende alla Farnesina – di Ricky Filosa

Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero si è arreso. Dopo tanti anni di dialogo e discussioni, talvolta anche accese, con presidenti del Consiglio, ministri, viceministri e sottosegretari, questa volta ha chinato il capo davanti ai burocrati della Farnesina. E’ stato con la direttrice generale del Dipartimento italiani all’estero Ravaglia che il segretario generale del CGIE Carozza (candidato Pd alle ultime Politiche) ha contrattato ed è arrivato ad un accordo.

Ravaglia ha inviato una lettera per chiedere (come prevede la legge) il parere del CGIE sul forte ridimensionamento dell’organismo e Carozza e quasi tutti i membri del Comitato di Presidenza si sono affrettati a dare parere positivo a strettissimo giro di posta, tanto che un quarto dei membri del CdP non ha fatto in tempo ad esprimere la sua opinione.

Ci avevano sempre detto che l’essenza del CGIE era rappresentata dai rappresentanti delle comunità italiane nel mondo che si riunivano a Roma per discutere i vari argomenti fra di loro, ma anche con le istituzioni. Ora però accettano che i rappresentanti delle comunità vengano tagliati del 34%, passando da 65 a 43 e il CdP venga tagliato del 44%, passando da 16 a 9 membri. Ma quello che stupisce di più è che accettino che le due Assemblee generali all’anno si riducano ad una. Strano. Perché lo hanno fatto? Perché hanno avuto la promessa che non verrà tagliato quanto a loro interessa di più: le tre Commissioni Continentali, che continueranno allegramente a riunirsi, ciascuna, due volte l’anno.

Questo è il vero scandalo del CGIE. Commissioni del tutto inutili, sfidiamo chiunque a produrre documenti che dimostrino una qualche utilità delle discussioni, stanche e ripetitive, in queste occasioni. Però ognuna di queste Commissioni, che – ripetiamo – si raduna due volte l’anno e sempre in località diverse rappresenta un’occasione di turismo costosissimo.

Ogni volta partono tutti i Consiglieri di ogni Commissione a spese del CGIE: ad esempio, quelli del Sud Africa, dell’Australia, del Canada e degli USA se ne vanno alcuni giorni a Miami oppure a Città del Capo o in qualche altro luogo ameno. In hotel a quattro o cinque stelle, naturalmente. E ogni volta partono il Segretario generale da Bruxelles e il Segretario amministrativo e personale di segreteria da Roma. Immaginatevi i costi di questi 6 eventi.

A questo punto anche i più strenui difensori del CGIE debbono prendere atto che, dopo queste modifiche, l’organismo non serve più a nulla e a nessuno, se non agli allegri vacanzieri. Aboliamolo.

Twitter @rickyfilosa

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