Italiani all’estero, Giro in Uruguay: ‘i tagli continueranno, pensare a strumenti alternativi’

Un incontro cordiale anche se non sono mancate critiche e punti di vista differenti. È stato un appuntamento speciale quello di sabato pomeriggio a Montevideo presso la Casa degli Italiani. Protagonista il sottosegretario agli Esteri, Mario Giro, che ha fatto visita alla collettività italiana dell’Uruguay. Era da tanto, troppo tempo, che non arrivava in questo paese una figura istituzionale di primo livello. Prima della proclamazione del nuovo presidente della Repubblica Tabaré Vázquez, Giro ne ha approfittato per incontrare i tanti connazionali del paese orientale. L’evento – organizzato dal Comites – ha visto la partecipazione dell’Ambasciatore d’Italia in Uruguay Vincenzo Palladino, del parlamentare Fabio Porta e dei due  rappresentanti della collettività italiana, Renato Palermo e Filomena Narducci.

I rappresentanti della comunità, pur ringraziando Giro per la visita e per il lavoro svolto in questi anni per gli italiani all’estero, hanno criticato diverse decisioni prese dal Governo italiano. Il presidente del Comitato – Armando Pizzuti – era assente per problemi di salute così come ha riferito la segretaria Filomena Narducci. La stessa ha introdotto la serata facendo un’analisi sullo stato dell’italianità, con i suoi cambiamenti e le sue necessità. “La drastica riduzione dei contributi economici che abbiamo subito negli ultimi anni non ci toglie la speranza che in futuro arrivino tempi migliori. Siamo coscienti della situazione però su un punto siamo intransigenti: non si devono toccare i servizi di assistenza, la rappresentanza ed i diritti”.

Narducci ha esposto diverse problematiche all’esponente del Governo: gli anziani italiani in condizioni di difficoltà economiche, la situazione della Cancelleria Consolare con un “personale insufficiente per far fronte al tanto lavoro”, la tassa dei 300 euro per la cittadinanza considerata “altissima” e le modalità per le imminenti elezioni dei Comites. “Non è il miglior sistema ma in ogni caso pensiamo che sia meglio votare” ha aggiunto su quest’ultimo punto. Infine, l’italouruguaiana ha criticato i tagli alla cultura, incluso quelli verso la stampa italiana all’estero, ed ha ricordato il processo Condor che si sta svolgendo a Roma sui desaparecidos delle dittature sudamericane.

Anche Renato Palermo – rappresentante del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) – ha esposto simili critiche.  Palermo si è soffermato innanzitutto sulle modalità del voto per il Comites: “C’è stato poco tempo a disposizione e questo limiterà la partecipazione democratica. Probabilmente verrà raggiunto il 10% degli aventi diritti al voto”. In seguito il coordinatore del patronato Inca ha auspicato che si possano “risolvere i problemi degli anziani in condizioni di difficoltà creando nuove strutture e che venga riqualificato il patrimonio storico-architettonico italiano in Uruguay”. “Dobbiamo adeguarci ai nuovi tempi e sappiamo bene che le risorse sono molto scarse: per questo dovremmo cercare di coinvolgere nei rapporti economici e culturali tra i due paesi anche finanziatori locali quali possono essere i privati o le stesse istituzioni uruguaiane” ha auspicato Palermo.

Alla Casa degli Italiani era presente anche Fabio Porta, deputato del Partito Democratico eletto nella circoscrizione dell’America Meridionale. Porta, anche lui venuto per l’assunzione del nuovo presidente dell’Uruguay, come rappresentante del PD italiano, ha affermato che “l’Italia deve guardare con più interesse verso un paese così strategico come l’Uruguay e deve sfruttare maggiormente le opportunità”. Il parlamentare ha lanciato una proposta da Montevideo: “Dobbiamo aggiornare gli accordi con questo paese dato che l’ultimo risale alla fine degli anni ottanta”. Per quanto riguarda le elezioni dei Comites, Porta ha ammesso che “si poteva fare di più ma che comunque è sempre meglio votare”. Sulle critiche per la tassa dei 300 euro per la cittadinanza si è detto “parzialmente d’accordo” citando la sua proposta di legge che portava a 100 la cifra da pagare ma che fu respinta. “In ogni caso questi soldi devono andare agli uffici consolari, questo è un aspetto importantissimo”.

L’Ambasciatore d’Italia in Uruguay Vincenzo Palladino ha preso brevemente la parola per presentare l’illustre ospite: “È il primo esponente politico che ricevo durante il mio mandato ed è un vero onore riceverlo. Questa è una visita istituzionale ma in futuro so che il sottosegretario ritornerà” ha anticipato Palladino. L’Ambasciatore si è anche felicitato con il pubblico per “l’alta partecipazione ad un appuntamento così importante: un segno che la collettività è viva e vuole intervenire”.

Il sottosegretario Mario Giro ha esordito elogiando gli “storici rapporti di amicizia tra Italia ed Uruguay che continuano a rimanere ben solidi nel tempo. L’Uruguay” – ha sostenuto Giro spronando il pubblico – “non è così piccolo come voi ripetete spesso. Ha il suo peso strategico in America Latina ed è in una fase di grande crescita”. Il rappresentante del Governo italiano ha in seguito risposto a tutte le critiche. “Non possiamo più sostenere tutte quelle spese a cui eravamo abituati. I tagli continueranno e per questo dobbiamo pensare a soluzioni e strumenti alternativi” ha dichiarato con estrema sincerità. La scelta del declassamento del Consolato di Montevideo “rispondeva ad una necessità: tagliare gli stipendi dei consoli generali”. “Ma non abbiamo toccato i servizi verso i cittadini” ha ribadito il sottosegretario.

Sulle elezioni dei Comites, Mario Giro ha replicato punto per punte alle analisi degli altri relatori. “Se io non ci avessi messo mano – come molti mi consigliavano – questa istituzione sarebbe morta. Almeno oggi abbiamo la possibilità di scegliere e di rinnovare democraticamente l’organismo”. Giro ha anche rivendicato la lettera mandata ai capofamiglia che “è stata molto utile”. “Non possiamo convincere la gente a votare, è meglio essere legittimati da un nuovo voto popolare anche se questo è del 10% come molti prevedono”. Sulla nuova modalità di registrazione, il politico ha ammesso che “non fa parte delle nostre abitudini”. Di fronte alla collettività italiana ha chiarito i motivi di questa scelta: “Nelle ultime elezioni politiche abbiamo assistito al disperdersi di schede elettorali inutilizzate. In alcuni paesi ci sono stati anche fatti strani. Quindi è molto meglio essere chiari e assicurare un voto sicuro. Le consultazioni di aprile” – ha anticipato – “saranno un test per le prossime politiche. Vedremo come andrà e valuteremo”. Ma non è stato solo un intervento all’insegna delle giustificazioni, ci sono state anche varie proposte: “La nostra vera battaglia da vincere è culturale. Bisogna collegare l’Italia con le collettività estere e dobbiamo anche favorire le relazioni economiche e commerciali. Da un anno si comincia a parlare di America Latina in modo più importante nel nostro Paese. Ecco, tutto questo deve continuare grazie al lavoro di tutti. Dobbiamo essere concreti e preparare strategie comuni” è stato il suo invito. (…)

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