Italiani all’estero, Fedi (Pd): riprendere a discutere di politica e riforme

"A conclusione di un’esperienza apertasi nel 2004 e che si conclude con il Comitato di Presidenza di oggi, sento il dovere di ringraziarvi per il vostro impegno e per il lavoro che avete svolto. Non sempre la classe politica di questo Paese è stata all’altezza delle attese delle nostre comunità e delle positive proposte formulate dal CGIE. Dobbiamo mutare questo stato di cose. Lo dico con la consapevolezza delle difficoltà che un tale impegno comporta, soprattutto sul versante del MAECI, che sempre più dimostra ritardi, contraddizioni e, soprattutto, limiti nella capacità di conseguire risultati apprezzabili”. Così in una nota Marco Fedi, deputato Pd eletto all’estero e residente in Australia.

“Partiamo da un primo obiettivo ancora da centrare: la riforma della rappresentanza. E’ vero che nella riforma costituzionale si sta salvaguardando la circoscrizione Estero, sotto tiro prima dei ‘saggi’ e dopo di forze politiche ed esponenti parlamentari, ma non basta. Per noi la rappresentanza è più articolata e più radicata nelle comunità, attraverso i COMITES e il CGIE. Alla loro riforma ci dovremo arrivare nel corso di questa legislatura, anche se le tensioni che si sono sviluppate tra noi non ci hanno certo rafforzato, proprio in un momento in cui, dopo le devastazioni del quinquennio berlusconiano, avevamo bisogno di progettare l’uscita dal tunnel”.

“Non sempre il Parlamento ha aiutato. Nelle chiusure consolari come nelle forme di assistenza ai nostri connazionali, ad esempio attraverso i Patronati, siamo in attesa di soluzioni mature ormai da anni. Ma quello che verrà dobbiamo volerlo noi, con determinazione. Le convenzioni internazionali, ad esempio, ora che la stagione della loro approvazione sembra essersi riaperta, devono essere al primo posto dell’agenda politica, insieme alla tutela dei più deboli, in Italia e nel mondo. Dobbiamo colmare il vuoto, poi, che si è aperto con le detrazioni fiscali per carichi di famiglia, che dopo diversi anni in questa legislatura non sono state prorogate. Alle riforme ancora ferme al palo, si affiancano alcuni ritardi nell’attuazione delle cose già fatte. Mi riferisco, ad esempio, alle detrazioni in ambito europeo, che pur essendo state decise non sono ancora operanti perché mancano i decreti attuativi, come per l’IMU prima casa per i residenti all’estero iscritti all’AIRE e pensionati”.

“La promozione della lingua e della cultura italiana – prosegue Fedi – merita non minore vigilanza e impegno. E’ vero che in sede parlamentare si sono recuperati i tagli inizialmente proposti, ma la cancellazione dei lettorati, l’indebolimento degli istituti di cultura e la mancata riforma di questo settore non ci lasciano tranquilli. Sono il segnale di un’incertezza politica e di una fragilità di proposta che deve essere superata. La proposta di riforma avanzata dal CGIE può essere certamente uno stimolo e un’utile base di discussione”.

“Il rinnovo dei Comites ci consegna un quadro problematico sia sotto l’aspetto politico che culturale. Il basso dato di iscrizione non deve sorprendere, dopo gli anni che abbiamo attraversato di riduzione delle politiche per gli italiani all’estero e dopo il discutibile modo di organizzare il rinnovo elettorale. La tesi secondo la quale più di una lista significa più iscrizioni, denota un legame fin troppo diretto tra candidatura ed incentivo a far iscrivere elettori. Deve crescere, invece, il profilo culturale e politico per recuperare un rinnovato spirito comunitario e rilanciare impegno e partecipazione. Dimostrando sul campo – conclude il deputato Pd – la possibilità di superare le remore imposte da chi, come il MAECI, crea ad ogni passo problemi, facendo ad esempio il test del DNA alle associazioni e alle nostre comunità nel mondo, sacrificandone di fatto il ruolo e le potenzialità che derivano da un generoso e apprezzabile spirito di volontariato”.

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