Italiani all’estero, Fedi (Pd): ‘Aprire una stagione di rilancio delle Convenzioni bilaterali di sicurezza sociale’

Con la mozione discussa oggi alla Camera – sottoscritta anche dai deputati PD eletti all’estero – abbiamo chiesto una nuova attenzione del Governo sul tema delle Convenzioni bilaterali, in particolare di sicurezza sociale. In un’epoca caratterizzata dall’intensificarsi dei flussi di mobilità lavorativa transnazionale che interessa sempre di più tutti i settori e tutte le attività lavorative, il nostro Paese si trova ad affrontare un nuovo esodo di giovani verso aree cruciali del mondo”. Così in una nota Marco Fedi, Pd, eletto all’estero e residente in Australia.

“Il tema delle tutele previdenziali, ho affermato nel mio intervento in aula, deve tornare ad essere centrale. La mobilità in ambito UE oggi è tutelata sia nella sfera professionale, con il riconoscimento delle qualifiche, che in quella della tutela previdenziale. Nei Paesi extra-europei, invece, dobbiamo continuare a lavorare per aggiornare le Convenzioni già esistenti sia ai cambiamenti in campo nazionale che alle nuove esigenze che si manifestano: dai fondi privati e complementari, assicurandone la portabilità, fino ai meccanismi della totalizzazione. Lo stesso impegno richiede il riconoscimento delle qualifiche professionali e dei titoli di studio. Nella prospettiva di superare al più presto anacronistiche distinzioni tra pensioni pubbliche e private, tra categorie di lavoratori”.

“Nella mozione – prosegue Fedi – chiediamo, inoltre, che venga istituito un tavolo tecnico che veda la presenza dei rappresentanti dei Ministeri interessati, dell’INPS e dei patronati nazionali con il preciso compito di monitorare lo stato delle convenzioni bilaterali di sicurezza sociale in essere. Si tratta di verificare la loro compatibilità con le modifiche intervenute nel nostro sistema previdenziale e la eventuale conseguente necessità di rinegoziarle sulla base di nuove esigenze di tutela internazionale. Poniamo, inoltre, l’esigenza di stipulare nuovi accordi di sicurezza sociale, a fronte dell’aumentata mobilità internazionale di lavoratori e lavoratrici sia in uscita che in ingresso in Italia, completando il quadro giuridico di salvaguardia dei diritti sociali”.

“Con le convenzioni bilaterali non riconosciamo unicamente diritti previdenziali, consentendo la totalizzazione tra periodi di contribuzione versati in Paesi diversi o la portabilità, cioè la possibilità di esportare la pensione contributiva: parliamo del diritto ad aver riconosciuti “lavoro svolto” e “contributi versati”. Vi sono importanti implicazioni che riguardano i diritti e i doveri delle persone, riconoscendo che esse oggi, nella protezione umana come nella tutela previdenziale e nei doveri fiscali, vivono situazioni complesse che superano i confini nazionali. Un tema che si innesta nelle altre forme di tutela dei diritti umani e di protezione della persona. È la prova che diritti e doveri, anche economici, devono affermarsi in una dimensione internazionale, globale, attraverso le convenzioni bilaterali e multilaterali. Ai sostenitori della tesi secondo cui le convenzioni costano troppo, per i quali in sostanza l’Italia dovrebbe chiudersi in una sorta di splendido isolamento, ricordiamo i vantaggi economici e fiscali, il valore della reciprocità come strumento internazionale e la tutela delle persone come aspetto centrale della tutela dei diritti umani”.

“Le pensioni liquidate con la totalizzazione di contribuzione italiana ed estera al gennaio 2014 erano 793.432. A gennaio 2014 sono stati disposti a favore di pensionati all’estero 358.210 pagamenti pensionistici. Quindi circa il 50% delle pensioni in regime internazionale è liquidato sulla base di contribuzione italiana e di Paesi dell’Unione Europea, ai quali comunque si applica la normativa UE di sicurezza sociale. Alla luce di questi dati, è davvero incomprensibile l’eliminazione dell’unità di consulenza per la sicurezza sociale del Ministero degli affari esteri, strumento di ricerca, consulenza e progettazione per l’avvio dei negoziati bilaterali”.

Per Fedi “è indispensabile, inoltre, superare ogni ingiustificata distinzione tra lavoratori pubblici e privati, sia in termini previdenziali che fiscali. E’ opportuno rivedere anche i modelli OCSE, spesso superati e da aggiornare. L’esperienza di questi anni dimostra che lo scambio di informazioni, a livello previdenziale e fiscale, migliora sia il sistema di pagamento delle pensioni in termini di equità che il regime fiscale in termini di contrasto a elusione ed evasione. Lo scambio di informazioni garantisce, in sostanza, la trasparenza e la legalità nazionale ed internazionale dell’intero sistema delle Convenzioni bilaterali.
Un altro aspetto sentito è quello del miglioramento del regime dei cambi al fine di assicurare efficienza e trasparenza nei pagamenti extra-Euro. Le stesse modalità di pagamento su conto corrente, le procedure di verifica dell’esistenza in vita e la verifica annuale dei redditi devono migliorare. In sostanza, i miglioramenti nei rapporti con la pubblica amministrazione, con l’INPS, con la Citibank per le pensioni pagate nel mondo, devono essere in linea con le migliori pratiche amministrative e con l’agenda digitale e per la comunicazione elettronica, che ci vede impegnati in Italia. Nella convinzione che il principio di parità di trattamento debba essere esteso anche alle procedure burocratiche e amministrative”.

“Un punto nodale, infine, è il ruolo insostituibile, all’estero e in Italia, dei Patronati. Una convenzione che affidi ai Patronati, nel ruolo di sussidiarietà che già svolgono accanto alla rete consolare, funzioni di ulteriore assistenza e sostegno ai nostri connazionali stabilmente residenti all’estero, ai nuovi migranti che si spostano nel mondo – conclude l’eletto all’estero – e anche alle imprese nei rapporti previdenziali con gli istituti locali, darebbe un forte segnale di rinnovato interesse in questo settore”.

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