Italiani all’estero, Farina (Pd) interroga ministro Pubblica Istruzione: il caso della Scuola Svizzera di Roma

La Scuola Svizzera a Roma ha suscitato l’interesse della politica italiana. L’on. Gianni Farina (Pd) ha presentato un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) partendo da un fatto di cronaca che ha visto protagonista proprio l’Istituto scolastico paritario elvetico frequentato da oltre 400 allievi di diversa nazionalità.  Si tratta di un episodio, del quale si sono occupati sia il Corriere della Sera sia la Repubblica, che ha rischiato di compromettere addirittura le relazioni statuali tra la Svizzera e la Turchia per un’iniziativa di un insegnante di tedesco che ha utilizzato un testo ritenuto da molti genitori offensivo nei confronti della comunità turca. Il dettato impartito agli allievi della terza media conteneva la seguente frase incriminata: «Per la maggior parte dei turchi le donne sono fatte per essere sposate e per fare figli. Ragion per cui trovano sia inutile avere un’istruzione».

I genitori hanno portato il Consiglio di amministrazione della Scuola Svizzera a prendere posizione per sottolineare «la bontà del progetto didattico, fondato sul pluralismo culturale, etnico e religioso, sulla tolleranza, sul dialogo» e «ad esprimere il rammarico per le incomprensioni createsi nella comunità scolastica, condannando senza alcuna riserva di ogni forma di discriminazione o di comportamento xenofobico».

Un fatto scolastico si è trasformato in caso diplomatico che ha visto il coinvolgimento dell’ambasciata della Turchia di Roma e conseguentemente dell’ambasciata svizzera: è stato messo sotto accusa un manuale dell’ordinamento scolastico svizzero del Cantone di Basilea per contenuti xenofobi e offensivi contro la Turchia. In seguito a questa vicenda, il docente di tedesco, ha rassegnato le sue dimissioni dalla scuola svizzera, pur non precisando che fossero dovute all’incidente didattico nel quale era incorso, e il caso pare risolto. Per l’on. Gianni Farina “il caso verificatosi nella Scuola Svizzera di Roma deve spingere le istituzioni scolastiche italiane – si legge nell’interrogazione – a riflettere seriamente sull’importanza dell’educazione interculturale nella scuola che coinvolga non soltanto istituzione scuola e allievi, ma istituzione scuola e docenti, per permettere a tutti gli operatori della scuola di affrontare adeguamente le sfide e i conflitti che nella scuola si generano”.

L’on. Gianni Farina “pur riconoscendo alle istituzioni scolastiche nazionali – scrive – di avere mostrato sensibilità a questa problematica con le circolari ministeriali espresse in questi anni (enucleate nel testo dell’interrogazione depositata alla Camera dei deputati il 28 giugno 2012, n. 4/16789), che propongono la scuola come mediatrice di culture diverse, sono molti ancora gli aspetti problematici dell’inserimento degli stranieri in classe, come dunciano gli insegnanti di essere lasciati soli ad affrontare i problemi senza una formazione specifica e senza il supporto di percorsi e materiali didattici adeguati”.

Con l’interrograzione parlamentare l’on. Gianni Farina chiede al ministro della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca, “se intende assumere adeguate iniziative per rilevare: il livello di inserimento degli allievi stranieri nelle scuole italiane; il rispetto del limite del 30 percento nelle classi entrato in vigore nell’anno scolastico 2010-2011; i casi di discriminazione di carattere razziale, religioso e culturale denunciati da genitori di alunni stranieri; la percentuale di allievi stranieri bocciati; gli accordi e i trattati stipulate con i principali Paesi di provenienza degli alunni stranieri nelle scuole italiane (Marocco, Albania, Romania, Cina, Serbia, Filippine Ecuador e altro), secondo gli obiettivi più volte annunciati dallo stesso Ministero”.

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