Italiani all’estero, ecco quel che resta della Rai nel mondo – di Egidio Negri

Nata per diffondere il meglio della Rai nel mondo. Ma dal 2012 solo “repliche”. La dirige Claudio Cappon per oltre 600 mila euro annui. Dopo la chiusura di Rai Corporation un altro colpo all’internazionalizzazione del servizio pubblico. Rai World Spa è diventata “l’ancella” estera e povera della tv di Stato. Nata nel febbraio del 2003 con il nome di NewCo Rai International, ha per oggetto sociale «la produzione, la coproduzione, l’acquisto totale o parziale di programmi radiofonici e televisivi e la relativa distribuzione all’estero». Il tutto compatibilmente con i mezzi consentiti dalla tecnologia attuale e futura (il che significa che il sistema di distribuzione dovrebbe essere costantemente aggiornato e perfezionato). Attualmente è utilizzata la trasmissione satellitare, via cavo e il web. Rai World, per compiere la propria mission, può avvalersi anche di accordi con altre società, sia italiane che estere. Si tratta di una società “suddita” e strumentale della Rai Holding. Se ritorniamo alla definizione dell’oggetto sociale notiamo che si parla di «produzione e coproduzione». Tuttavia, dal 2012, Rai World non produce più nulla. Dal 1 gennaio del 2012, in seguito al piano “Salva Rai”, approvato all’unanimità dal cda, sono cessati i programmi autoprodotti. Dunque ci si limita solo a veicolare nel mondo il meglio della Rai. In passato Rai World produceva canali tematici autofinanziati come Salute! e Yes! Italia (volto alla promozione del Made in Italy e del turismo nel Belpaese). Entrambi sono stati chiusi, rispettivamente a marzo del 2010 e a gennaio di quest’anno. Il comando della società è affidato al cda che può compiere tutti gli atti necessari per il raggiungimento dell’oggetto sociale. Il Consiglio, nominato nell’estate del 2010, formato da 5 membri, resterà in carica fino alla fine del 2012. I consiglieri sono Claudio Cappon (anche ad), Giovanni Galoppi, Antonio Bettanini, Manuela Maffioli, Maria Renzoni Daniele, Mario Benotti (anche dg e procuratore).

Un piccolo approfondimento va fatto su Claudio Cappon. Egli è stato per ben 2 volte dg della Rai: dal 2001 al 2002 e dal 2006 al 2009, quando fu sostituito da Mauro Masi. Sembra che Cappon riuscì a strappare un contratto a tempo indeterminato di oltre 700 mila euro annui (allora governava Romano Prodi). Di questi 600 mila di stipendio fisso. Stiamo parlando di quella parte dell’ingaggio che Cappon continua a percepire come ad di Rai World e ha continuato a percepire anche quando fu sostituto da Masi, rimanendo senza incarico in Rai per vari mesi.

Tornando a Rai World, il suo capitale sociale è di 1,3 milioni di euro, diviso in altrettante azioni. Tutto di proprietà della Rai. È interessante notare che la società ha solo 2 dipendenti. Si potrebbe ipotizzare che delega o subappalta gli incarichi ad altre società. Ma è solo un’ipotesi. C’è da precisare che, fino a circa 4 mesi fa, esisteva un’altra società “simile”a Rai World. Stiamo parlando di Rai Corporation. Questa era una società, sempre della Rai, che produceva e distribuiva programmi radiofonici e televisivi del proprio gruppo negli Usa. Rai Corporation è stata fondata nel lontano 1960. Gli oltre 50 anni di storia non sono serviti per intenerire l’austero piano di riduzione dei costi. Ecco che, a cavallo tra 2011 e 2012, il cda ha deciso di vendere la società e licenziare i 38 dipendenti. Il 12 aprile 2012 è stato l’ultimo giorno di lavoro. Dopo la chiusura tutti i beni della società sano stati messi all’asta on line (dalle apparecchiature di ripresa, agli strumenti satellitari, alle scrivanie). La vendita è avvenuta dalle 7 del mattino del 2 maggio 2012 alle 10 del 3 maggio 2012. Sembra lecito un dubbio: «Quale società si occupa della diffusione della Rai negli Usa?» L’allora dg Rai, Lorenza Lei, in varie interviste ha dichiarato che la chiusura non costituisce un depotenziamento delle attività dell’azienda all’estero, ma è solamente una variazione del modello di produzione. Peccato che negli stessi mesi anche Rai World è stata “ridotta all’osso”.

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