Italiani all’estero, congresso MAIE Europa: i commenti a margine dell’incontro di Verona

Verona – “Ci stiamo riprendendo, la nostra immagine è offuscata a livello politico ma, dal punto di vista culturale, stiamo ripartendo anche grazie alle nuove generazioni”. È quanto ha dichiarato Fucsia Nissoli Fitzgerald, coordinatrice Maie New England, a margine del congresso europeo svolto a Verona sabato 27 ottobre. “Sono arrivata in America ventitre anni fa, quando ancora c’era un’immagine della donna italiana sempre in casa a cucinare, adesso non e’ più così”. “L’imprenditoria non è sostenuta dal governo – ha aggiunto la coordinatrice – credo davvero nel Maie, ma bisogna unire le due Italie per far sì che chi vive in Italia apprezzi quello che noi facciamo all’estero. Anche la chiusura di Rai International è vergognosa, per i connazionali era un punto di riferimento”.

Il rammarico per la vicenda di Rai Internazionale era presente anche nelle parole di Francesca Alderisi, volto noto e familiare per tutte le famiglie emigrate all’estero. “Il valore aggiunto che vedo nel Maie risiede nella condivisione di un progetto comune tra tutti gli aderenti. Rai Internazionale? Ha definitivamente chiuso, é veramente triste e per me é un dolore che non si rimarginerà, quando vado all’estero i connazionali mi manifestano la loro delusione. Purtroppo non si tornerà più ai tempi d’oro della Rai, il mio sogno a questo punto é che qualcun altro possa capire questo potenziale e investire e sono certa che gli italiani nel mondo premieranno chi lo farà con numerosi abbonamenti”.

“Gli italiani sono orfani di una programmazione che faceva loro da focolare – ha concluso Francesca Alderisi -, il canale era acceso ventiquattro ore al giorno e faceva da ponte per la lingua. La Rai resta e resterà sempre il mio sogno, il problema è che Rai Internazionale e’ una tv fatta dagli italiani in Italia ma è rivolta a chi vive all’estero, è sbagliato il punto di partenza. Il mio sogno è che la Rai torni a credere in questo”.

Ricorda la portata storica e culturale dell’associazionismo Giordano Gardelli, coordinatore Maie in Belgio e responsabile provinciale Acli Limburgo. “L’associazionismo ha un valore fondamentale e mi sono avvicinato al Maie proprio per la sua provenienza da questo mondo. Vivo nella zona della vecchia emigrazione delle miniere, il problema più grande da noi è far riavvicinare i giovani poiché si registra un forte distacco con le vecchie generazioni”.

Secondo Gardelli “in Belgio esistono due realtà, l’emigrazione storica e i semitrasferiti, ossia i giovani che vengono per l’Erasmus o per lavorare nel Parlamento europeo, con loro non abbiamo rapporti, mantengono la residenza italiana ma vivono a Bruxelles. Il Maie dovrebbe farsi carico di questa emigrazione sommersa in modo che giovani italiani in Belgio siano partecipi e non sommersi, avvicinandosi a Comites, Cgie e vecchia emigrazione. In Belgio – ha annunciato infine Gardelli – ci stiamo operando perché il Maie venga accreditato come lobby presso il Parlamento Europeo, così da avere accesso e poter interloquire con i vari parlamentari. È giusto che il Maie abbia un corrispondente in seno all’europarlamento, dobbiamo sapere cosa succede a livello comunitario”.

“Abbiamo tanti problemi sul territorio, gli italiani sono tagliati fuori e anche il consolato non ci considera, tanto che ai ristoratori manca un vero riconoscimento” è stata la lamentela di Corrado Matera, ristoratore e coordinatore Maie Friburgo.

La gastronomia, evergreen dell’eccellenza italiana all’estero, ha trovato spazio anche nelle parole di Carlo Brusa, coordinatore Maie Parigi da ventisette anni in Francia. “È necessario creare una guida e dei premi per i ristoranti italiani, il problema non è creare un comunitarismo ma un’unione comune, oggi c’è la guida Michelin, francese, per giudicare i ristoranti italiani. L’arte culinaria e i vini italiani ci pubblicizzano nel mondo, le eccellenze italiane esistono e devono essere valorizzate. Non possiamo sempre criticare il nostro Paese, dobbiamo creare un sistema alternativo”.

“Abbiamo una lingua favolosa, siamo il pozzo della cultura nel mondo, la mondializzazione moderna significa esportare la nostra arte, i francesi organizzano le mostre di Leonardo e noi non abbiamo un ente che lo faccia all’estero, è assurdo. Ripartiamo dai nostri caratteri distintivi ed esclusivi – ha esortato, infine, Brusa – abbiamo la fortuna di avere una grande storia, facciamola fruttare”.

“Ritengo inutili le ambasciate, abbiamo bisogno solo di un buon consolato e di un sostegno da parte del governo italiano nelle iniziative di business – ha spiegato Ezio De Crignis del Maie Bulgaria -, in Bulgaria si costruiscono strade e ferrovie, gli italiani sono i primi partner dei bulgari. Visto che il Maie è un movimento culturale, voglio sottolineare l’esigenza di avere una scuola per i nostri figli, è assurdo che non ci sia una scuola italiana ma esistano quelle tedesche o inglesi”.

“L’esigenza principale delle nuove generazioni è vivere in un paese sfeudalizzato, l’Italia é un paese feudalizzato, se vai all’estero alzi il telefono e parli con chiunque, non c’e’ il diaframma di qualcuno che ti raccomandi o ti presenti chi conta. Qui anche una Onlus di due persone diventa un bunker impenetrabile”, è stato il deciso commento di Manuel De Teffé, rappresentante Maie per le nuove generazioni.

“I problemi degli italiani in Inghilterra sono quelli comuni – ha spiegato Luigi Billé componente delle associazioni per la Gran Bretagna -, anche se per una certa fascia di età ci troviamo di fronte situazioni come quella ben nota della City Bank. In Inghilterra, e in particolare nella circoscrizione di Londra, stanno arrivando molte giovani leve, una massa di giovani qualificati, non solo cervelli in fuga ma anche manodopera specializzata, che non si identificano nell’emigrazione italiana, non si iscrivono all’Aire, vivono in un mondo cosmopolita e non si legano ne’ a noi ne’ si identificano nell’italianità”.  “È successo anche a me – ha raccontato Billè -, l’italianità non era una cosa alla quale facevo riferimento all’inizio, poi ho avuto una crisi di identità. Sono in bilico tra vecchie e nuove generazioni e, quindi, capisco questi giovani e cerco di consigliare loro come ambientarsi nel nuovo paese senza dimenticare quello di provenienza, altrimenti ci ritroveremo una massa italiana che non si identifica in nulla”.

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