Italiani all’estero, cittadinanza italiana sia battaglia comune – di Emanuele Esposito

In questi giorni è sorta una polemica tra i maggiori partiti rappresentati all’estero, il MAIE e il Pd, sulla questione della tassa sulla cittadinanza. Entrambi dicono la stessa cosa ed entrambi vogliono dire l’ultima parola, cioè accaparrarsi l’appartenenza della petizione o semplicemente dire "abbiamo iniziato noi a portare avanti questa battaglia".

A mio parere, per una volta, almeno in questa occasione, dovrebbero riuscire a trovare un punto in comune e impegnarsi insieme a favore di questa iniziativa che io trovo sia, tra le tante, la vera battaglia da condividere. E vorrei sapere quando si smetterà di prendere in giro gli italiani all’estero: dal 2006 ad oggi, in dieci anni, non si è portato a casa un granché; qualcuno su questo punto mi dirà che senza i parlamentari esteri i fondi alla cultura, per esempio, sarebbero la metà di quelli erogati oggi. Sarà anche vero, ma quanto ci è costato tutto questo? Paghiamo 18 parlamentari solo per difendere i fondi per la cultura? Che fine hanno fatto le proposte per la cittadinanza?

Nonostante io abbia un milione di dubbi sulla rappresentanza estera, ritengo che serva che rimanga anche in Senato, per questo voto no al referendum costituzionale. Ci vorrebbe una riforma più completa e più efficiente per la rappresentanza estera. Comites, CGIE e tutte quelle istituzioni riguardanti cultura, commercio estero e pensionistica io li accorperei in un unico soggetto, sul modello inglese del British Council, dove, oltre a fare cultura, si possano inserire gli uffici di rappresentanza eliminando così tutti gli sprechi; un unico ente dove ci sono corsi per i ragazzi italiani che vanno all’estero, problemi legati alle pensioni, promozione del Made in Italy. Bisogna eliminare camere di commercio, ICE e i doppioni inutili di istituti di cultura, senza contare i patronati che ormai sono più numerosi degli stessi pensionati.

Questi sono i veri argomenti di cui un rappresentate estero dovrebbe occuparsi facendo fronte comune con tutte le forze politiche presenti all’estero; se poi un’iniziativa buona come quella della tassa sulla cittadinanza viene da un pinco pallino qualunque, va appoggiata senza se e senza ma, perché solo se si è uniti le cose si ottengono; chissenefrega se è stato il MAIE o il Pd a far partire la petizione, quello che  interessa è che questa petizione possa avere un seguito per il bene degli italiani all’estero: diteci solo quando iniziate a lavorare in modo serio e collaborativo.

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