Italiani all’estero, CGIE al governo: le plenarie a Roma restino due

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Meglio dare priorità alle assemblee continentali o alla plenaria a Roma? Interrogativo su cui il Consiglio Generale degli italiani all’estero ha discusso molto. Alla fine si è deciso per una impostazione “centralista”, piuttosto che “localistica”. Dunque, due assemblee plenarie annue a Roma. Il CGIE si batterà per questo, e affinché la rappresentanza di almeno i ventidue Paesi già presenti all’interno dell’attuale composizione venga confermata. Il nuovo parere che verrà inviato al governo, votato a maggioranza, mette un forte accento su questi due punti.

Dal governo era arrivata al CGIE la proposta opposta: una sola plenaria a Roma, più presenza oltre confine con le assemblee continentali. Elio Carozza, segretario generale, l’aveva difesa con forza, ma tanti consiglieri non si sono trovati d’accordo sulla proposta del governo, e qualcuno ha spinto per chiedere l’annullamento dell’iniziale parere positivo, come Mariano Gazzola (Argentina): "Con la proporzionalità della rappresentanza molti Paesi resterebbero fuori, alcune commissioni si ridurrebbero della metà. Bisogna dichiarare nullo il parere formulato al governo, per via della mancanza del presupposto dell’urgenza".

Inoltre, per la maggior parte dei consiglieri abolire la seconda plenaria vorrebbe dire snaturare lo stesso CGIE. Primo Siena, per esempio, ha spiegato che dare maggiore peso alle commissioni continentali del CGIE rispetto alle plenarie è sbagliato "perché le continentali rimangono a livello decisionale troppo localistiche, e spesso ciò che viene deciso lì si annacqua molto quando viene riportato in sede plenaria. Credo sarebbe importante semmai che si svolgessero a Roma in occasione delle plenarie, in modo da avere un maggiore raccordo, e poco importa se a quel punto servisse una plenaria in più".

Anche secondo il consigliere Gian Luigi Ferretti la plenaria a Roma è più importante: “l’essenza del Cgie è che i rappresentanti eletti vengono a Roma a portare le proprie necessità e a confrontarsi tra di loro, avendo la minima possibilità anche teorica di venire a farsi sentire dai palazzi della politica, per cui dobbiamo assolutamente mantenere le assemblee plenarie, supportate dagli studi utilissimi delle commissioni tematiche. Per me le commissioni continentali sono un di più da ‘periodo delle vacche grasse’ e per di più non hanno portato a grandi risultato e danno una immagine non buona del CGIE all’estero”.

Intanto, Claudio Micheloni, senatore Pd eletto oltre confine e presidente del comitato delle questioni degli italiani all’estero del Senato, intervenendo al CGIE ha detto: “In questo momento ci sono in Italia persone che vedono nelle rappresentanze degli italiani nel mondo un intralcio, non solo quelle del Cgie ma perfino quelle del Parlamento”. Per Micheloni è “inaccettabile che di fatto verrà effettuata una riduzione ‘sorda’ dei Comites. Non escludiamo un lavoro autonomo del Senato – ha concluso -, e di proporre altri testi per garantire la sopravvivenza dei Comites, perché al momento non ritengo che questa sia garantita".

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