Italiani all’estero, Arcobelli (CTIM): ‘Comites? Molti parlamentari non hanno idea di ciò che fanno’

Vincenzo Arcobelli, coordinatore del CTIM Nord America, dopo aver letto su ItaliaChiamaItalia l’articolo in cui si parla delle nuove norme relative alle elezioni dei Comites, ha deciso di dire la sua e commentare su Facebook, e in calce all’articolo stesso.

In una email al nostro direttore, Ricky Filosa, a proposito del rinnovo dei Comites, scrive: “Vedo un’opportunità di parte politica e non un vantaggio per le nostre collettività. Tutti vorremmo andare a votare e rinnovare gli organismi di Rappresentanza nel più breve tempo possibile, ma nei modi più giusti e consentendo a tutti i cittadini il proprio dovere/diritto”.

Arcobelli quindi si rivolge a Laura Garavini, deputata Pd, eletta nella ripartizione estera Europa: “Cara On. Garavini, con quale fantasia afferma che ‘si tratta di una vera svolta’ e ‘non più politiche contro gli italiani all’estero’? Per quanto mi riguarda, il risultato raggiunto di andare alle elezioni per il rinnovo dei Comites con l’attuale legge senza essere stata riformata nel corso degli anni, è frutto di una incapacità di molti parlamentari eletti all’estero e di un disinteresse da parte dei Governi (di ogni colore) che si sono succeduti dal 2006 ad oggi, per le varie problematiche che interessano gli Italiani all’estero”.

Elezioni come quelle che si prospettano, secondo Arcobelli fanno comodo solo a “un partito in particolare” e “ai suoi discepoli appartenenti a patronati”, oltre che a “membri del Cgie affiliati alla vostra corrente partitica”.

“Nessuno mette in dubbio che tra gli addetti ai lavori ci sia una forte volontà di andare a votare. Ma accelerare il processo di rinnovo senza rinnovo, senza una riforma, è come dire ‘andiamo alle elezioni, così si dimostra che il Governo Renzi (Pd) ha interesse per gli italiani all’estero’ – cosa fra l’altro non vera e dimostrabile con i fatti -, senza tener conto invece di alcuni punti fondamentali che sono stati sottolineati nella lettera che Comites e CGIE Usa hanno inviato nei giorni scorsi al ministro degli Esteri, Federica Mogherini”.

Secondo l’esponente Ctim “porre il limite da 50 a 30 giorni per la richiesta del plico potrebbe aprire la strada ad un dubbio costituzionale, in quanto qualsiasi cittadino italiano secondo l’art.48 della Costituzione ha il dovere civico ma anche il diritto di poter esprimere democraticamente, liberamente e segretamente il proprio voto. Quindi, come si fa in Italia, non si dovrebbe impedire o vietare di votare al cittadino italiano avente diritto che si presenta al Consolato anche nell’ultimo giorno previsto per le elezioni”.

Arcobelli punta il dito contro “molti dei parlamentari che siedono nelle commissioni Esteri di Camera e Senato”, che secondo lui “non hanno la più pallida idea delle realtà e dei territori in cui risiedono le comunità italiane. Ecco perché sarebbe stato opportuno ascoltare di più e prendere in considerazione tutte le varie proposte presentate dai Comitati di Base e dal Cgie all’attenzione delle Autorita’ competenti, inclusi i Comitati per le questioni degli italiani all’estero di Camera e Senato. Il contenuto condiviso in una lettera recentemente trasmessa al Ministro degli Esteri ed ai Dirigenti del MAE credo che rappresenti al meglio la voce della Rappresentanza dei Comites e Cgie negli USA”.

Non è finita qui. Secondo il connazionale residente in Usa è stato “inopportuno aver modificato il comma 3 della legge 286/2003 per la non sottoscrizione per i partiti o movimenti politici. Sono stato e sono del parere, come ci aveva indicato tanto tempo fa Mirko Tremaglia, che i partiti e la partitocrazia dovevano stare fuori dalle competizioni elettorali di base per gli Italiani nel Mondo, mentre veniva fortemente auspicata la forte presenza di una rappresentanza proveniente dal mondo dell’associazionismo di emigrazione, culturale, scientifica dei giovani e di tutte le realtà apartitiche italiane”.