Italia, un paese che va al contrario (VIDEO) – di Carlo Di Stanislao

Conoscono, evidentemente, molto bene la teoria del tempo relativo e dilatato di Einstein, i nostri politici di tutti gli schieramenti, se ancora una volta e nonostante il difficile periodo, riescono a dilazionare  i tagli ai loro stipendi. Oppure, la loro faccia tosta è superiore ad ogni immaginazione, se ancora difendono, con mille trovate, i loro stipendi da  oltre 16mila euro al mese, ben più di francesi (13.500), spagnoli (4.630),  tedeschi (12.600), olandesi (10.000) e austriaci (8.650), con un minimo del 20  ed un massimo del 400% in più,  rispetto a tutti gli altri parlamentari di ogni paese civile. La conclusione della relazione del gruppo incaricato di redigere il rapporto per consentire di decidere sui possibili risparmi in merito agli stipendi dei politici, è stata che il tempo è insufficiente per il lavoro e, pertanto, gli stipendi restano invariati.

La commissione si è difesa dicendo che la regola sugli stipendi dei parlamentari è talmente complicata, arzigogolata, complessa, che rivederla è una vera impresa, anche perché, pare, siano stati raccolti dei dati che potevano mettere nei guai gli esperti della commissione e pertanto la stessa ha deciso di non decidere.  Sarebbe come se, di fronte ad un intervento vitale e complicato, l’equipe chirurgica se la cavasse con un comunicato in cui dice: “è troppo difficile operare”, lasciamo che la progressione dello sfacelo divori per intero il paziente. E così, non solo gli stipendi, ma anche i vitalizi restano sproporzionati rispetto alla media europea, con ogni parlamentare che riceve, dopo cinque anni di mandato, ora sostituito dalla pensione con metodo contributivo, 2.486 euro al mese, mentre per lo stesso periodo in Francia,  vengono corrisposti  780 euro,  con un versamento del 10,5% dell’indennità legislativa.

E’ notizia di ieri che un pensionato di Bari si è gettato dalla finestra della sua abitazione al quarto piano,  perché l’Inps gli avrebbe notificato un esborso non dovuto e per il quale ne chiedeva la restituzione. Ed è notizia di questi giorni che alcune delle tasse imposte dal Governo Monti avranno data retroattiva per il 2011. L’unica cosa che non si riesce a fare in Italia è rendere più equa la retribuzione per certe caste da sempre in grado di salvaguardarsi.

Le tabelle sulle “misere” indennità sono state pubblicate dalla Commissione Giovannini e rese disponibili sul sito web della Funzione Pubblica, ma di fatto, la Commissione guidata dal presidente Istat Enrico Giovannini e che doveva consegnare il confronto fra le retribuzioni parlamentari in sei diversi paesi Europei, da consegnarsi  entro il 31 marzo 2012, non ha portato e sa che non porterà a nulla di concreto, cavandosela dicendo che  “nonostante l’impegno profuso e tenendo conto dell’estrema delicatezza del compito ad essa affidato, nonché delle attese dell’opinione pubblica sui suoi risultati, la Commissione non è in condizione di effettuare il calcolo di nessuna delle medie di riferimento con l’accuratezza richiesta dalla normativa”. Non davvero un bel momento per i politici di una Nazione chiamata a vistosi sacrifici e nel suo discorso di fine anno, a reti unificate e di fronte a 13 milioni di telespettatori, Napolitano dice che “unita l’Italia può farcela”: una frase che appare ora poco credibile.

Consensi e apprezzamenti al discorso sono arrivati da tutti i leader e le forze politiche, tranne che dalla Lega e  tra i primi a congratularsi con Napolitano c’è stato il presidente del Consiglio Mario Monti che lo ha ringraziato per avere dato al governo “buone indicazioni di lavoro” e per aver detto ai cittadini a cosa sono finalizzati gli sforzi che vengono richiesti. Ma ora vorrei sapere se Napolitano avrà da commentare le conclusioni della Commissione Giovannini, mentre si preparano giorni caldi su temi duri e cruciali come le liberalizzazioni ed il lavoro.

E’ un’Italia assurda questa di oggi, dove la più parte dei cittadini tira la cinghia ed il governo si appresta a spendere, entro il 2015, 13 miliardi per acquistare nuovi aerei dall’America e dove uno studio dell’Università D’Annunzio di Chieti, dice che L’Aquila, città annientata dal terremoto ed imbruttita dagli interventi successivi, supera Teramo, rimessa a nuovo a fior di milioni di euro pubblici, decresce, per la qualità della vita. Sarebbe come dire  che fra un nugolo di macerie circondato dal brutto profilo di case di legno o costruite senza alcuna armonia e che attende i soldi che gli spettano per ripartire ed una città che è stata rimessa a nuovo al centro ed in periferia, con nuova dotazione di rete stradale, è da preferirsi largamente la prima.

In questa Italia a rovescio e sottosopra, i parlamentari non si tassano di un centesimo, mentre ogni restante famiglia paga una bolletta di 2.458 euro in più all’anno, con un aumento del costo energetico del 26,5% negli ultimi 12 mesi e, per la prima volta nella storia, una tredicesima più leggera per molti (politici esclusi). Oggi si dice che l’Italia con il nuovo governo abbia alzato la testa. Forse, ma il giorno di Natale la lettura di un articolo del New York Times sull’evasione fiscale nel nostro Paese ce l’avrebbe fatta riabbassare e soprattutto c’è l’ha portata ben sotto le spalle la lettura delle conclusioni della Commissione Giovannini. 

Non possiamo sentirci né uniti né orgogliosi in questo Paese in cui, oltretutto, vieni raccontato più per quel che riesci a mostrare piuttosto che per quello che sei e continua ad essere efficace l’occupazione dell’”Isola dei Cassintegrati”, che mostra a cosa si debba ricorrere per essere non dico ascoltati, ma almeno visti.

Ha ragione Carlo Vallauri che, nel suo libro edito nel ’96 da Gangemi, “Alle radici della politica italiana. La formazione delle oligarchie. Cause e antinomie della svolta (1946-1996)”, descrive il nostro come un Paese di oligarchie politiche ed economiche, bloccato dalla "sovranità limitata” e  dalla corruttela diffusa. Il ‘politico’, platonicamente concepito, è unità  e virtù dell’eguaglianza. Ma, come già suggerisce il suo successore Aristotele, l’irrealtà del ‘politico’ è costretta nella camicia di forza del realismo della politica. Ed è per questo che l’Italia sarà sempre, credo, un paese che va al contrario.

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