Italia terremotata, la prevenzione che non si vuole fare

Dal Centro Italia, con Amatrice devastata, a Ischia, con Casamicciola distrutta. L’Italia continua a tremare ma noi non abbiamo imparato niente

E’ passato un anno dal terremoto di Amatrice che ha sconvolto ampie zone del centro Italia e il bilancio degli aiuti e della ricostruzione è obiettivamente sconfortante. Mai, da decenni, una catastrofe è stata gestita in modo così lento e contorto, tanto che i problemi appaiono ancora drammaticamente aperti in un sostanziale immobilismo delle Istituzioni che non hanno realizzato gran parte di quanto promesso, né rispettati i tempi nonostante l’abnegazione dei singoli.

Si imporrebbe un bilancio con una assunzione chiara delle responsabilità e non solo dimissioni “politiche” come quelle di Errani che sanno tanto di Ponzio Pilato.

Un altro aspetto molto negativo è stata la mancanza di trasparenza sui tempi e modi di utilizzo dei fondi raccolti con diverse iniziative umanitarie, il che ha drammaticamente convinto molti italiani sull’inutilità di donare, mancando poi rendiconti chiari degli interventi.

I risvolti burocratici che stanno rallentando la ricostruzione hanno umiliato la tradizionale generosità della gente e soprattutto quel senso di appartenenza ad una comunità nazionale che è un collante importante soprattutto nei momenti di calamità. (…)

Ischia, bellissima isola dal sapor mediterraneo, ancora colpita da un terremoto

Intanto nuova scossa a Ischia, dove un terremoto di nemmeno 4 gradi Richter – che in Giappone non farebbe neppure sollevare la testa a chi sta lavorando – ha seminato il panico con morti e feriti. Le foto mostrano quello che sanno tutti: case costruite senza regole, materiali scadenti, nessuna prevenzione.

A Ischia ci sono stati 12 terremoti importanti in 700 anni, nel 1883 ci furono più di 2.000 (duemila!) vittime, in gran parte proprio a Casamicciola. Fra queste anche tutta la famiglia del filosofo Benedetto Croce, allora diciassettenne, che fu estratto vivo per miracolo dalle macerie.

I report dicono che oggi nei sei comuni dell’isola (pensate, sei comuni per soli 46 kmq: già questa è una follia, a tutto danno di una amministrazione minimamente organizzata…) ci sono migliaia di case abusive, 2.000 domande di condono in corso, 60 ordini di abbattimento non eseguito e innumerevoli fabbricati costruiti in modo assolutamente precario, ma la storia sembra non insegnare nulla.

D’altronde, che succederà a Napoli e dintorni quando il Vesuvio si risveglierà dopo questo lungo silenzio? Si è costruito ovunque, perfino nel cratere del vulcano, milioni di persone sono a rischio, eppure non ci sono nemmeno credibili piani di evacuazione, informazioni, esercitazioni o direttive in una zona ad altissimo rischio. Peggio ancora nella zona dei Campi Flegrei, dove l’attività vulcanica è comunque costante. Quando il disastro arriverà (perchè non si sa la data, ma è certo che purtroppo avverrà una nuova eruzione) la “colpa” sarà solo della natura?

Dall’Alaska al Cile e nel Sud Est asiatico – anche in paesi poverissimi – a seguito dello tsunami del 2004 oggi sono indicate ovunque vie di fuga ed evacuazione, sulle spiagge sirene avvisano di potenziali onde anomale, la gente è informata e questa si chiama prevenzione, quella che in Italia non si vuole fare.

Terremoto Ischia, Renzi ringrazia i soccorritori e rilancia “Casa Italia”

Non è questione di destra o di sinistra: ricordo che a Ischia, quando ero responsabile del dipartimento Enti Locali di Alleanza Nazionale, 5 comuni su 6 erano amministrati dal centro-destra, così come in questi mesi parlavano di condono sia il governatore della Campania De Luca (PD) che i 5 Stelle, ma servirebbe un minimo di buonsenso.

Non si può e non si deve “condonare” in zona sismica, si rendano responsabili personalmente e penalmente per decenni tutti coloro che costruiscono o controllano se le strutture sono a norma, non si diano contributi per immobili non antisismici, si istruiscano turisti e cittadini.

Sono regole di buon senso, di logica prima ancora che di buon governo; eppure è un perenne parlarsi addosso senza prendere decisioni impopolari perché la politica – e soprattutto quella campana – sembra vivere solo di voto di scambio e nessuno vuole quindi essere impopolare.

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