Italia, quando la malagiustizia dilaga – di Leonardo Cecca

La politica nostrana fatta di clientelismo, di cambia casacca e di cerca poltrone, può tirare un sospiro di sollievo, in quanto nel triste spettacolo è stata superata alla grande dalla malagiustizia. Nel settore della giustizia episodi eclatanti per la loro stortura capitano tutti i giorni, ma quanto è accaduto in questi ultimi due è veramente vergognoso.

A 24 anni dal delitto di via Poma, dopo un susseguirsi di indagati, perizie e controperizie, condanne ed assoluzioni, la Corte di Cassazione assolve l’ultimo imputato. Possibile che sia necessario tanto per arrivare ad una conclusione? Gli inquirenti in questi anni sono stati pagati per svolgere il proprio lavoro oppure lo facevano gratis nei ritagli di tempo? C’è proprio da chiedersi se sono degli incapaci o degli irresponsabili.

L’altro scandaloso episodio riguarda il Generale Pollari, ex capo del Sismi, accusato di aver aiutato la Cia a rapire quel "galantuomo" di Abu Omar, noto predicatore islamico con la passione per la jiad contro l’Occidente. Che delitto infame! Che Pollari non avesse recepito il senso dell’integrazione sbandierata dalla sinistra? Pollari e collaboratori, fedeli servitori dello Stato e rispettosi fino in fondo del senso del dovere, non hanno mai potuto difendersi in quanto, come disse Pollari, "se potessi parlare dimostrerei la mia innocenza in un secondo". La magistratura, però, forte di un potere dilagante e sentendosi padrona di tutto, voleva entrare nei meandri più segreti dello Stato, ma, finalmente, in uno sprazzo di saggezza, la Cassazione ha stabilito che c’è una zona in cui la magistratura non può spingersi, neanche se deve indagare su fatti assai gravi, ed è la zona che il potere politico sceglie di coprire con il mantello del segreto di Stato, che vige in tutti i Paesi.

Sempre a proposito di Stato democratico, come è possibile che tutti quelli che sbagliano, come è giusto, siano chiamati a pagare, mentre i magistrati sono pressoché immuni, tanto da comportarsi da despoti? Ma che giustizia è mai questa? Non la condividerebbero nemmeno le tribù più sperdute dell’Amazzonia che qualcuno definisce incivili. Napolitano, di fronte a questi casi eclatanti, come mai non dice nulla? Che abbia rinunciato alla veste di Presidente del CSM?

A proposito di arroganza e di piccolezza di certi magistrati, mi viene in mente la penosa figura che fece un certo Di Pietro, magistrato noto per la sua arroganza e strafottenza nei confronti degli imputati, che abitualmente derideva facendo loro ascoltare il tintinnio delle manette, quando, per sventura, finì sulla sedia degli imputati: alle domande che gli venivano rivolte rispondeva con balbettii e si giustificava  affermando: "sono un uomo". Ecco un breve ma, credo, esauriente spaccato della malagiustizia che imperversa impunita e riconosciuta come tale dall’alto del Quirinale solo quando viene scalfita la "riservatezza" del Suo inquilino.