Italia Paese di merda, Silvana Mangione rifletta – di Antonio Gabriele Fucilone

Cari amici ed amiche, leggete questo articolo scritto da Ricky Filosa, direttore di "ItaliaChiamaItalia", intitolato "Ecco perché l’Italia è un Paese di merda"; articolo che è stato scritto in risposta a Silvana Mangione, membro del Consiglio Generale degli Italiani all’estero, che aveva scritto un articolo intitolato "Presidente Berlusconi, l’Italia non è un Paese di merda!", articolo con cui aveva criticato il presidente Berlusconi che, in una telefonata privata ed intercettata, aveva definito l’Italia un "Paese di merda". Come il direttore Filosa, del quale condivido tutto quanto l’articolo, vorrei dare una risposta garbata alla signora Mangione.

Innanzitutto, già il fatto che si intercettino delle telefonate private e che le si pubblichino dimostra che c’è qualcosa di veramente anomalo (e squallido) in questo Paese. Non è possibile che la privacy delle telefonate venga sistematicamente violata e che tutti i contenuti (anche quelli privati e che nulla hanno a che fare con le indagini) vengano pubblicati sui giornali o che finiscano nei telegiornali. Non ci si rende conto che così vengono rovinate delle vite?

Inoltre, è evidente che qui ci sia anche uno squilibrio tra politica e magistratura. Una parte di quest’ultima tende a fare politica. L’esempio fatto dal direttore Filosa (quello che parla della vicenda di Clemente Mastella, Ministro di Grazia e Giustizia del Governo Prodi) lo dimostra. La vera democrazia si fonda sull’equilibrio tra magistratura e politica. Ergo, la politica faccia la politica e la magistratura faccia la magistratura.

Riguardo a noi giovani, alla signora Mangione voglio dire una cosa. Come ha giustamente detto il direttore, molti di noi devono vivere con degli stipendi di 400 o 500 euro al mese, senza i contributi e lavorando per otto ore, sei giorni su sette, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, rimangono disoccupati, come me.  Alla signora Mangione vorrei fare questa domanda: sa perché c’è questa situazione? Il motivo è molto semplice. In passato non si riformò il mercato del lavoro e tutto ciò che ruota intorno ad esso, per fare contenti i sindacati. Oggi queste riforme servono e quando il Governo le vuole fare, arrivano i sindacati che (con le opposizioni) iniziano a protestare. In pratica, noi ci troviamo di fronte ad un Paese fermo e che ha bisogno di riforme in cui, però, chi ebbe privilegi in passato fa di tutto per impedire che si facciano, mantenendo lo status quo, che, purtroppo, garantisce chi in passato beneficiò di quella situazione. Lo stesso discorso vale anche per le riforme strutturali, come ad esempio federalismo o privatizzazioni. Io, ad esempio, sarei favorevole a privatizzare varie strutture, da quelle che gestiscono i servizi idrici alla RAI. I cittadini avrebbero molto da guadagnarci. Purtroppo, c’è chi non vuole tutto ciò ed il cittadino paga. Chi da questo sistema ottenne dei vantaggi, difficilmente vorrà cambiare perché sarebbe costretto a rinunciarci.

In questo Paese manca la meritocrazia. Purtroppo, non vanno avanti i migliori ma chi ha "appoggi". L’esempio è l’università, verso la quale è stata fatta una riforma che, guarda caso, è osteggiata dai "baroni" che fino ad ora hanno fatto il bello ed il cattivo tempo. Ne parlai sul mio blog "Italia e mondo", nell’articolo del 21 dicembre del 2010, quello intitolato "Giovani dite no alla violenza!". Pensate alla vicenda di Norman Zarcone, il ventisettenne palermitano che si suicidò, gettandosi dal balcone della Facoltà di Lettere dell’Università di Palermo perché vide che ogni opportunità gli fu tolta da altri che ebbero dei vantaggi dal sistema.

Ancora: alla signora Mangione vorrei fare quest’altra domanda. Le sembra normale che vengano definite "legittime manifestazioni del dissenso in democrazia" certe manifestazioni violente?

Prendiamo, ad esempio, quanto sta succedendo in Val di Susa. Vi sono dei comitati che protestano contro la realizzazione della ferrovia ad Alta Velocità Lione-Torino, un’opera che fa parte di un progetto europeo che contempla la costruzione di un lungo asse ferroviario che unisce Lisbona a Kiev. Io penso che l’unica motivazione che possa rendere impossibile le realizzazione di quest’opera sia un problema tecnico, cosa di cui parlai il 21 agosto scorso, nell’articolo (scritto sempre sul mio blog "Italia e mondo") che è intitolato "TAV, botta e risposta con l’Associazione Civica Mantovana". Purtroppo, al contrario di quanto si dice, qui vi sono delle motivazioni politiche e di un’errata concezione della difesa del territorio, in cui tutti sono d’accordo nel volere fare le infrastrutture (di cui l’Italia ha bisogno) ma, quando si arriva al dunque, arriva il comitato di turno che fa di tutto per bloccare i lavori perché teme che gli operai "calpestino le rose del proprio giardino". Purtroppo, quanto sta succedendo in Val di Susa va ben al di là della semplice manifestazione. Il recente ritrovamento di mortai rudimentali in una caverna di Chiomonte (Torino) ed il fatto che il sindaco dello stesso Comune oggi sia sotto scorta per avere espresso un parere favorevole alla TAV dimostrano ciò, come lo dimostrarono i precedenti scontri tra poliziotti e manifestanti. Alla signora Mangione chiedo se tutto ciò sia normale o meno.

Si parla tanto di "unità d’Italia", ma siamo noi Italiani stessi ad essere divisi. Purtroppo, tanti di noi si sentono prima di destra o di sinistra e poi si sentono italiani. E così, ci sono insulti ed offese anche a livello personale. Io ne so qualcosa. L’Italia è il Paese più litigioso e in cui ci sono più cause. Non si può essere "prima italiani e poi di destra o di sinistra"? Trovo vergognoso il fatto che un presidente del Consiglio venga sistematicamente insultato dai propri avversari. Intorno a lui c’è un clima di odio personale, un clima che, purtroppo, portò a quell’atto di violenza del 13 dicembre scorso, in cui un folle gli lanciò una statuetta che lo ferì e rischiò di ucciderlo. Alla signora Mangione chiedo se sia normale o meno tutto ciò.

Ora, termino esprimendo il mio cordoglio ai familiari di Mino Martinazzoli, l’ex segretario del Partito Popolare Italiano (già Democrazia Cristiana) che ieri è venuto a mancare. Io non mi sono mai riconosciuto nelle idee di Martinazzoli e del suo partito ma esprimo il mio cordoglio, almeno per rispetto, quel rispetto che oggi non c’è.  Spero che la signora Magione e tutti noi riflettiamo. Forse il nostro Paese non è così immacolato.

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