Isis, Gentiloni: non si combatte il terrorismo senza le armi

"Rispondere denunciando la persecuzione dei cristiani e l’attacco alla cultura e all’università è molto importante": così il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, in audizione presso la Commissione esteri della Camera dopo la sua visita in Kenya, parlando della strage del campus universitario di Garissa, dove sono stati uccisi 142 studenti di fede cristiana. "Ricordiamoci – aggiunge il titolare della Farnesina – che per Boko Haram l’educazione occidentale è un peccato e che i talebani hanno come obiettivo soprattutto le donne che studiano".

Gentiloni sottolinea che il fatto che il governo italiano sia stato il primo tra quelli occidentali a fare una visita di solidarietà “è stato molto apprezzato”. “Il Kenya – continua il ministro riferendosi sempre alla strage nel campus di Garissa – è un paese sotto shock per questo attacco”.

Per il capo della diplomazia italiana “la persecuzione dei cristiani è una delle sconvolgenti realtà del tempo che viviamo, farsene carico ci riguarda come parlamentari, credenti o non credenti. È una delle minacce più gravi, ignorarla non è prova di spirito laico, ma di ignavia”.

Il titolare della Farnesina sottolinea anche che la lotta al terrorismo “non può prescindere da una dimensione militare. Vedo che si fa scandalo quando si fa parla di dimensione militare nel contrasto al terrorismo", sottolinea il ministro, ricordando che il nostro Paese è già impegnato a livello militare in diversi contesti. "Dispiace – aggiunge – che su questo si aprono discussioni lunari". "È ovvio – afferma Gentiloni – che il contrasto al Daesh e al terrorismo non può non avere una dimensione militare, ma è altrettanto ovvio che non è solo la dimensione militare che ci fa vincere questa battaglia”.

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