Investire nel turismo dei Caraibi è un buon affare

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Le isole dei Caraibi hanno bisogno di investimenti esteri nel settore del turismo locale. Non solo perché questo rappresenta uno “slogan commerciale” attraente; ma soprattutto perché il settore del turismo caraibico ha dimostrato di poter garantire ottimi guadagni (anche in periodi di crisi).

Un fermo sostenitore di questi investimenti è Gordon “Butch” Stewart, presidente di Sandals Resorts International; un uomo che ha contribuito a costruire un vero e proprio impero turistico nei Caraibi e che è attualmente attivo come imprenditore ed esperto di investimenti.

In alcune dichiarazioni diffuse su internet, Gordon ha stimato recentemente che il suo lavoro, le imprese che ha costruito e i posti di lavoro creati in questa regione sono il miglior esempio di ciò che i Caraibi rappresentano e il motivo per cui si dovrebbe continuare a far confluire investimenti nella regione. Non si parla d’investitori “tradizionali”, ma di new entry che si stanno confermando con sempre maggiore frequenza: i cinesi e russi.

Da alcuni anni i cinesi puntano sui Caraibi, in particolare sulle attività legate al turismo. E i governi regionali e il settore privato delle regioni caraibiche li hanno accolti a braccia aperte. Non solo perché i cinesi tendono a fare turismo di massa e spendono molto durante le vacanze; ma soprattutto perché hanno dimostrato un deciso interesse a lungo termine in fatto di investimenti.

Il governo cinese, che promuove l’ingresso del paese in questo mercato, ha già fatto investimenti diretti piuttosto consistenti e mira a fare di più. Gli invstitori cinesi hanno ufficialmente promesso 2,4 miliardi di dollari per costruire un enorme complesso residenziale: il Bahia Mar Resort nelle Bahamas. Anche il centro congressi di Montego Bay (Giamaica) recentemente inaugurato, è stato finanziato dal governo cinese e costruito da una società di costruzioni cinese. Il mercato del turismo outbound cinese, fra l’altro, è cresciuto del 21% nel 2010. 100 milioni di cinesi si recheranno all’estero nel 2015 (a fronte dei 57 milioni che lo hanno fatto nel 2010). Senza contare che il Boston Consulting Group prevede un mercato dei viaggi al di fuori della Cina di circa 590 miliardi di dollari nel 2020.

Anche i russi “stanno arrivando”. Lo specialista David Jessop, direttore del “Consiglio dei Caraibi” ha scritto di recente sulla testata giamaicana “The Gleaner” che negli ultimi due o tre anni, l’interesse della Russia per i Caraibi è cresciuto; a tal punto che, oggi, il profilo diplomatico di Mosca e la sua presenza economica in molti paesi caraibici è più forte che in qualsiasi momento dalla fine della Guerra Fredda. “Anche se l’interesse della Russia rispetto a quello cinese è più ridotto, la sua presenza, il suo approccio alternativo alle questioni di politica estera, il suo interesse economico e il suo nuovo impegno per una Cuba che cambia rappresentano un’importante alternativa nello spettro dell’ampiamento delle relazioni dei Caraibi”, ha dichiarato Jessop.

Fino a due anni fa, per i visitatori russi Cuba era l’unica destinazione caraibica (76.500 arrivi nel 2012); ma ora, ad esempio, nella Repubblica Dominicana, la Russia ha superato la Germania come mercato di provenienza e potrebbe presto fare lo stesso con la Francia (il terzo mercato per importanza nella Repubblica Dominicana dopo Stati Uniti e Canada).

Secondo i funzionari del turismo della Repubblica Dominicana, circa 158.415 visitatori russi hanno visitato il paese nel 2012 (un decisivo 35% in più rispetto all’anno precedente). Una cifra che quest’anno è destinata a salire fino 51%.

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