Insegnanti precari: Profumo di classe, o di imbroglio? – di Margherita Genovese

 Il nuovo ministro della Pubblica Istruzione annuncia con entusiasmo sospetto (ci capisce, di scuola?) che bandira’ al più presto un concorsone per aprire nuove opportunita’, almeno cosi’ presuppone, ad almeno 300mila giovani insegnanti. E naturalmente, da Repubblica al Corriere, che continuano ad incensare conformisticamente tutti i membri del nuovo governo, ci si affretta a  salutare con ammirazione smodata e commenti di sapore demagogico una iniziativa a dir poco insensata.

 250mila precari della scuola, inseriti da anni nelle graduatorie provinciali permanenti senza prospettive future, sopravvivono a stento tra miseri contributi di disoccupazione e decreti di salvezza atti a mantenerne almeno il punteggio, in un’illusione di equita’ ormai perduta. E questo ministro che fa? Invece di arrivare a partorire l’idea più’ semplice da concertare con la Fornero per risolvere il problema incentivando i contratti a tempo indeterminato, si inventa un maxi concorso deleterio ai fini previsti, che solo per i costi di gestione annullerebbe eventuali improbabili benefici occupazionali, fornendo a giovani laureati motivi di illusione e ai meno giovani professori motivi di disperazione permanente.

 La riforma delle pensioni aumenta l’eta’ di chi lavora nella scuola cancellando in pratica il turnover; la riduzione delle classi e la modifica dei programmi disciplinari negli istituti superiori fa scempio di insegnamenti altamente formativi come la Storia dell’Arte e il Diritto, colonna portante della nostra civilta’; docenti di 40 anni, a leggere le parole del ministro, sono considerati gia’ vecchi e da rottamare. Ma di che parla costui? Non sara’ parente dell’altro Profumo, più noto come grosso squalo che come amministratore illuminato? O il nuovo ministro e’ solo l’utile idiota sponsorizzato dal nuovo governo per fare annunci di routine atti a mostrare di esistere?

 Speriamo che i sindacati non si facciano intimidire e che soprattutto non continuino a dirottare le loro protezioni sempre e solo sulla classe operaia e sui pensionati che li mantengono. Un po’ di giustizia, signori! Un po’ di buonsenso! I precari della scuola sono l’esempio più calzante della nuova poverta’: impoveriti economicamente, bistrattati professionalmente, castrati culturalmente. Rigore ed equita’? Bastone e carota? Questo governo ci sembra schizofrenico, o almeno guercio. Ravvediamoci in tempo, per favore, e mandiamoli via al più’ presto.

 

 

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