Imu, sogno o incubo da pensionato italiano all’estero? – di Nello Passaro

La notte scorsa quasi non ho preso sonno. Agitato, pensavo di sognare ad occhi aperti. Cos’era questa agitazione che sentivo dentro e che mi impediva di trascorrere la mia notte come da abitudine in compagnia di Morfeo? Sì, era proprio lei, la notizia sull’Imu dei pensionati italiani residenti all’estero. Una notizia che penso mi abbia cambiato la vita. Non credevo ai miei occhi dall’incredulità, tanta era stata la meraviglia e lo stupore nel leggerla. Era attesa da tempo.

Ed eccola là: un trafiletto e come per magia l’incanto accendeva la mia fantasia, dava sfogo alle mie perplessità, illuminava di nuovo il mio futuro.

Ecco, quando andrò in pensione finalmente potrò godere dell’esenzione Imu e potrò godere della riduzione degli oneri gravanti sulla mia casetta, oneri molto pesanti che ne mettono in pericolo la sua capacità di tenuta, che annualmente, affettuosa, gracilina e carina, anche se ogni volta al mio primo impatto mi sembra sempre un po’ più ammaccata, mi aspetta pazientemente bisognosa delle mie particolari cure, per sanarla da quegli inevitabili acciacchi di vecchiaia e difenderla dai pericoli vari a cui anch’essa non può inevitabilmente sottrarsi.

Un futuro luminoso, la mia età pensionistica sarà sicuramente una realtà da nababbo, potrò finalmente godermi il frutto dei miei risparmi  e cosa importa se la mia modesta pensioncina dovesse condizionarmi, potrò sempre ricorrere all’aiuto dei miei figli per sostenere, come già fanno, le spese per poter continuare a curare la mia povera vecchietta, che anno dopo anno scricchiola sempre di più, lì da sola soggetta alle intemperie ed ai capricci della natura e all’usura del tempo e alle vessazioni dell’uomo.

Un senso di liberazione illumina il mio orizzonte, liberato dal complesso di indotta inferiorità rispetto ai miei compaesani. Finalmente, senza nessun distinguo, potrò essere uno di loro! La mia casetta, anch’essa, liberata da gratuite e morbose attenzioni, splenderà di un calore affettivo più intenso ed appagante, raggiante della sua dignità ritrovata tra la sua parentela, le sue compaesane, il suo territorio divenutogli amico.

Se penso invece a quelle povere casette circostanti, anch’esse bisognose di carezze e di attenzioni non sempre costanti, figlie di padroni un po’ sfortunati, malati, disoccupati, o comunque segnati dal destino, private di quel calore necessario per effetto di visite sporadiche o episodiche, al loro stato di bisogno, agli oneri che ciononostante incombono su di esse, allora il mio orizzonte si offusca gettando un po’ di ombra anche sulla mia, di casa.

Tuttavia, da ieri, una nuova formula magica, un elisir, che ripristina un senso di giustizia sociale "mirata", mi farà riappropriare, quando andrò in pensione, della mia dignità e del rispetto di essa.

Se nel frattempo mi dovesse succedere qualche imprevisto – anche questi, si sa, fanno parte della vita, anche di quella degli emigrati –  saranno i nostri figli ad ereditare questo fardello a meno che la loro razionalità non li indurrà a seppellire, loro malgrado o per loro fortuna, anche il simbolo di una vita di sacrifici consumata assieme ai loro genitori per materializzare l’attaccamento alle loro origini e per preservarne anche la loro identità, sperando che essi sappiano difendere quanto materializzato dalle lusinghiere grinfie degli avvoltoi.

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