Imu italiani nel mondo, la diversa sensibilità di deputati e senatori – di Nello Passaro

Martedì 13 maggio la commissione Bilancio del Senato dovrà valutare se l’emendamento teso a cancellare l’Imu anche per gli italiani all’estero può essere considerato ammissibile o meno. Alla vigilia di un momento cruciale per la questione Imu per gli italiani nel mondo, è il caso forse di riflettere sull’atteggiamento assunto dai senatori e dai deputati eletti oltre confine al riguardo.

L’esistenza, a ben vedere, di due modi diversi di inquadrare, ma forse soprattutto di "sentire" il problema, ha determinato nei nostri eletti all’estero l’assunzione di due forme comportamentali diverse rispetto alla individuazione della soluzione al problema medesimo.

Da una parte i senatori, capeggiati dal sen. Di Biagio (coerente, ostinato, battagliero), che sin dall’inizio hanno impostato la loro azione a rivendicare una parità di trattamento tra i residenti in Italia e quelli all’estero, attenendosi nel corso della loro azione governativa e parlamentare fedelmente a questa linea di condotta. Linea alla quale si sono attenuti coerentemente anche in occasione della  presentazione dell’emendamento approvato recentemente e che prossimamente potrebbe approdare in aula per la definitiva approvazione. Una volta approvato, esso rappresenterebbe una soluzione giusta ed ottimale sia per quanto riguarda l’Imu che la Tasi e la Tari, in coerenza al principio di parità di trattamento e alla ripartizione degli oneri. Ma eliminerebbe anche il principio di discrezionalità concesso ai Sindaci.

Qualcuno scrive che si chieda forse troppo data la situazione generale attuale. Si potrebbe obiettare che non si chiede mai troppo nel momento in cui si chiede il giusto, che non può essere condizionato da una logica ipocrita e basata su compromessi fuorvianti ed insani.

L’altra parte è rappresentata invece dall’atteggiamento dagli eletti Pd alla camera, on. Garavini, Porta, Farina, Fedi. Questi hanno nel tempo assunto un atteggiamento contradditorio rispetto a quello iniziale, da cui si sono inspiegabilmente sfilacciati, muovendosi praticamente, per loro scelta, sul terreno della condivisione del rifiuto governativo, facendo mancare il loro sostegno ai colleghi senatori e alla loro linea.

La loro richiesta di estensione delle detrazioni anche a favore dei residenti all’estero non e’ altro che il frutto del tradimento dei principi a cui era fondata la nostra rivendicazione, fatta solo per buttare fumo negli occhi e mascherare le loro responsabilità.  Essi hanno  dimostrato: a) il tradimento del principio di parità di trattamento tra residenti in Italia e all’estero, accentuando il principio discriminatorio esistente; b) la  condivisione e il rafforzamento del principio di discrezionalità dei Sindaci; c) la fumosità di una richiesta di detrazioni basata su logiche che non salvaguardano la specificità della situazione degli italiani all’estero, che non sortirà, tuttavia,  alcun effetto.

In sostanza la loro azione più che a salvaguardare gli interessi degli italiani all’estero dimostra di essere stata ispirata e condotta, tra l’altro in assenza di un legittimo e doveroso confronto con gli interessati, per altri fini meno nobili che niente hanno a che vedere con il compito a cui sono preposti. Essi, più che un sostegno alle nostre rivendicazioni, costituiscono un vero e proprio ostacolo alla loro soluzione.

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