Imu italiani all’estero, la casa in Italia costa un patrimonio – di Dino Nardi

 

A ben poco sono serviti gli interventi in Parlamento degli eletti nella Circoscrizione Estero, come pure ben poco hanno prodotto gli appelli di alcuni Comites e la stessa lettera aperta inviata dalla UIM al Presidente del Consiglio, Mario Monti, con cui si chiedeva di considerare, ai fini dell’Imposta Municipale Unica (IMU), come “prima” e non come “seconda” casa l’abitazione in Italia degli emigrati (sfitta e tenuta a propria disposizione per i più o meno frequenti rientri o in caso di rimpatrio).
 
Infatti la montagna (la Camera dei Deputati) ha purtroppo partorito il classico topolino, poiché l’unica cosa che è stata ottenuta (tuttavia meglio di niente, ovviamente!) è stata quella di inserire nella “legge in materia di semplificazione fiscale” una norma che demanda ai singoli comuni italiani la possibilità di considerare, o meno, come prima casa l’abitazione degli iscritti all’AIRE, analogamente a quanto è stato fatto per le persone che hanno lasciato la loro abitazione per essere ricoverate in una struttura per anziani. Lasciando, peraltro, agli stessi comuni l’onere di sostenere a loro unico carico (sic!) l’eventuale ridotto introito dell’IMU per queste abitazioni degli anziani e degli emigrati. È, quindi, facile immaginare quanti mai saranno i comuni italiani che applicheranno questa norma con le casse vuote che ormai si ritrovano ed in particolare tutti quei comuni che hanno nel loro territorio moltissime case di famiglie emigrate!
 
Come pure è facile immaginare quale sarà la reazione degli emigrati che possiedono un immobile in Italia, ed in particolare quella dei pensionati che non nuotano nell’oro, quando si accorgeranno che, tra le varie utenze, questa IMU e le spese di manutenzione, la loro abitazione in Italia costerà diverse migliaia di euro all’anno (senza dimenticare l’obbligo di denuncia del bene immobile in Italia anche al fisco locale ai fini della patrimoniale, per esempio, per gli emigrati italiani in Svizzera).
 
In passato, scrivendo degli oneri che hanno gli emigrati per la loro casa in Italia, avevo intitolato l’articolo “Casa dolce casa, ma quanto mi costi!”, oggi quel titolo va così aggiornato “Casa dolce casa, mi costi un patrimonio!”. La reazione degli emigrati sarà, con tutta probabilità, quella che è già emersa in alcune conferenze sul tema “IMU” che si sono tenute nei giorni scorsi in Svizzera e cioè di cominciare a pensare seriamente di disfarsi di queste proprietà che, oltretutto, non interessano particolarmente né ai figli né ai nipoti, ovvero agli eredi.
 
Con tutte le conseguenze economiche negative, se ciò avvenisse, che ricadrebbero per quei territori di forte emigrazione e che sono state citate dalla UIM nella lettera indirizzata al Prof. Monti. A questo punto, anche perché vendere la casa in questo periodo di bassa stagione per il mattone significherebbe poi svenderla, conviene comunque non demordere nell’azione di far riconoscere queste abitazioni degli emigrati come “prima casa”. Si deve, pertanto, continuare questa giusta e sacrosanta battaglia, sia come singoli che come Comites, Cgie, associazionismo e quant’altri, indirizzando fin d’ora le proteste e gli appelli ai Comuni ed all’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) e qui potranno giocare un ruolo importantissimo proprio le associazioni italiane a carattere regionale e di territorio. Da parte sua la UIM, dopo essersi appellata al Presidente del Consiglio Monti, lo ha già fatto anche nei confronti del Presidente dell’ANCI, Graziano Delrio, affinché intervenga per sollecitare tutti i Comuni ad applicare l’aliquota ridotta della “prima casa” all’abitazione degli iscritti all’AIRE.
 
Post Scriptum: Da tenere in considerazione che l’IMU per la prima casa (aliquota base 0,4%, con detrazione fissa di 200 euro e di 50 euro per ogni figlio convivente di età inferiore a 26 anni, fino ad un massimo di quattro figli) si dovrà pagare in due o tre rate (la prima entro il 18 giugno, la seconda entro il 17 settembre, il saldo entro il 17 dicembre), mentre per la seconda casa (aliquota base 0,76% e senza detrazioni) solo in due rate (giugno e saldo a dicembre).

 

* coordinatore UIM Europa e consigliere CGIE

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