Imu italiani all’estero, il bla bla bla degli eletti oltre confine – di Nello Passaro

Solo pochi giorni fa, in occasione del voto di fiducia, alcuni nostri rappresentanti eletti all’estero dichiaravano in aula che la concessione della loro fiducia al nuovo governo Renzi era concessa, appunto, soprattutto nella speranza che il governo ponesse maggiore attenzione ai problemi degli italiani nel mondo, enucleando tra questi anche quello relativo all’IMU, che gli ultimi governi avevano clamorosamente disatteso. In questo senso si era espresso il MAIE di Ricardo Merlo, per esempio, ed altri nostri rappresentanti. E’ ragionevole pensare che lo stesso si siano augurati anche gli altri eletti che non sono intervenuti in aula.

A distanza di soli pochi giorni, quasi a smentire questa aspettativa, anzichè pensare di indirizzare un loro intervento nei confronti del nuovo  Governo, i deputati eletti all’estero del Pd hanno annunciato recentemente una loro prossima iniziativa politica nei confronti dell’Anci, tendente a sensibilizzare i Comuni italiani sulla specificità della situazione dei connazionali all’estero al fine di concedere le detrazioni previste dalla legge di stabilità che – a loro dire – per loro merito sono state previste anche a favore degli italiani all’estero. E’ appena il caso di precisare che tali detrazioni erano state previste per la Tarsu anche precedentemente, ma solo pochi comuni le hanno concesse.

Alla guida del governo, dopo Enrico Letta, c’è ancora un esponente del Pd, che tra l’altro risulta essere anche sindaco. Matteo Renzi, in occasione delle ultime primarie, nel suo programma prevedeva anche il sostegno alle problematiche sulla casa per gli italiani all’estero. Anche per questo ci si sarebbe aspettati, proprio dai deputati del Pd, che affrontassero la questione, in tutta la sua specificità, in sede  governativa, chiedendo al nuovo governo di stabilire finalmente, eliminando le facoltà concesse ai sindaci al riguardo, il principio di assimilazione delle nostre case possedute in Italia a prima casa e il principio di equità di ripartizione degli oneri dei servizi sulla base del loro consumo o tenendo conto dei tempi di utilizzo dei medesimi.

Ciò di cui si parla non ha niente a che vedere con la questione di cassa, tenendo conto che i proventi sarebbero comunque assicurati ai Comuni; si tratta semplicemente di una questione di principio relativa alla determinazione dei criteri per la ripartizione degli oneri. Ci aspettiamo che il governo, a difesa dei nostri interessi, intervenga direttamente, imponendo ai Comuni un preciso quadro di riferimento riguardante il regime a cui assoggettare le nostre case e i criteri per il pagamento degli oneri per i servizi ad esse connesse. Il ricorso ai Comuni – che già tanti connazionali hanno praticato con esito e conseguenze umilianti – ci induce a chiedere un’elemosina su un diritto che il governo, lavandosene le mani, non ha voluto finora riconoscerci.

E’ da notare come l’azione dei nostri politici eletti all’estero sia stata tuttora incapace di risolvere un così ampio problema che investe numerosi italiani all’estero, nonostante esso si poggi su criteri di disparità e discrezionalità di trattamento. Tra questi: alcuni zittiscono, altri creano solo confusione, altri praticano uno sterile attivismo. Tutto ciò ha concorso e concorre sicuramente alla mancata soluzione del nostro problema. 

Nessuna azione coordinata, unitaria, sensata e produttiva è stata messa in campo. Promesse, speranze e delusione: è questo l’unico risultato veramente ottenuto.

Le promesse di impegno ancora non tangibili da parte del MAIE, la richiesta di un ordine del giorno ancora non discusso da parte della Nissoli, l’accenno di impegno da parte dell’On. Tacconi, l’archiviazione della pratica da parte dei sen. Di Biagio e Micheloni dopo varie promesse e tentativi, l’attivismo indefesso da parte dei deputati del Pd, il mancato pronunciamento  da parte di tutti gli altri: tutti elementi, questi, che determinano una situazione di stallo preoccupante e molto onerosa che vede noi italiani all’estero come soggetti soccombenti ed indifesi.

A quando un intervento energico ed unitario nei confronti del nuovo governo a difesa dei nostri interessi a questo riguardo?

E’ questo, penso, il desiderio di tutti gli elettori di tutti i nostri rappresentanti eletti all’estero. E’ giusto difendere il nostro diritto al voto all’estero, ma è anche giusto altresì che esso rappresenti uno strumento civile attraverso il quale far progredire il senso del rispetto e della giustizia.

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