Imu e italiani all’estero iscritti all’Aire – di Carmelo Prestipino

Tra vari articoli della stampa nazionale ed italiana all’estero, trasmissioni radio-tv, nonché diversi interventi o prese di posizione di parlamentari sul tema IMU per italiani all’estero, sembra che l’argomento invece di  divenire piu´chiaro e piu´favorevole per i diretti interessati, contribuisca invece a spargere ulteriore confusione ed incertezza!

Anche le risposte e i (tentati) chiarimenti che vengono pubblicati su internet da varie fonti, risultano discordanti o frutto di personali interpretazioni.

Una cosa è certa: ogni qualvolta che il legislatore mette mano a norme che investono i cittadini residenti all’estero, ne vengono fuori, maggiormente, confusione, discriminazione e penalizzazioni. Così avvenne, rimanendo per ora nel campo della tassazione della casa in Italia, con la L.126 del 2008, con cui  fu data ai comuni la facoltà di applicare o meno il comma 1 dell’art.1 di tale legge, che escludeva dall’imposta comunale l’abitazione principale per tutti i residenti in territorio metropolitano; e guarda caso, tantissimi comuni hanno approfittato per integrare le entrate comunali col NON ESONERO per i residenti all’estero (nonostante esistesse gia` una legge ad hoc)!

Ma a questo punto, tralasciando le ben note rimostranze di incostituzionalità, di trattamento discriminatorio, di cittadini di serie A e B  che si  addicono meglio a dibattiti sociopolitici, voglio entrare nel merito del dibattito IMU da un’ottica diversa da quella seguita da varie fonti fino adesso, e cioè quella legislativa o meglio giuridica. Da una approfondita analisi dei vari regolamenti  e testi legislativi in materia di tassazione degli immobili in Italia, e in particolare dell’ultimo D:L. 201/2011, con le modifiche apportate durante la conversione in legge, risultano evidenti alcune discrepanze o lacune specie sull’applicabilità dell’ultimo periodo del comma 10, art 13  di tale legge. Nel testo originario (D.L.201/11) il comma 10 dell’art.13  infatti non conteneva l’attribuita facoltà ai comuni di considerare o meno  abitazione principale l’immobile posseduto in Italia da cittadini italiani non residenti  nel territorio dello stato. Ebbene, questa postilla aggiunta sic et simpliciter durante la conversione in legge del D.201/11/ (sembra voluta dall’ANCI per dare ancora una volta addosso ai cittadini all’estero) è INAPPLICABILE E ILLEGITTIMA, perché in contrasto con una legge ad hoc dello Stato non abrogata e quindi vigente. Si tratta del D.L.nr.16 del 23.1.93, che al comma 4ter dell’art,1 recita testualmente: “…si considera direttamente adibita ad abitazione principale l’unità immobiliare posseduta in Italia dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato, a condizione che non sia locata”.

Quindi, a parte le varie imprecise interpretazioni lette o date al comma  10  dell’art.13 del D.L.201/11, è inconfutabile che  risulti palese l’inapplicabilità da parte dei comuni di tale presunta facoltà nei confronti dei cittadini italiani all’estero, perché nettamente in contrasto con il D.L.nr.16.del 1993 tuttora vigente, perché a mio fondato parere non sussistono le condizioni giuridiche  per considerare abrogata quest’ultima normativa  secondo l’art.15 delle disposizioni sulla legge in generale, né tanto meno il comma 14 dell’art,13 D.L.201/11 convertito in legge nel 2012 lo annovera fra le diposizioni volutamente da abrogare a partire da gennaio 2012.

Invito i destinatari a far proprie queste mie riflessioni per un principio di equità nei confronti di chi risiede all’estero, non certo per libera scelta o per turismo, e che contribuisce in parte, con orgoglio, al risanamento della  finanza italiana, e mi rendo disponibile per un costruttivo approfondimento o dibattito.

Prof. Carmelo Prestipino

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