Imu alla Chiesa? Dipende – di Antonio Gabriele Fucilone

Si parla tanto del fatto che il governo Monti voglia fare pagare l’IMU (Imposta Municipale Unica, l’ex-ICI) alla Chiesa cattolica. Su questo tema vorrei esprimere un mio parere. Penso si debba stare molto attenti a perorare una simile causa. In particolare, mi rivolgo ai partiti che sostengono il governo e che, tra l’altro, hanno esponenti cattolici nelle loro file. Credo che sia giusto che la Chiesa debba pagare l’IMU solo per quei beni immobili che non hanno funzioni di culto o di carattere sociale. Per dirla in parole povere, non è giusto che la Chiesa paghi l’IMU per gli edifici di culto (le chiese parrocchiali, le cattedrali ed i santuari) così come non è giusto che la medesima paghi tale imposta per le scuole, gli ospedali e gli edifici che ospitano le opere pie, le fondazioni benefiche e gli enti caritatevoli. Basti pensare all’importanza degli asili nido parrocchiali (che ad esempio fanno sì che le madri possano lavorare) o agli ospedali. Cito, ad esempio, l’Ospedale "Casa Sollievo della Sofferenza" di San Giovanni Rotondo (per intenderci, l’ospedale voluto da San Pio da Pietrelcina) che è una delle migliori strutture ospedaliere dell’Italia meridionale. Basti pensare anche al lavoro delle scuole cattoliche. Se queste ultime venissero tassate, i loro gestori sarebbero costretti ad aumentare i costi sulle famiglie dei loro allievi. Un poveretto che vuole fare andare il figlio in una scuola cattolica rischia di non poterselo più permettere. Si rischia di ledere il diritto fondamentale che ognuno ha di scegliersi la scuola da frequentare. In uno Stato che si ritiene democratico ciò è inammissibile. Inoltre, ci sarebbero anche dei problemi per gli enti caritatevoli.

Quindi, ritengo che l’IMU su beni immobili come luoghi di culto e strutture usate per scopi sociali (come la carità, la sanità e l’istruzione) sia quantomeno immorale, se non pericolosa. Infatti, si rischierebbe di fare chiudere delle associazioni che danno un contributo fondamentale al bene della società.

Voglio fare un’altra considerazione. Anche tra i beni ad uso commerciale (che quindi vanno tassati) bisogna fare una distinzione. Ad esempio, vi sono santuari che hanno locali adibiti a negozi di souvenirs e cartoline. Cito, ad esempio, il Santuario della Beata Vergine Maria di Grazie, che si trova nel Comune di Curtatone (in Provincia di Mantova), o quello di San Gabriele dell’Addolorata, che si trova in Provincia di Teramo. Questi edifici di culto hanno locali che sono usati come musei o negozi di di souvenirs. Un conto è tassare uno spazio usato per le bancarelle o un terreno agricolo che è di proprietà della Chiesa. Ciò è giusto. Un conto è tassare un locale che, pur essendo usato per fini commerciali,  fa parte di un luogo di culto. Ci sarebbe da chiedersi se sia giusto o meno fare pagare l’IMU o meno per locali che sono parti dei luoghi di culto. Io penso che quello dell’IMU alla Chiesa sia un problema di ideologia.

Si parla tanto di tassare la Chiesa. Io, per esempio, vorrei che si parli anche dell’abolizione dei privilegi fiscali di cui godono certi enti, come le cooperative. Queste ultime sono vere e proprie aziende che, di fatto, in questa condizione fanno concorrenza impari alle altre imprese, poiché godono di una situazione di vantaggio a livello fiscale. Visto che si parla di equità, sarebbe giusto sollevare anche questo tema.

NESSUN COMMENTO

Comments