Immigrazione, la procura di Torino sdogana il burqa

La procura di Torino sdogana il burqa. Quell’abito che appartiene alle tradizioni di alcuni Paesi islamici si puo’ portare anche in luogo pubblico perche’, pur nascondendo del tutto le fattezze di chi lo indossa, non viola la legge Reale. A condizione, naturalmente, che in caso di controlli da parte delle autorita’ ci si scopra almeno il volto.

Cosi’ il pm Paolo Borgna motiva la richiesta di archiviazione di un fascicolo che riguarda una signora egiziana residente a Chivasso (Torino). Se la donna indossa il burqa e’ ‘in ossequio, secondo un’interpretazione diffusa, ai principi della religione islamica’. E allora bisogna riconoscerle il diritto costituzionale di ‘manifestare in qualsiasi forma, anche attraverso la propria immagine esteriore, la propria fede e la propria appartenenza religiosa’ Non e’ la prima volta che la procura subalpina si occupa di questa signora. A Chivasso abita un geometra che da tempo sommerge di esposti e segnalazioni i carabinieri sulla concittadina che circola, dice, ‘con un sudario scuro’ o con la ‘bacucchina’. Ma l’egiziana, secondo la procura, non puo’ essere incriminata perche’ non puo’ essere accomunata a un teppista in passamontagna: alle forze dell’ordine che le chiedono i documenti mostra tranquillamente il viso, e quando le e’ capitato di andare in ospedale ha alzato il velo senza problemi gia’ in sala d’aspetto.

Il tenace chivassese aveva allegato all’ultima denuncia una fotocopia della carta di identita’ dell’egiziana (capitata nelle sue mani ‘chissa’ come’, chiosa il pm) lamentandosi dell’ufficio anagrafe che le concesse il documento. Ma nella foto la donna porta un foulard, non il burqa, e l’ovale del volto e’ ben visibile. Tutto in regola dunque secondo il pm, che cita una circolare diffusa dal ministero dell’interno gia’ nel 1995. E il geometra non poteva pretendere – come aveva fatto – che gli impiegati accettassero le immagini che lo ritraevano con un casco da cantiere: quello e’ ‘un accessorio di uso eventuale’, un dispositivo imposto dalle norme anti-infortunistiche in precisi contesti lavorativi che non hanno nulla a che vedere con i precetti della religione.

La mossa della procura e’ stata criticata da Lega e Pdl. C’e’ chi ironizza su Torino che diventa ‘Torinistan’ e chi, ritenendo il burqa ‘una forma violenta di sottomissione’, afferma che cosi’ non (rpt non) si favorisce l’integrazione.

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