Immigrati, Zaia: Boldrini non conosce numeri, Veneto ha già dato

Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, replica alle affermazioni di Laura Boldrini secondo cui le Regioni non stanno collaborando per affrontare l’emergenza sbarchi, lasciando così sola la Sicilia, che ospita il 33 per cento dei migranti.

"Il presidente della Camera non conosce i numeri", "in Veneto, su 4.800.000 residenti, 500.000 sono immigrati. Altro che 3 per cento. Quando dico che abbiamo già dato, mi riferisco soprattutto a questo. La Boldrini guarda i dati degli ultimi sbarchi e dice: il Veneto ne prende pochi. Ma non guarda a quanti sono già qui".

"In Veneto – aggiunge Zaia – ci sono oggi 35.000 stranieri disoccupati. Persone perbene, che hanno tutti i permessi regolari, che si sono integrate, che avevano un lavoro e che non ce l’hanno più. Dire a tanti disperati di venire pure qui in Italia significa aiutarli o illuderli?".

"So benissimo che gli immigrati contribuiscono al 5 per cento del prodotto interno lordo del Veneto. Quindi so quanto dobbiamo essere grati nei loro confronti. Ma la retorica dell’ospitalità sfrenata è contro la realtà. E poi la Boldrini mette tutti sullo stesso piano, quando invece ci sono due categorie di migranti. Una è quella di chi scappa dalla guerra, dalla fame, insomma da morte sicura. L’altra è quella di coloro che arrivano, principalmente dal Maghreb, con i jeans e gli occhialoni scuri. Gente che poi d’estate va a casa a fare le vacanze. E che quindi vanno considerati come emigrati che lavorano all’estero, non come rifugiati. Accettare tutti indistintamente è un errore enorme. E la comunicazione che arriva in Africa da parte delle nostre istituzioni nazionali è devastante. Si fa passare l’Italia come il Paese di Bengodi. Invece la vera pubblicità progresso sarebbe quella di dire a chi scappa dalle coste africane che, se viene qui, non trova lavoro. L’operazione Mare nostrum fa parte di questa comunicazione irresponsabile".

"Invece di creare una guerra tra poveri – conclude -, la Boldrini vada a Bruxelles a battere i pugni sul tavolo, come facevo io quando ero ministro".