Immigrati, Salvini: “Problema italiano è problema europeo, basta traffico di esseri umani” [VIDEO]

"Chiedo, inoltre, un intervento europeo sulle Ong, perché è stato provato che abbiano interessi non solidaristici ma economici dietro al loro operato"

Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno, nel corso del vertice europeo sull’immigrazione a Innsbruck ha detto: “Chiedo al direttore Fabrice Leggeri di andare avanti con quello che Frontex sta facendo e chiedo ai colleghi di rivedere le regole delle operazioni navali europee nel Mediterraneo perché se sono di contrasto all’immigrazione clandestina, contrasto sia. Mi domando perché 45.000 immigrati siano arrivati in Italia con l’operazione Sophia negli ultimi anni. Non possiamo agevolare il traffico di esseri umani”.

“Chiedo, inoltre, un intervento europeo sulle Ong – ha aggiunto Salvini – perché è stato provato che abbiano interessi non solidaristici ma economici dietro al loro operato. Queste sono cose che l’Italia non può fare da sola, le deve fare l’Unione europea”. “Il problema italiano è un problema europeo”, ha ricordato Salvini nel corso del suo intervento. “L’Italia è frontiera europea e se riesce a proteggere le frontiere esterne, vuol dire che l’Europa riesce a proteggere le sue”.

“L’Unione europea dovrebbe riconoscere i libici come porti sicuri. Dobbiamo rispettare il lavoro delle autorità libiche, non si può parlare di respingimenti quando bisogna collaborare con quelle autorità e ringraziare la guardia costiera per il lavoro e la protezione che sta offrendo”.

Salvini ha ricordato che sulla questione migranti l’Italia sta investendo in Libia: “Abbiamo mandato i nostri uomini della Guardia di finanza in Libia ad addestrare i libici, abbiamo regalato 12 motovedette, stiamo investendo soldi in Libia”.

“Se il presidente Juncker vuole chiudere un accordo di libero scambio con la Tunisia entro il 2019, che darebbe grandi vantaggi a quel Paese, è evidente che in questo accordo deve essere compreso il fatto che la Tunisia deve riammettere i suoi cittadini non riconosciuti come profughi”.