Immigrati, Gentiloni: ‘250mila sbarchi nei prossimi mesi, stabilizzare Libia’

Le maggiori qualità di Matteo Renzi? "La velocità e la determinazione". E il suo difetto? "La fretta". Risponde così il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni alle domande di Giovanni Minoli su radio 24. E quanto alla data delle future elezioni si limita ad un lapidario: "nel 2018".  

Il ministro degli Esteri si augura che Costa Crociera "ripensi" alla decisione di cancellare la tappa di Tunisi dopo l’attentato al museo del Bardo. "Costa decide quello che crede, ma mi auguro che ci ripensi, noi possiamo dare una mano", ha detto il ministro a radio 24.

Secondo il capo della diplomazia italiana l’operazione Triton, abbinata agli esegui fondi che l’Unione Europea stanzia, non può essere la "soluzione adeguata" per affrontare l’emergenza sbarchi dalla Libia, un aumento dei quali sarebbe "ancora più difficile da gestire" per l’Italia.  Le previsioni parlano di 250mila sbarchi nei prossimi mesi. "Ne abbiamo avuti 170mila lo scorso anno", ha ricordato il ministro, "numeri non ne darei, ma l’aumento sarebbe assolutamente ancora più difficile da gestire. Non dobbiamo però seminare il panico: abbiamo gestito la situazione l’anno scorso, dobbiamo risolvere il problema alla radice. E il problema alla radice è la stabilizzazione della Libia".

La soluzione, per il ministro degli Esteri, "è stabilizzare la Libia e a livello internazionale colpire i gruppi che organizzano questo traffico, che lo ripeto non è una fuga di libici". Italia che, ha voluto evidenziare Gentiloni, "ha anche il merito di aver salvato 120mila vite umane. Chi salva questi disperati in mare sono quasi esclusivamente le navi della Marina militare italiana".

Gentiloni, nel corso della sua lunga intervista, è tornato anche sull’ipotesi di un intervento militare in Libia dove imperversano le milizie jihadiste dello Stato Islamico, già ventilato qualche tempo fa. "Stiamo lavorando per cercare di costruire quel quadro di legalità internazionale con le Nazioni Unite che consenta di intervenire", ha affermato il titolare della Farnesina, "che consenta, per ricostruire la Libia e sorvegliare un processo di pace, di avere anche una presenza militare. Presenza militare che non serve per fare una spedizione nel deserto, ma per ricostruire la Libia: ci vuole una base di Nazioni Unite".

Per questa posizione Gentiloni è stato definito ministro crociato dalla propaganda jihadista. Una definizione che "non mi piace assolutamente", perché di tutto c’è bisogno tranne che di crociate", ha spiegato, "Se uno dice che bisogna combattere il terrorismo non dice che bisogna fare una crociata: questo combattimento contro il terrorismo lo facciamo assolutamente con la maggioranza dei Paesi e dei popoli islamici. Ma esiste l’ipotesi di una Libia spezzettata? "Per noi sarebbe un rischio", ha concluso il ministro degli Esteri, "se si spezza la Libia in due, noi rischiamo di trovarci di fronte alla parte più radicalizzata e più estrema della Libia".

E’ una questione che "riguarda Turchia e Vaticano: la Turchia ha risposto al Papa con toni poco comprensibili". Il ministro degli esteri Paolo Gentiloni torna cosi’ sulle tensioni dopo le parole di Francesco sul genocidio degli armeni. Ieri Gentiloni aveva definito "ingiustificati" i toni della Turchia e oggi ha aggiunto: dire questo "per un ministro degli Esteri… in diplomazia non e’ fare niente", ha sottolineato rispondendo ad una domanda sulla posizione del Governo.

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