Ilva, operaio malato di tumore: ho bisogno di aiuto

‘Sono disperato. Ho moglie e due figli di 2 e 6 anni, combatto contro il cancro, ho vissuto e continuo a vivere un calvario, mi hanno decurtato lo stipendio, ho un mutuo da pagare e mi sono indebitato con una finanziaria. Non voglio incolpare nessuno, ma in questo momento chiedo all’azienda di permettere ai colleghi di aiutarmi’. Federico Delli Ponti ha 36 anni, lavora all’Ilva dal 1999, ha contratto un tumore al collo per due volte nel giro di poco piu’ di un anno e chiede aiuto per curarsi. L’Usb (Unione sindacale di base) ha chiesto al presidente del Siderurgico, Bruno Ferrante, di autorizzare una raccolta fondi a favore dell’operaio perche in passato, spiega il coordinatore del sindacato tarantino, Francesco Rizzo, l’azienda non ha acconsentito. Ma questa volta, dicono gli operai, la situazione di Federico e’ veramente difficile. Il sindacato chiede di avviare una colletta tramite busta paga rinunciando e monetizzando le ferie.

L’operaio, che ha lavorato per 11 anni nell’Acciaieria 2 (uno dei reparti sequestrati per inquinamento) come addetto alle siviere e ai convertitori, per tre anni è stato macchinista di treni ed ora è passato al Magazzino generale. Racconta la sua storia con grande dignita’. Oggi è stato visitato al Centro Oncologico Europeo di Milano, dove gli e’ stato riscontrato un tumore con linfonodi in due punti differenti. ‘Nel giugno del 2011 – spiega – fui operato alla carotide. L’intervento era andato bene e ho seguito la chemio e la radioterapia. Dopo un anno sono rientrato al lavoro, ma il cancro si e’ riproposto sull’altro lato del collo ed ora e’ ancora piu’ forte’. Ora i medici hanno consigliato a Federico di sottoporsi ad un ciclo di terapie perche’ l’intervento chirurgico sarebbe rischioso, ma il 36enne sta cercando anche altri pareri. Teme per la sua vita, per il futuro della sua famiglia. ‘Ho contattato, tramite amici, chirurghi a New York e Cuba per vedere se c’è un professore adatto per questo tipo di intervento. Tra due mesi potrei non esserci piu’. Non posso sapere che tipo di l’evoluzione avra’ la malattia’. ‘Per diversi mesi – ricorda il lavoratore – il mio stipendio è stato di 500 euro. Non potevo aspettare l’esenzione, che ho avuto solo a meta’ terapia, e ho pagato le prestazioni sanitarie al cento per cento, mi sono indebitato e non sono riuscito a onorare i finanziamenti. Non ho vergogna a dirlo perche’ mi dovevo curare e dovevo badare alla mia famiglia. L’ultima busta paga e’ stata di 800 euro e non sappiamo le prossime’. All’azienda l’operaio chiede che permettano ai colleghi di aiutarlo. ‘Cosi’ – dice – potro’ continuare a sperare’. ‘Non voglio dire nulla sul dibattito tra lavoro e salute – conclude – Anche mio suocero e’ morto di carcinoma ai polmoni. L’Ilva mi da’ da mangiare, ma ora in testa ho solo una gran confusione’.

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