Il Terzo Polo e la bilancia

Il centrodestra ha vinto le elezioni in maniera indiscutibile, iniziando poi a perdere pezzi, com’è consuetudine in politica, almeno da noi. Succede, infatti, che non tutti accettino il ruolo che gli si è riservato. Ecco in parte dove cercare la spiegazione dell’uscita degli uomini del FLI, guidati da Fini, dalla maggioranza, oltre che dal partito. Era poco lo spazio riconosciuto per loro in un ambito sempre caratterizzato da una leadership molto imperniata sulla figura di Berlusconi. Si è reso necessario da quel momento ricorrere al voto di fiducia in maniera reiterata e poco legata ai contenuti delle misure da prendere, quanto piuttosto alla distribuzione previa di contentini ad personam, qualche nomina o la creazione di un ruolo nell’esecutivo. Sono apparsi allora i Responsabili, nelle loro diverse diciture e valenze. Essi non sono certamente persone che la gente ha votato perché diano sostegno a questo governo. Il loro ruolo è fondamentalmente spurio.

Il centrosinistra comprende di non avere i numeri per essere alternativo alle urne. Per questo motivo intraprende la ricerca di una possibile alleanza con il così detto terzo polo. Manca, almeno per quello che è detto in pubblico, l’indicazione di un programma da adottare, se non alternativo in tutto all’attuale, almeno condiviso da tutti quelli che lo dovrebbero attuare. La domanda è allora: il terzo polo ha peso specifico ed unità d’intenti tali da poter figurare sul piatto della bilancia? Siamo involontariamente tornati alla ricerca di un ennesimo ago della bilancia? In passato non ce ne siamo giovati molto.

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