Il PdL appoggia Monti? Me ne frego, e voto Alfano – di Gabriele Polizzi

Il malcontento del popolo di centrodestra e’ palpabile sui più diffusi social network così come nella vita reale, quella di ogni giorno, che trascorre nella piazze, nei bar, nelle strade delle nostre città: non piace agli elettori di riferimento l’inciucio del PdL col Pd a sostegno dell’esecutivo guidato da Mario Monti. Un governo, quello del professore bocconiano, che fino ad oggi non è riuscito a convincere: molte, troppe tasse, e pochi tagli, in particolare ai costi della politica. Un governo che a parole sembra avere una chiara strategia, ma che non ha dato ancora – nei fatti – prova del suo coraggio. Quanto ci toccherà aspettare? E chissà poi se davvero arriverà questa prova muscolare.

I blitz della Guardia di Finanza a Cortina, Roma o in altre località ci interessano fino ad un certo punto: siamo d’accordo sul fatto che l’evasione fiscale vada combattuta, perfino con il ‘sano timore’, ma non certo con la spettacolarizzazione dei controlli. Facciano il loro lavoro con discrezione. Il fatto poi di essere segnalati all’Agenzia delle Entrate se in banca si ritirano più di mille euro in contanti – soldi nostri! – ci fa arrabbiare di brutto.

Ma torniamo al malcontento della base pidiellina, che proprio non sopporta il fatto di vedere Silvio Berlusconi e il suo partito fare da spalla al professore bocconiano e di vedere Alfano insieme a Bersani. Già, non piace neanche a noi. E del resto, a guardare i più recenti sondaggi i conti tornano: il PdL è in caduta libera, sempre più spaccato al suo interno. Anche la Lega, pur portando avanti una fiera opposizione al governo delle banche, se la sta passando male, a causa dei suoi litigi interni, ai quali Umberto Bossi – con Roberto Maroni – cerca comunque di mettere una toppa, rassicurando il proprio elettorato.

Condividiamo il maldipancia degli elettori del Cavaliere di fronte a una politica che ha rinunciato al proprio ruolo di guida del Paese. Tuttavia, non possiamo chiudere gli occhi e dimenticare che l’Italia vive ancora un momento difficilissimo a livello economico e che non e’ consigliabile mostrarsi divisi dinanzi alle agenzie di rating che ci hanno preso di mira; dobbiamo poi ammettere che, come ha affermato nei giorni scorsi anche Vittorio Feltri, la politica negli ultimi vent’anni "non ha fatto un tubo", l’Italia non è riuscita a crescere e il panorama generale del Paese è lo stesso almeno dal ’94. Per questo si è dovuto pensare a una guida esterna, ad un governo tecnico, che come compito principale ha quello di riportarci tutti in carreggiata.

Facciamo buon viso a cattiva sorte, dunque, e aspettiamo di vedere gli effetti dell’apprezzamento che Monti sembra aver guadagnato in Europa, tanto da avere aggiunto un posto a tavola nei noti esclusivi rapporti bilaterali Merkel-Sarkozy trasformandoli in incontri trilaterali di tutto rispetto.

Ma la pazienza e’ una virtu’ rara, soprattutto se le promesse di riforme veloci riguardano pensionati e povericristi e si impantanano sulle liberalizzazioni dei grandi gruppi corporativi che farebbero la differenza. Il governo si ingarbuglia negli incontri rituali, rallenta palesemente il ritmo e lascia spazio alle proteste di categoria e agli scioperi annunciati mostrandosi poco decisionista e confuso. Il popolo dei berlusconiani è in rivolta perchè sarebbe andato volentieri a nuove elezioni. Uno che lo ha capito bene è Francesco Storace, che per il 4 febbraio ha organizzato a Roma una manifestazione nazionale proprio contro il governo di Mario Monti. Si attendono persone da ogni parte d’Italia. Staremo a vedere quali saranno i numeri. Nel frattempo, noi non ci sentiamo di mollare il PdL solo perchè ha deciso una strategia politica diversa da quella del voto anticipato: noi, al contrario, lo sosteniamo ancor di più, perchè ci fidiamo delle scelte del Cavaliere, che ha la sua tattica e le sue convinzioni, che certo si e’ stancato di stare sulla graticola, ma che proprio per questo ha scelto Angelino Alfano come suo delfino e più volte ha ripetuto che sostiene la premiership dell’ex Guardasigilli.

Ecco allora quale sarà la nostra scelta, al momento di votare: Angelino Alfano premier. Ci vada lui a Palazzo Chigi, a governare il Paese, forte del consenso popolare che non dovremo fargli mancare. Le qualità di leader non gli mancano e lo dimostra ogni giorno di più: un salto generazionale, che potrà dare una spinta in più alla politica dello Stivale e alla ripresa verso il cammino della crescita e delle riforme, perchè dubitiamo che Monti possa portare a termine tutto il lavoro che ha sul tavolo. In ogni caso, lo  giudicheremo alla fine del tempo che si è dato. 

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