Il naufragio della Concordia arriva fino a Miami – di Roberto Zanni

Non più di una decina di giorni fa ‘Forbes’ aveva scritto che Micky Arison nel 2011 aveva perso 1,3 miliardi di dollari. Nella classifica dei 400 americani più ricchi Mr. Arison è (o era) al 75º posto con una fortuna valutata in 4,5 miliardi di dollari e nel 2010 il suo ‘stipendio’, se così si può chiamare, era stato di 7 milioni di dollari; quello del 2011 si saprà tra qualche giorno. Micky Arison è il CEO della Carnival Corporation, la società crocieristica più grande al mondo che nel 2011, colpa della crisi economica, aveva visto le proprie azioni scendere del 28%, ma almeno si trattava di questioni meramente finanziarie. Ieri mattina il risveglio è stato ancora più drammatico: innanzitutto le notizie che da venerdì sera giungono dall’Italia, la tragedia della Costa Concordia, nave della Costa Crociere che dal 1997 fa parte dell’impero della Carnival, società fondata da Ted Arison, padre di Micky. Siamo a Miami, la capitale delle crociere e non solo perchè da qui ne partono e arrivano a centinaia tutte le settimane, ma soprattutto perchè qui la Carnival Corporation ha il proprio headquarters al Doral, in linea d’aria nemmeno troppo lontano da Miami Beach. Mr. Arison è molto conosciuto a Miami, e in tutti gli States, ma soprattutto perchè è il proprietario degli Heat, la squadra di basket, diventata famosisssima (e odiatissima) da quando accanto alla superstar Dwyane Wade si sono aggiunti Chris Bosh e soprattutto LeBron James, già i ‘Big Three’ che dovevano vincere tutto e che invece… 

Ma adesso le sconfitte dei Miami Heat sono l’ultimo pensiero di Micky Arison, il naufragio-tragedia dell’Isola del Giglio infatti rischia di trasformarsi in un autentico uragano per la Carnival Corporation, che come gruppo controlla il 49,2% di tutto il movimento crocieristico mondiale attraverso i suoi marchi AIDA, Carnival, Costa, Cunard Line, Holland American Line, Ibero, P&O, Princess e Seabourn. Della CarnivaL Corporation la famiglia Arison possiede il 47%, un impero cresciuto in fretta, creato da Ted Arison (scomparso nel 1999) negli Anni Settanta, un  businessman nato a Tel Aviv, ma che poi ha trovato la sua grande fortuna negli Stati Uniti e i frutti del suo lavoro sono ora nelle mani del figlio Micky.

Venerdì sera, poche ore dopo l’annuncio del naufragio della Costa Concordia, attraverso twitter, Mr. Arison aveva chiesto di pregare per i passeggeri e l’equipaggio della ‘sua’ nave. Ieri mattina, giorno festivo per buona parte degli USA, era il Martin Luther King Day, nonostante fosse chiusa Wall Street, il risveglio in borsa è stato ugualmente traumatico per la Carnival Corporation: a Londra si era assistito a un autentico collasso, una partenza da -30%, poi un miglioramento per assestarsi comunque attorno al -17%, con perdite valutate in 1,2 miliardi di euro. Ma le ripercussioni della tragedia italiana non si limiteranno al tempo breve, almeno questa è l’opinione degli esperti e il naufragio dell’Isola del Giglio potrebbe avere ripercussioni notevoli non solo alla Carnival, ma per tutto il ‘movimento crocieristico’, un bruttocolpo per Miami. Sì, perchè ‘Magic City’ è il primo porto al mondo per le crociere: nel 2010 da qui si sono imbarcate 2.166.000 persone e la Florida, da sola, rappresenta la metà del mercato statunitense, infatti al secondo posto c’è Ft. Lauderdale (1.758.000) e quindi Port Canaveral (1.289.000). Per quello che riguarda invece le navi da crociera, il 71% si trovano tra Stati Uniti, Canada e Portorico e di questa percentuale il 15% (la fetta più cosipicua) appartiene a Miami.

«L’industria delle crociere – ha spiegato Tim Ramskill, analista al Credit Suisse – deve affrontare già diversi problemi, dal costro fluttuevole del carburante alla debolezza dell’economia europea, e questa tragedia si rifletterà sul tutto il settore almeno nel breve periodo. Questo tipo di incidenti sono fortunatamente rari, ma l’ampia copertura mediatica influirà negativamente sulle prenotazioni». Parere concorde anche da parte di un altro esperto, Ian Rennardson, della società Jeffries: «Tutte le navi da crociera della Carnival – ha spiegato – raggiungono o addirittura superano le misure di sicurezza richieste attualmente, ma la gente potrebbe rinunciare, almeno per il momento, a salire su una nave. Comunque prendendo ad esempio quello che succede con gli aerei, dopo una tragedia il ritorno alla normalità delle prenotazioni generalmente è abbastanza rapido». Rennardson però sottolinea come le altre cinque navi dello stesso disegno della Costa Concordia, potrebbero essere ritirate momentaneamente dalla Carnival per essere revisionate in termini di sicurezza. «La Carnival – ha aggiunto – non si assicura per perdite di introiti o guadagni, ma lo fa solo per equipaggi,  passeggeri e le navi». E finora Micky Arison non ha menzionato gli aspetti economici del naufragio. «In questo momento – ha detto il CEO della Carnival Corporation – la priorità è la sicurezza dei nostri passeggeri e dei membri dell’equipaggio. Siamo profondamente addolorati per questo tragico evento e il nostro cuore è con tutti coloro che sono stati colpiti dal naufragio della Costa Concordia, specialmente con le famiglie delle vittime. Resteranno nei nostri pensieri e nelle nostre preghiere».

A bordo della Costa Concordia c’era anche una coppia di Miami, in viaggio di nozze, Joseph Saba e la moglie: fortunatamente sono riusciti a mettersi in salvo, hanno però, come gli altri naufraghi, perso tutto ciò che avevano, compresi i passaporti. Ieri erano a Roma, cercando, con l’aiuto dell’ambasciata americana, di poter rientrare al più presto negli Stati Uniti.

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