Il Napoli in finale di Coppa contro la Juventus – di Mimmo Carratelli

Il Napoli fila in finale di Coppa Italia (20 maggio a Roma contro la Juventus) quindici anni dopo la squadra di Boghossian e Cruz, dell’avvocato Pecchia, di Caccia, Aglietti, Crasson e del brasiliano Beto, il fallito “Baggio nero”, e 25 anni dopo la vittoria dei tempi belli ‘e ‘na vota con Maradona, Giordano e Carnevale, la prima Ma.Gi.Ca. E’ il Napoli di De Laurentiis e Mazzarri che, dopo avere giocato una entusiasmante Champions, tende le mani sul primo trofeo della sua breve storia. Come aveva detto, predetto e temuto Peppino  Sannino, il nuovo re di Ottaviano dopo essere sbarcato a 55 anni in serie A con pieno merito e consensi, l’elefante ha schiacciato il topolino. Ma è anche vero che il topolino senese era privo di affilati dentini (Destro, D’Agostino, Calaiò, con Bogdani e Gonzalez inizialmente in panchina) avendo da rosicchiare formaggio in campionato davanti alla tagliola della retrocessione. Non una formazione rinunciataria, anzi nel secondo tempo padrone del campo, però di secondo livello di fronte al Napoli dei titolarissimi.

Il Siena al meglio delle sue possibilità aveva pareggiato in campionato con gli azzurri (1- 1) e li aveva sorpresi (2-1) nell’andata di questa semifinale, sempre sul suo campo. Uscito dal guscio (ottimo il suo bottino interno) è caduto al San Paolo dove la determinazione e la migliore salute degli azzurri nel primo tempo hanno assicurato alla squadra l’abilità di una formazione attenta, paziente, disposta a far venir fuori il Siena per punirlo in contropiede. La differenza tecnica era notevole. Il Siena, incassati due gol, ha cercato il colpaccio di una rete tenendo il match sul filo del rasoio sino alla fine. Ma De Sanctis non doveva mai intervenire per sventare la minaccia. Non ha fatto una sola parata di rilievo. Il Napoli ha condotto la partita con grande sicurezza nel primo tempo, ha sofferto nella ripresa costretto nella sua metà campo da un Siena più ardimentoso, ma mai al tiro nello specchio della porta. Col dominio di campo del Siena, sfuggivano al Napoli invece due palle-gol per la terza segnatura.

Primo tempo tutto del Napoli con un Hamsik in grande spolvero e Cavani a tutto campo. Mancava Lavezzi, non in buone condizioni e implacabilmente messo giù dai senesi (sette falli subiti e un avversario ammonito, Pesoli). Vantaggio immediato su punizione del Pocho, colpo di tacco in area di Cavani e autogol di Vergassola (10’). Subito dopo una grande sventola al volo di Cavani (cross di Zuniga) chiamava al proscenio il gigantesco portiere serbo Brkic con un gran volo sotto la traversa. Il Napoli teneva un ritmo basso, forse preoccupato dalle condizioni fisiche di molti azzurri (Lavezzi, soprattutto). Andava al raddoppio con un’azione di tutti e tre i tenori. Un contropiede da manuale del calcio, come direbbe Altafini, tre azzurri contro due del Siena. Cavani veniva avanti dall’area azzurra e Lavezzi proseguiva il contropiede allungando ad Hamsik a sinistra. Sul cross al bacio di Marekiaro, Cavani fra due difensori molto larghi insaccava di testa (31’). Protagonista, poi, ancora Brkic su una gran tiro di Inler dalla distanza (33’). Ma doveva uscire Maggio (41’ problemi muscolari, dentro Dossena). Era un Siena più ardimentoso nella ripresa che giocava  costantemente nella metà campo del Napoli, forte di un centrocampo molto nutrito. Gli azzurri accusavano  la fatica. Si difendevano a denti stretti ricacciando il pallone lontano e non riuscendo più a ripartire. La palla tornava al Siena che continuava a pressare. Dzemaili sostituiva Gargano (63’) visibilmente stanco. Sannino,  viste le difficoltà atletiche del Napoli, toglieva un difensore (Belmonte) per un attaccante (66’ Bogdani). Il Napoli costretto a difendersi era però bravo, coi raddoppi di marcatura, a bloccare le insidie sulle fasce dove insistevano Mannini e Rossi. Dalle fasce non partivano mai cross pericolosi. Sannino sostituiva Mannini con Sestu (77’), poi Larrondo con Gonzalez (79’). Fiutava la possibilità di andare con un gol almeno ai supplementari. Ma il Napoli si liberava di ogni assalto. Entrava Pandev (82’ per Lavezzi) ed era utile per far salire la squadra e darle respiro tenendo palla. Dzemaili era bravo a non sbilanciarsi in avanti,  proteggendo la zona centrale e spazzando via il pallone con decsiione. Il Siena attaccava inutilmente pur con un  Napoli allo stremo delle forze. Quattro conclusioni dei toscani nella ripresa, ma tutte fuori bersaglio. E invece il Napoli sprecava due volte la palla del terzo gol per la tranquillità assoluta. Prima con Lavezzi su assist di Hamsik (78’), poi con Hamsik su imbeccata di Pandev (85’). Conclusioni a lato da posizioni favorevolissime. Il Siena non riusciva ad andare in gol e il 2-0, il punteggio minimo, assicurava al Napoli l’accesso alla finale dove mancherà Gargano (ammonito, era diffidato).

NAPOLI (3-4-2-1): De Sanctis; Campagnaro, Cannavaro, Aronica; Maggio (41’ Dossena), Inler, Gargano (63’ Dzemaili), Zuniga; Lavezzi (82’ Pandev), Hamsik; Cavani.

SIENA (3-5-2): Brkic; Belmonte (66’ Bogdani), Pesoli, Contini; Mannini (77’ Sestu), Parravicini, Vergassola, Terzi, Rossi; Larrondo (79’ Gonzalez), Brienza.

ARBITRO: Valeri (Roma).

RETI: 10’ autogol Vergassola, 31’ Cavani.

COPPA ITALIA. Semifinali. Juventus-Milan 2-2 (2- 1) Napoli-Siena 2-0 (1- 2).

LA FINALE. Roma, 20 maggio 2012: Juventus-Napoli

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