Il ministro argentino Avelluto, ‘quando vengo in Italia sento di essere a casa’

Alejandro Pablo Avelluto, 50 anni, è un giornalista scelto nel dicembre 2015 dal Presidente Mauricio Macri come Ministro della Cultura della Nazione. E’ entrato a fare parte di Propuesta Republicana nel 2012 e dal 2014 al 2015 è stato Coordinatore Generale del Sistema dei Media Pubblici della Città Autonoma di Buenos Aires designato dall’allora Ministro della cultura porteño Hernán Lombardi.

Intervistato da Tullio Zempo per L’Italiano, quotidiano diffuso a Buenos Aires, Avelluto racconta del suo recente viaggio in Italia: “Sono stato a Castellana Grotte il 25 giugno per ritirare il Premio Internazionale “Pugliesi nel Mondo” e il giorno dopo ero a Mola di Bari ricevuto con tutti gli onori in Municipio dal Sindaco, dalla Giunta e dalla popolazione. Devo dirle che mi sono sentito a casa, in effetti non sono “andato”, ma sono “ritornato” a Mola di Bari, da dove partì nel 1908 il mio bisnonno, come tanti altri paesani, e a Buenos Aires si sposò con una donna del suo stesso paese. Di Mola di Bari sapevo tre cose: che esisteva, che c’era un porto e che gli Avelluto venivano da lì. Ritornarci è stata una grande emozione”.

A proposito di legami fra Argentina ed Italia, il ministro spiega: “Con il cambio di governo c’è stato un rilancio significativo delle relazioni diplomatiche e statali fra i due Paesi, soprattutto per quanto riguarda le relazioni  commerciali. I momenti più importanti sono stati la visita del Premier Italiano Matteo Renzi e quella del Ministro di Cultura italiano Dario Franceschini. Con lui abbiamo firmato vari accordi per sviluppare la conoscenza e l’esperienza che ha l’Italia in materia di Musei, di monumenti e anche per trovare il modo di intercambiare stages di artisti  argentini in Italia e italiani in Argentina. Più una serie di progetti, che stiamo elaborando, per stringere ancora di più i vincoli culturali e promuovere la presenza della cultura italiana in argentina”.

Tra le altre cose, all’interno dell’intervista il ministro italo-argentino ammette: “A volte ho difficoltà a trovare dove finisce l’italianità e dove inizia l’argentinità e un esempio tipico è la gastronomia. E’ davvero molto tenue la frontiera fra quando la gastronomia italiana è diventata gastronomia argentina e quando la gastronomia argentina ha abbandonato la gastronomia italiana per seguire un percorso proprio. In ogni mio viaggio in Italia ho avuto la conferma che l’Argentina è il museo della cucina italiana dell’epoca dell’immigrazione e allo stesso tempo è come le isole Galapagos con uno sviluppo autonomo evolutivo della cucina italiana. E quando uno ritorna in Italia, percepisce, in particolare nella cucina domestica che si prepara in casa più che nei ristoranti, l’enorme valore culturale della cucina italiana e vede chiaramente la sua impronta nella nostra cucina”.

In Argentina “la presenza dell’immigrazione italiana è tanto forte che anche la seconda e terza generazione si rifà ai ricordi che avevano i nonni. Mi pare davvero una sfida importante rinnovare quelle che sono le identità d’Italia. In quel senso il cinema gioca un ruolo importantissimo in moltissimi emigranti che possono vedere come l‘Italia di principio del secolo XX già non era la stessa a metà del secolo, soprattutto dopo quella grande rivoluzione estetica che fu il neo realismo, che fece sì che gli emigranti, o figli o nipoti, potessero vedere l ‘Italia contemporanea di quel momento.  L‘Italia del dopoguerra, colpita dalle durezze del conflitto e allo stesso tempo l’Italia che si stava reinventando, l’Italia industriale che ci stupì tutti  con il design,  la moda, il cinema e la letteratura, accompagnarono le relazioni culturali fra i due nostri Paesi. Non solo la tradizione storica, non solo ciò che era stato abbandonato dagli emigranti lasciando la loro terra, ma anche ciò che era successo dopo, nella terra che avevano lasciato”.

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